Il commissario ha resistito fino all'ultimo, poi la svolta. Sono un servitore dello Stato non voglio creare problemi Con la chiusura della conferenza dei servizi si poteva avviare la gara. Pecoraro lascia. Fino alla pausa pranzo delle 14 il prefetto Giuseppe Pecoraro era tranquillo, per quanto lo possa essere chi si trova sotto il tiro incrociato di un gruppo di ministri. Scherzava sulla vittoria in Coppa Italia del suo Napoli, ripeteva «io ho ricevuto la fiducia dal presidente del Consiglio, Mario Monti, a lui devo fare riferimento e dunque vado avanti con Corcolle, altrimenti Roma avrà i rifiuti per strada». Ma nel pomeriggio la situazione è precipitata. Il ministro dei Beni culturali, Lorenzo Ornaghi, è andato a Villa Adriana. Quella visita sottolineava anche con un'immagine forte il suo dissenso sulla scelta del prefetto per l'area dove realizzare la discarica provvisoria. Pecoraro a quel punto ha capito, gli hanno fatto sapere che anche altri ministri (non solo Clini) sono contrari e che nella riunione di governo di oggi Monti potrebbe essere costretto a cancellare Corcolle. Tramite il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, Pecoraro ha fatto recapitare un messaggio al premier che suonava così: io sono un servitore dello Stato, se un mio passo indietro eviterà a Monti di trovarsi in difficoltà, mi faccio da parte. Pecoraro, nominato commissario per l'emergenza rifiuti di Roma a settembre dal Governo Berlusconi e riconfermato a dicembre dal governo Monti, ha detto di essere pronto a rinunciare. In questo modo, però, si crea un vuoto di potere decisionale che rischia di avvicinare Roma al baratro dell'emergenza rifiuti: a Corcolle si può dire no, ma serve una scelta alternativa. Non solo: il presidente della Regione, Renata Polverini, ha già detto in passato che lei non firmerà un'altra proroga alla discarica di Malagrotta. Chi firmerà quella necessaria il 30 giugno? Ieri pomeriggio Pecoraro, che pure negli ultimi mesi si era sentito costantemente con il ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri (prefetto come lui), ha visto crescere la sua amarezza. Lo hanno ferito le voci sui proprietari dell'area di Corcolle che in questi mesi si sono inseguite (il documento di un notaio ora dimostra che la società svizzera Brixia ha trasferito la proprietà del terreno alla Castello di Corcolle). Ha resistito alle proteste ma anche alla politica che l'ha lasciato solo: Renata Polverini lo ha sostenuto fino all'ultimo, ma il sindaco Gianni Alemanno aveva fatto sapere: «Sono contrario a Corcolle, il prefetto deve convincerci». Tanto che ieri il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, ha usato toni insolitamente aspri: «Anch'io sono contrario a Corcolle, ma mi fa schifo chi non ha saputo scegliere e oggi scarica il prefetto». E poi c'è la rivolta del mondo della cultura per la vicinanza a Villa Adriana. Pecoraro questa mattina era atteso all'Unesco per spiegare perché la discarica non andrà (non sarebbe andata?) a toccare l'area di rispetto dell'antica residenza romana. Pecoraro ripeteva anche ieri: «Monti conosce bene tutti i dati. E a rassicurarlo c'è stato anche il parere del Dagl, il dipartimento affari legislativi e giuridici del governo, che confermano la correttezza del mio operato. Ricordiamoci sempre che c'è una autostrada fra la discarica, che sarà interrata, e Villa Adriana. Bisogna conoscere bene le carte. Verificare sulle mappe e visitando i luoghi come è realmente la situazione. Più volte ho parlato con persone scandalizzate per la presunta discarica a Villa Adriana, poi quando spiegavo loro la reale distanza cambiavano idea». E ai ministri aveva inviato le slide in cui si vede una mappa, l'area della discarica a 2.400 metri dall'entrata di Villa Adriana, a 1.000 dall'area di rispetto. Legittimato dalla lettera con cui il presidente del Consiglio Monti aveva incaricato il sottosegretario Antonio Catricalà di confermagli la fiducia, ieri mattina Pecoraro confidava ai suoi collaboratori: «Quando, tra pochi giorni, avrò firmato il provvedimento di fine conferenza dei servizi, sarà pubblicato il bando di gara europea. Nel giro di 4-5 mesi la nuova discarica potrà essere realizzata. Salveremo Roma dai rifiuti per strada. Ma sia chiaro: io firmerò la proroga di Malagrotta solo se sarà pronto il progetto della discarica di Corcolle. E comunque non potrà andare oltre i131 dicembre, perché Malagrotta è già al limite. Non c'è tempo da perdere». Aveva già tutto chiaro nella sua mente: aveva fatto preparare dagli uffici il provvedimento di fineconferenza dei servizi per Corcolle, che di fatto dava il via al bando di gara. Non lo aveva firmato, ma stava per inviarlo a Monti per mettere successivamente la firma in mancanza di un contrordine del premier. Ma in serata la situazione precipita, il ministro Cancellieri gli fa capire che Monti sta rivedendo la decisione. Se devo essere un problema - ripete Pecoraro - sono pronto a farmi da parte. Eccola, tornare, la maledizione di Malagrotta.