Quel che a me sorprende ancora è come limprenditore medesimo abbia potuto alienare un tratto di spiaggia, prospiciente Palazzo DonnAnna - in un contesto super vincolato per motivi che non sto neppure a esplicitare - costruendo sullarenile un giardino tropicale di foggia brasiliana a servizio esclusivo della sua villa. Sono certo che limprenditore ebbe dal Comune del tempo, così comprensivo nei suoi confronti, e dagli uffici della soprintendenza tutte le autorizzazioni necessarie: esse, a giudicare dal contesto e da quel che si vede, a me paiono davvero assai discutibili. Mi chiedo ora come la giunta del sindaco de Magistris, che così debole e confusa appare nella questione Albergo Romeo dalla lettera di Gizzi, possa consentire che permanga un tale stato di cose. Il sindaco fu eletto un anno fa sullonda di un vasto consenso popolare e tra i suoi impegni ci fu una spinta propensione verde ed ecologista nel rispetto della legalità. Ora lattuale amministrazione dovrebbe far seguire alle promesse i fatti e mi pare - senza essere un giurista - che ci sono abusi non prescrivibili. Trovandoci a Posillipo segnalo allAmministrazione che via Posillipo, nel versante che guarda il mare, è segnata da un lungo parapetto costruito con "basoli" di piperno o comunque di pietra vesuviana. In alcuni tratti questo parapetto si va sgretolando: tantè che la stessa Amministrazione transennò circa un fa un tratto compreso tra il civico 47 villa Elena e villa DAmbro, perché i pesantissimi "basoli" serano staccati e continueranno a staccarsi con rischi per lincolumità di chi vi passa. La transenna è ormai divelta, non così il rischio ma nessuno è intervenuto tanto meno il Comune. Messa la transenna risolta la questione, avranno pensato a Palazzo San Giacomo. Anche un bambino capisce che i basoli si sono staccati e continueranno a staccarsi - non solo in questo tratto - perché le dense siepi dei medesimi giardini esercitano una forte pressione sui parapetti. Basterebbe imporre ai proprietari di potare le rigogliose siepi. E qui veniamo a un altro, non trascurabile aspetto che riguarda via Posillipo: giudicata con retorica (non ingiustificata) tra le più belle strade del mondo aperte sul panorama del golfo. Solo che moltissimi privati nel tempo hanno levato siepi, o comunque reti o telai protettivi, che impediscono per molti tratti che si possa godere dello spettacolo del golfo. Quando fu costruito il corso Maria Teresa, attuale corso Vittorio Emanuele, un decreto borbonico impose che non si potesse costruire nulla, di nessuna natura, al di sopra del filo della strada. Saggia legislazione quella del bistrattato Borbone che non poteva essere applicata a Posillipo, perché a quel tempo era uno sterrato che sarrampicava faticosamente con asini o carrozze fino a Palazzo DonnAnna. Oggi la sempre benedetta legge Galasso fornisce allamministrazione strumenti più aggiornati ed efficienti, a condizione che lAmministrazione abbia la volontà di avvalersene. In tal caso il rispetto della legge non costa un euro e il cittadino che passeggia per Posillipo potrebbe riconquistare un suo diritto che è solo quello di guardare il panorama, visto che quello di giungere al mare è precluso dalla privatizzazione di ogni accesso.