Il ministro dei beni Culturali in visita a San Felice e Finale: «Dovremo fare delle scelte anche dolorose . È però indispensabile salvaguardare in fretta i simboli storici delle città. Faremo il possibile». La campana di San Zenone resta sotto le macerie . Tra i simboli di Finale c'è la campana di San Zenone, da domenica sommersa dalle macerie della torre dei Modenesi. Appena inizierà lo sgombero si cercherà di recuperarla, sperando abbia superato anche questo cataclisma. Completamente realizzata in bronzo, risale alla seconda metà del '700. Sopra riporta le immagini della Madonna delle Grazie e del santo protettore della città. È stata collocata nella torre subito dopo la sua realizzazione e attraverso la campana Finale ha assunto il titolo di città. La Torre, invece, già ospitava l'orologio distrutto, opera del 1500, lì incastonato ai tempi della vecchia Finale, quando ancora il Panaro scorreva al centro e la torre era punto di passaggio e di controllo del traffico fluviale. Molto più umano del premier Monti, o quantomeno più interessato - anche per questioni professionali - al cataclisma che si è abbattuto sulla Bassa. Dopo l'arrivo del presidente, è stata la volta del ministro Lorenzo Ornaghi. Il responsabile del dicastero dei Beni Culturali ha voluto "ammirare" in prima persona la catastrofe patrimoniale che la Bassa ha subito. Una ricognizione avvenuta ben consapevole delle difficoltà economiche che il suo compartimento è da anni costretto ad affrontare. ma con la voglia di poter mettersi a disposizione per la ricostruzione. Sarà un'operazione lunga e complicata, Ornaghi ne è consapevole e non fa promesse, se non quella di voler tutelare, quantomeno, i simboli delle due città, ossia i Castelli. Ornaghi arriva in elicottero al campo di San Felice. Con lui - sono le 11.15 - scendono il capo della protezione civile, Gabrielli, ormai un habitué di questi luoghi e il presidente della Regione, Errani che in prima persona sta facendo da mediatore tra il Governo e i territorio. Ad accogliere il ministro ci sono, come sempre, i vertici delle forze dell'ordine e il sindaco di San Felice, Alberto Silvestri. Spetterà a lui fare da Cicerone alla visita lampo (una ventina di minuti) in terra sanfeliciana. Silvestri guida il corteo, da lontano spiega i gravissimi danni che ha dovuto subire la chiesa parrocchiale, già provata da un violento incendio di qualche anno fa. Poi circumnavigano il centro storico e costeggiano la Rocca Estense con due torrioni "amputati" e il maschio gravemente danneggiato. Omaghi guarda, ascolta, si fa una prima idea del dramma storico che sta vivendo il paese. Sulla piazza del Comune arrivano anche gli assessori provinciali Stefano Vaccari ed Elena Malaguti, lei sanfeliciana, duramente provata dalla vista della sua città distrutta. Silvestri fa il politico, fino a quando dice chiaramente ad Errani: «Ci dovete aiutare - spiega con la voce rotta dall'emozione - dobbiamo fare in fretta a ripartire, dobbiamo liberare i campi e mettere in sicurezza la nostra storia. Abbiamo bisogno». La visita di Ornaghi è ormai conclusa, ma il ministro offre la prima sintesi di giornata. «È un sisma che in modo malefico ha colpito una grandissima parte con danni enormi al patrimonio artistico di questa splendida terra. Il tema adesso è capire davvero cosa fare. Si viene qui, si manifesta la vicinanza alla popolazione. Poi si deve dire un grazie riconoscente da parte di tutti a partire dagli organi di stampa, la protezione civile, ai vigili e alla nostra Soprintendenza. È stato fatto davvero un lavoro eccezionale, con grande impegno e che sta producendo risultati. Dopo, per quel che riguarda i beni storico-artistici come le chiese e i castelli, dobbiamo in tempi brevi arrivare ad una classificazione di danni precisa per fare di cui c'è bisogno. Ecco perché nel decreto sarà previsto che personale che lavora nelle regioni limitrofe venga qui per provvedere a ciò che è necessario. Daremo avvio a un preciso e meticoloso lavoro di schedatura per capire quel che si può fare. Chiederci ora cosa faremo e quanto costerà è impossibile. Dobbiamo capire tutte le lesioni che hanno interessato questa zona. Poi partirà il processo, anche doloroso, di fissazione delle priorità. In primis c'è da salvare quello che è il simbolo identitario dei paesi. E' fondamentale, a breve si procederà a questo. Nelle enormi difficoltà che stiamo vivendo spero ci siano le risorse». Ornaghi saluta San Felice e si dirige a Finale dove lo aspettano il sindaco Ferioli e l'assessore alla cultura, Massimiliano Righini. In questa occasione la lunga visita del ministro diventa off limits. Ornaghi vuole vedere nel dettaglio la situazione della città distrutta. Stavolta è Righini ad illustrare la tragedia. Gli fa ammirare la torre dell'Orologio dove resta sommersa la campana di San Zenone, il Castello delle Rocche e il teatro Sociale danneggiato. Dal lontano gli mostra la chiesa di San Francesco distrutta e gli spiega la necessità di intervenire in fretta sulla chiesa del Rosario. Omaghi è sconvolto. «L'effetto che mi fa vedere queste cose - dirà - è la stessa di vedere una città dopo un bombardamento. Molti edifici sembrano proprio bombardati. Questa è la mia prima reazione da un punto di vista psicologico. Se poi devo tornare ad un elemento di razionalità allora dico che con una forza malefica il sisma ha colpito i luoghi e i beni più belli che segnano la storia e caratterizzano questo territorio. Il dramma, però, lo si capisce solo vivendolo e guardandolo di persona». Ornaghi saluta emozionato, si dirige verso Ferrara. Stavolta Finale ha potuto fare finalmente vedere quell'anima che non ha più. Speriamo serva.
LOMBARDIA - Ornaghi: Scenario tremendo. Due paesi appena bombardati.
Il ministro dei Beni Culturali, Lorenzo Ornaghi, visita San Felice e Finale dopo il sisma che ha colpito la Bassa. Il ministro è stato accolto con un corteo e ha fatto una visita lampo alle città distrutte. Ha espresso la sua vicinanza alla popolazione e ha affermato che il suo dicastero sarà disposto a mettersi a disposizione per la ricostruzione. Ornaghi ha anche visitato la torre dell'Orologio di Finale, dove la campana di San Zenone è stata sommersa dalle macerie. Ha espresso la sua emozione e ha affermato che il sisma ha colpito i luoghi e i beni più belli della regione.
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