Capolavori a rischio Troppe poltrone: competenze suddivise tra Beni culturali, Ambiente e Turismo Insieme col rischio che il Ponentino soffi fetori pestilenziali su Villa Adriana, la rissa politica, ambientalista e culturale intorno al progetto della discarica a Corcolle offre l'occasione per una svolta radicale. Capace di dare un segno concreto, tangibile, spettacolare di un cambio di passo. In grado di incoraggiare il Paese a crederci sul serio, in se stesso e nella ripresa. Sulle alture ai piedi di Tivoli, negli sprazzi di struggente fascino di ciò che resta del magico Agro romano, è in corso una partita in cui sono chiamati a giocare tutti. Il ministero dell'Ambiente, che deve vigilare non solo sulla bellezza dei luoghi ma sulla rete di acque che dai tempi più antichi dissetano l'Urbe. Il ministero dei Beni culturali, che non può consentire a settecento metri di distanza uno sfregio olfattivo (e non solo) a un tesoro come Villa Adriana, alla quale l'Unesco già minaccia di togliere, se la discarica sarà fatta lì, il bollino di «Patrimonio Mondiale dell'Umanità». Il ministero del Turismo, che nonostante il sito archeologico sia (potenzialmente) una straordinaria fonte di attrazione, non è stato manco coinvolto nella lettera durissima contro la discarica firmata da Corrado Clini e Lorenzo Ornaghi. Sulla statura politica, culturale e professionale dei tre uomini che guidano i dicasteri coinvolti non vogliamo neanche entrare. Diamo per assodato che siano il meglio del meglio su piazza e fine. Ma ognuno per proprio conto, scusate il bisticcio, i tre non contano. O contano troppo poco. Soprattutto in un Paese in cui il paesaggio, le ricchezze artistiche, la cultura musicale e gastronomica, la capacità di titillare la fantasia, il sogno, i desideri di milioni di stranieri sono indissolubilmente legati. Per decenni il ministero dei Beni culturali (nato solo nel 1974 solo per dare uno spazio a Giovanni Spadolini), quello dell'Ambiente (istituito nel 1986, quando la rapallizzazione delle coste e la devastazione del territorio denunciate da Antonio Cederna e Indro Montanelli erano ormai compiute) e infine quello del Turismo (soppresso dallo sventurato referendum del 1993 e solo recentemente resuscitato) sono stati usati come contentini. Poltroncine marginali da smistare a questa o quella corrente, questo o quel politico scalpitante o da tacitare. Il risultato è sotto gli occhi. Un paesaggio in parte stuprato e avvelenato. Un patrimonio archeologico e artistico in condizioni spesso penose che «rende» tutto insieme un terzo di meno del solo Louvre. Un turismo che, dopo averci visto dominare le classifiche mondiali ci vede oggi scivolati malinconicamente al quinto posto nella hit parade generale e addirittura al 27 per competitività turistica. Di qui l'urgenza: al di là dell'abnegazione e della bravura dei singoli, ci serve un ministero che abbia un peso. Uno solo. Molto più forte. Che abbia uno sguardo d'insieme e insieme possa compattare le necessità del tesoro artistico e monumentale, del paesaggio, del turismo. Un ministero pesante. Che possa anteporre gli interessi primari del «Paese della bellezza» a tutti gli altri. Che possa battere i pugni sul tavolo. E indicare anche nella nostra vocazione storica la strada per uscire da questi anni di angustie.
UN MINISTRO DEL PATRIMONIO NEL PAESE DEL BELLO
Il progetto di discarica a Corcolle, vicino a Villa Adriana, è stato oggetto di una forte opposizione da parte di vari gruppi, tra cui il ministero dei Beni culturali, l'ambiente e il turismo. Il progetto è stato criticato per il rischio di danneggiare il patrimonio culturale e ambientale della zona. Il ministero dell'Ambiente, il ministero dei Beni culturali e il ministero del Turismo hanno espresso le loro preoccupazioni e hanno chiesto di non procedere con il progetto. Il governo è stato invitato a prendere una posizione più forte e a dare priorità agli interessi del Paese della bellezza.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo