Vertice della diocesi con le sovrintendenze e i vigili del fuoco. Bilancio da brividi: nove edifici sacri potrebbero crollare. Il delegato del vescovo: sarà un lavoro immenso Solo con l'aiuto di tutti riusciremo a risorgere «La chiesa era già gravissima, quasi da coma, con la scossa di ieri notte la situazione è diventata irrimediabile. Siamo al collasso». Giancarlo Manzoli, monsignore, delegato vescovile ai beni culturali, ne parla come fosse un malato sull'orlo della vita. Oltre c'è il crollo. Polvere, macerie, vuoto, un buco nero nella memoria della comunità. La chiesa di Quatrelle è spacciata, nemmeno i vigili del fuoco si attardano più a infilarci il naso. A precipitare le speranze è stato lo strattone di mezzanotte, magnitudo 4.3 (l'altro ieri). Non c'è pace. E il rosario dolente delle chiese pericolanti - «vittime del terremoto» dice monsignore - conta altre otto croci: Moglia, Quistello, San Giovanni dal Dosso, Bondeno di Gonzaga, Poggio Rusco, San Giacomo delle Segnate, Sermide, Schivenoglia. La Bassa ferita, aggrappata ai suoi campanili come fossero radici aeree, verticali. Questione di fede, certo, ma anche di geometria affettiva. Solida. Nove chiese in bilico su un totale di sessanta, forse settanta. Non c'è tempo da perdere, agli schiaffi del terremoto si risponde con la strategia, contando le forze e gli euro, comprimendo il disastro in un piano di priorità e interventi. Ieri il vertice a Palazzo Ducale con Caterina Bon Valsassina, direttore generale per i beni culturali e paesaggistici della Lombardia, i sovrintendenti ai beni architettonici e artistici per la provincia di Mantova (rispettivamente Andrea Alberti e Giovanna Paolozzi Strozzi), Andrea Ilari, comandante del nucleo carabinieri di tutela del patrimonio culturale di Monza, Danilo Piloni, comandante dei vigili del fuoco di Mantova, monsignor Manzoli accompagnato dagli architetti della diocesi Alessandro Campera e (don) Stefano Savoia. Più una larga squadra di funzionari. Tutti a rapporto dal primo mattino fino al tardo pomeriggio, quasi sera. Il tempo di mettere sotto i denti un panino e poi via per altri sopralluoghi, nuove macerie da contare e crocefissi da raddrizzare, almeno con lo sguardo. «E stata una riunione molto importante - risponde Manzoli da Pieve di Coriano - ci ha permesso di guardarci negli occhi e di capire come muoverci, partendo dalla priorità per organizzare quindi le fasi successive». Sulla bilancia ci sono i dieci milioni di euro stanziati da Roma per la messa in sicurezza di tutti gli edifici che minacciano di crollare, case e chiese incastonate tra le pieghe della Bassa, nello sciame dei paesi. Dieci milioni per le provincie di Mantova, Modena, Ferrara, Reggio Emilia. Pochi, ma questi sono. Le priorità, quindi: stilata la mappa delle nove chiese più a rischio, durante il vertice di Palazzo Ducale si è deciso di creare due squadre formate dai rappresentati delle sovrintendenze di Brescia e Mantova, dei vigili del fuoco e della diocesi. Il compito è quello di tastare il polso alle chiese scheggiate e di attivarsi per scongiurare danni alle persone se facciate, muri e campanili dovessero davvero franare. Si parte lunedì, entro pochi giorni i dati raccolti verranno elaborati e inviati al referente del ministero. La fase successiva prevede un'ispezione minuziosa all'interno di tutte e sessanta le chiese ammalorate, infine si tratterà di mettere al riparo «i beni mobili». Che fine faranno tele, statue, crocefissi? L'idea è quella di conservarle in un unico luogo, magari proprio a Palazzo Ducale. Nell'attesa della graduatoria finale (con relativi stanziamenti), però, la diocesi non se ne starà con le mani in mano: «Stiamo mettendo assieme diversi operatori del settore, sia ingegneri sia architetti, perché vadano in giro a verificare la situazione delle singole chiese». Serve un check up capillare che segnali malanni, criticità, rimedi, costi. «Ci aspetta un grande lavoro, con tanta passione e tanta sofferenza - si congeda Manzoli - Sentiamo di avere il bisogno di tutti, se ci aiutiamo tutti riusciremo a rinascere, a risorgere. C'è bisogno di collaborazione tecnica e di risorse economiche per rimettere in funzione i nostri luoghi sacri, sia dal punto di vista religioso sia perla cifra artistica». I campanili che scandiscono la nostra geografia quotidiana. I tesori saranno custoditi a Palazzo Ducale La priorità è puntellare le nove chiese più ammalorate, scongiurarne il crollo e, se proprio dovessero franare, proteggere gli abitanti. Quindi si tratterà di intervenire all'interno di tutte e sessanta le chiese scheggiate dal terremoto. Infine bisognerà preoccuparsi dei beni mobili, tele, statue, crocefissi, attualmente protette dalle pattuglie che vigilano contro i predoni dell'arte. Che farne? Monsignor Giancarlo Manzoli, delegato vescovile per i beni culturali della diocesi, anticipa l'idea di custodirle nello scrigno di Palazzo Ducale. Almeno finché le chiese non saranno recuperate (costo stimato, 30 milioni di euro). Intanto una buona notizia arriva da Sassuolo, dove sta per nascere una "clinica" per le opere d'arte danneggiate dal terremoto. Sarà l'ospedale più specializzato del mondo e, probabilmente anche il più bello, un luogo sicuro dove le opere potranno riposare ed essere curate. Sarà pure un ricovero di lusso, visto che verrà ospitato al primo piano del museo civico del Palazzo Ducale di Sassuolo. Ad occuparsi delle opere, coordinare l'allestimento della clinica, il lavoro dell'Opificio del ministero per i beni culturali e degli esperti chiamati a curare le ferite del Guercino, del Loschi e di tanti altri pittori e artisti del Sei-Settecento, sarà il sovrintendente di Modena e Reggio Emilia, Stefano Casciu (già ad interim anche a Mantova). «Al primo piano di Palazzo Ducale potremo raccogliere tutte le opere lesionate per sottoporle a restauro» conferma Casciu. Qui arriverà - «e speriamo presto» - il grande trittico cinquecentesco del Loschi che è rimasto appeso tra le macerie della chiesa parrocchiale di San Felice, esposto al sole cocente e alla pioggia battente. In questo specialissimo ospedale arriveranno anche la Madonna col Bambino e San Lorenzo del Guercino, che sarà recuperato dalle macerie del seminario di Finale Emilia, un quadro del Crespi, la Madonna dello Scarseilino, il ciclo del Vellani che si trovava nella chiesa di San Bartolomeo, ciò che resta delle decorazioni murarie e degli stucchi del '700 che ornavano la chiesa dell'Annunciata, e anche il crocifisso gotico di metà del Quattrocento strappato alle rovine dalla chiesa parrocchiale di San Felice, la cui foto è diventata il simbolo di questa tragedia. Per salvaguardare tutta questa ricchezza artistica saranno impiegati i carabinieri del Nucleo di tutela dei beni artistici e architettonici.
Gazzetta di Mantova
25 Maggio 2012
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LOMBARDIA - Chiese in bilico. Quatrelle trema.
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Bene culturale
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