Il prefetto Pecoraro sostenuto dalla Cancellieri non intende recedere L'incarico ad un gruppo di ministri come Ornaghi, Cancellieri e Clini, di approfondire i criteri di scelta della nuova discarica dei rifiuti di Roma che dovrebbe sostituire Malagrotta, potrebbe segnare oggi in consiglio dei ministri lo stop definitivo alla soluzione di Corcolle. Nell'ordine del giorno del consiglio dei ministri di oggi non c'è traccia del progetto, ma la questione verrà sollevata dallo stesso presidente del Consiglio che, dopo giorni di assenza da Roma per impegni internazionali, si è ritrovato sul tavolo della scrivania una serie di lettere di protesta - tra le quali una missiva di fuoco di Giulia Maria Crespi, presidente del Fai - e la minaccia di una serie di dimissioni. Sino a ieri l'altro il premier aveva lasciato la questione nelle mani del ministro dell'Interno Cancellieri che ha sponsorizzato senza alcun tentennamento la decisione dell'ex collega e attuale prefetto Pecoraro e politicamente sostenuta dal presidente della Regione Polverini. Ieri a minacciare le dimissioni qualora venisse scelto il sito di Corcolle, vicino alla Villa di Adriano a Tivoli, è stato il ministro dei Beni culturali Ornaghi. Il prefetto e commissario all'emergenza rifiuti Pecoraro, forte dell'appoggio del ministro Cancellieri, continua però a difendere la scelta. Il rischio che però corre oggi il ministro dell'Interno è di ritrovarsi praticamente solo nella riunione del consiglio di ministri. Decisamente contro la scelta dell'area vicina al sito archeologico sono i colleghi Ornaghi (Cultura) e Clini (Ambiente), ma fortissimi dubbi li nutrono, anche se per motivi diversi, i ministri Riccardi (Cooperazione internazionale) e Balduzzi (Salute), mentre la Severino (Giustizia) sembra sostenere la linea della collega e responsabile del Viminale. Il rinvio servirebbe a Monti non solo per contenere il decisionismo del ministro dell'Interno, ma anche per arrivare ad una scelta più collegiale possibile. La minaccia di dimissioni del ministro Ornaghi non ha però lo stesso peso sulla cautela di Monti delle proteste delle principali organizzazioni culturali e universitarie nazionali e, soprattutto internazionali. Finire all'ordine del giorno della prossima riunione dell'Unesco che a San Pietroburgo potrebbe togliere al sito archeologico di Villa Adriana il sigillo di patrimonio dell'umanità, non è per il presidente del Consiglio elemento trascurabile. La più che probabile pausa di riflessione che il governo imporrà, rischia però di provocare le dimissioni del prefetto Pecoraro.