Per goderne il fascino inimitabile e le sfumature cangianti sotto la luce di questo ciclo invernale, bisgona partire da Fontanella Borghese. E lasciarsi attrarre, lungo la direttrice di via Condotti, come da un magnete, da una bizzarra gravità orizzontale che vi spinge verso la meta. Laggiù, lasciando che gli occhi superino la Barcaccia di Bernini padre e il trionfo concavo e convesso della scalinata del De Sanctis, su su fino all'apice per arrivare al meritato premio: la monumentale effige di un barboncino viola. Sarà alto almeno una decina di metri questo moderno totem, che troneggia su una pubblicità di jeans, montata sul ponteggio della chiusa di Trinità dei Monti. Un'opera che esalta le condizioni essenziali poste dal sovrintendente comunale Eugenio la Rocca all'alto dell'insediamento del comitato etico sulla pubblicità dei monumenti romani, non più tardi di tre mesi fa: non è "invasiva" e si integra «nella zona che la circonda». Senz'altro ne sono stati valutati "i colori e i toni-. L'unico problema, caro sovrintendente, è che la splendida e giovane figura maschile che accompagna il barboncino viola, è volgarmente nascosta dall'obelisco Sallustiano, che le sta proprio davanti. Ora, esimio sovrintendente, quell'Obelisco è una specie di riciclo: Clemenle XII lo voleva a San Giovanni e sta lì dal 1789 solo perché Pio VI non sapeva dove metterlo. Sicuro sicuro che non possiamo eliminarlo?