Qui non cè tutela: ci sono state indagini, importanti ritrovamenti ma non veri e propri scavi sistematici Dalle Tremiti a Nardò i fondali conservano millenni di storia "Ma i tagli hanno affondato tutte le verifiche" Musei sommersi, siti con relitti e reperti in loco e turisti subacquei che scendono a bassa profondità per "visitarli", più o meno come ha fatto James Cameron per visitare il Titanic ma con molte meno difficoltà. La Puglia è anche questo, un paese delle meraviglie sommerso, perché Brindisi e Taranto nellantichità sono stati i porti per eccellenza, tantissimi gli approdi e quello che i loro fondali conservano sono libri di storia, vita quotidiana, commercio, architettura, riti. Al largo di Taranto, a San Pietro in Bevagna, si trova un complesso di pesantissimi sarcofagi semilavorati, ancora da scalpellare, sepolti a loro volta dal mare prima di arrivare a destinazione ad appena 6-7 metri di profondità, che è possibile visitare immergendosi. La Puglia sono 800 chilometri di costa e non cè un metro che non sia stato frequentato dagli antichi, a partire dai Micenei, perché siamo stati (e siamo) al centro del Mediterraneo. Ma si "legge" anche di storia moderna: proprio in questi giorni si discute del prelevamento del relitto della Lombardo, una delle navi dei Mille, dalle Tremiti. Di musei sommersi (in attività in Sicilia, per esempio), di possibilità di turismo subacqueo e alternativo e quindi di lavoro, di fondali ricchi di testimonianze ma ampiamente depredati, di scavi mancati e ormai fermi parla un archeologo subacqueo di lungo corso, il rettore dellUniversità di Foggia, Giuliano Volpe. «La verità è che in Puglia non esistono né ricerca né tutela sistematiche. Ci sono state indagini, importanti ritrovamenti ma non veri e propri scavi sistematici». Sono lontani, insomma, i tempi di Nino Lamboglia, grande pioniere in Italia ma anche in Puglia. Importanti scavi alle isole Tremiti, a Brindisi con il ritrovamenti dei celebri bronzi, a Santa Caterina di Nardò «dove si corse ai ripari per il depredamento, si stanziarono risorse, si costruì un laboratorio ma lo scavo non avvenne di fatto mai» sono ormai storia lontana. E il responsabile per larcheologia subacquea della Soprintendenza per i Beni archeologici della Puglia, Arcangelo Alessio, conferma: «A causare questa situazione è una dolorosa assenza di finanziamenti sia per terra che per mare. Le indagini a mare, poi, hanno necessità di un impianto differente, perché dopo il recupero è necessario intervenire subito sul reperto restaurandolo, altrimenti si rischia di perdere definitivamente quello che si recupera». Quello che sta accadendo allisola di San Nicola, con le anfore del relitto delle "Tre sanghe" del I secolo a.C.: non essendo state desalinizzate, stanno scoppiando una ad una. Le uniche attività in corso - spiega Alessio - sono quelle di tutela dei siti. Si controlla che interventi di restauro dei porti, dragaggi per la ricerca degli idrocarburi o i progetti di impianti eolici non danneggino i fondali. E, poi, cè il monitoraggio, in collaborazione con i sommozzatori dei carabinieri. «Per il relitto di Santa Caterina di Nardò è stato possibile creare un guscio fatto di lastroni di cemento e catene e, evitando di segnalare i siti o autorizzare immersioni di gruppo in altri, si proteggono reperti». Intanto, conosciamo i nostri fondali attraverso censimenti effettuati anni fa con il progetto nazionale Archeomar e con la Forma maris antiqui, la carta del mare redatta dalla docente di Archeologia subacquea dellUniversità del Salento, Rita Auriemma, impegnata nellunica indagine in corso, a Torre Santa Susanna. Volpe lancia un appello: «Recuperare il rapporto col mare, conoscendo la sua storia stratificata nelle acque. E, poi, la formazione. Bloccando gli scavi, si è bloccata una tradizione importante di corsi». Larcheologia subacquea è nata in Italia. «Ma non si è mai strutturata: da direttore della rivista Larcheologo subacqueo posso dire che pubblichiamo in maniera faticosa, parliamo più facilmente del passato e di quello che accade allestero». In Albania, per esempio, dove la stessa università di Foggia collabora al progetto di scavi Liburna.
PUGLIA - In fondo al mare alla ricerca dei tesori sommersi
La Puglia è un paese con una ricca storia sommersa, con fondali che conservano millenni di storia. Tuttavia, non esistono scavi sistematici e la tutela dei siti è limitata. Le indagini e i ritrovamenti sono stati importanti, ma non sono stati seguiti da scavi. La Soprintendenza per i Beni archeologici della Puglia ha confermato che la mancanza di finanziamenti è la causa principale della situazione. Le attività di tutela dei siti sono limitate e si concentrano principalmente sulla protezione dei reperti e sulla monitoraggio dei fondali. L'archeologo subacqueo Giuliano Volpe lancia un appello per recuperare il rapporto con il mare e per la formazione.
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