Oggi in giunta la delibera in cui si definisce il riassetto del "service" capitolino in scadenza il prossimo 28 febbraio. Un'operazione finanziaria curata dall'assessorato al Bilancio. L'Acea cede la quota maggioritaria. Obiettivo, spiegano gli addetti ai lavori, ottimizzare l'offerta al pubblico. Una spesa di circa due milioni di euro GRANDI manovre intorno a Zètema, l'azienda che negli ultimi cinque anni ha curato i servizi dei musei comunali. Il contratto scade il prossimo 28 febbraio e oggi la Giunta comunale discute una delibera che prevede l'uscita di due dei soci fondatori, Acea e Costa edutainment e l'acquisizione da parte del Campidoglio delle quote per un totale del 75. Il rimanente 25 resta controllato da Civita. Un'operazione necessaria per aspetti contingenti come la fine del contratto e l'obbligo, da parte di Acea, di cedere le attività che non rientrano nel suo core-business. L'obiettivo è migliorare il servizio dei musei comunali, quelli esistenticome il Napoleonico, Palazzo Braschi, Villa Torionia ma anche quelli che stanno nascendo -l'Arapacis, il Museo del Giocattolo a Villa Ada e il Museo Bigotti a Villa Borgheseche in futuro saranno gestiti da una sorta di operato re unico che renda il servizio stesso omogeneo, ottimizzandolo con criteri aziendali. Tant'è: da 2000 a oggi i Musei Capitolini sono stati protagonisti di una nuovi stagione con orari prolungati aperture domenicali, attenzione al marketing e alla comunicazione, alla sorveglianza e ai servizi di sicurezza, con un notevole aumento dei visitatori. Alle 14 l'operazione Zètema va in Giunta ma già ieri Causi e Borgna, assessori al Bilancio e alla Cultura hanno lavorato insieme a un gruppo di tecnici e a Vincenzo Gagliani Caputo, segretario generale del Campidoglio per la definizione della delibera. Secondo un primo progetto Zètema avrebbe dovuto essere acquisita dall'Azienda speciale Palazzo delle Esposizioni, opzione decaduta per eccezioni formali. L'acquisizione dovrebbe dunque avvenire direttamente e interamente da parte del Comune. Si tratta di una operazione finanziaria che si dovrebbe aggirare intorno ai due milioni di euro mentre il contratta quinquennale con il quale il Campidoglio ha affidato a Zètema la gestione dei propri servizi si attesta intorno ai venti milioni di euro. Il rebus che resta da definire è quello del controllo societario, considerato che il Comune possiede il 51 delle quote di Acea: chi vende e chi compra è per metà la stessa persona. È un tema intorno al quale il Campidoglio sta lavorando da mesi e ora una soluzione va trovata rapidamente: se si arriva a fine febbraio il contratto scade e diventa difficile trovare sistemi di proroga per Zètema e i suoi oltre seicento dipendenti (una parte dei quali gli ex Lsu, un'altra parte dipendenti di Ingegneria per la cultura che dovrebbe diventare azienda a se stante sempre controllata da Zètema) e la via d'uscita obbligatoria per il Comune diventerebbe dunque bandire una gara europea per la gestione dei servizi museali. Un rischio, sottolineano gli addetti ai lavori, che è meglio non correre proprio per la garanzia del servizio oltre che per la tutela dei posti di lavoro. A cose fatte, i dipendenti di Zètema rimarranno in carico alla loro società, non diventeranno insomma comunali a loro volta. Ma si tratta soltanto di una fase di transizione: il progetto, a medio termine è di trasformare il gestore unico del sistema culturale in una fondazione autonoma sul modello di Musica per Roma che ha in mano l'Auditorium. Ancora una scommessa, un progetto in fieri per i servizi culturali romani tutto da giocare sul filo di un'operazione finanziaria complessa.