A tre giorni dal terremoto che ha colpito l'Emilia, Venezia scopre le proprie ferite e si interroga non senza preoccupazione sulla propria fragilità. Dopo i danni registrati a Malamocco, ieri altri problemi si sono verificati alla chiesa di San Michele in Isola e al ponte delle Farine a San Marco, tra Calle Vallaresso e la Capitaneria. E a questo punto viene da chiedersi quali altri danni più o meno latenti abbia patito la città. A San Michele alcuni calcinacci erano già sparsi sul pavimento, altri sono caduti ieri proprio mentre il parroco stava celebrando la messa del mattino. E così mons. Ettore Fornezza, colpito in testa da alcuni di questi frammenti, ha posto l'ultimatum: «La Curia o il Comune si muovano». Il terremoto ha ferito la cappella della Croce, sulla cui cupola si è aperta una preoccupante fessura. «La cappella era già monitorata con uno strumento che studia le fessurazioni e il terremoto è stato il colpo finale - spiega don Ettore, rettore della chiesa di San Michele - appena sono entrato mi sono accorto dei calcinacci a terra, ma mentre dicevo messa ne sono caduti altri. Io ho continuato facendo finta di niente, ma non posso pensare di dir messa in queste condizioni. La cappella doveva essere restaurata ma è tutto fermo e non si capisce a chi competa la responsabilità: a questo punto o la Curia o il Comune intervengano». La cappella, intanto, è stata chiusa per pericolo che altri calcinacci possano crollare. «La cappella è rinomata nel mondo ed è molto antica - spiega - in essa venivano conservate le reliquie della Santa Croce. La scritta esterna che era caduta l'ho fatta riparare io, ma non disponiamo di soldi per provvedere a tutto». Ma questo non è l'unico problema. Nella chiesa di San Michele, ad esempio, dove vengono celebrati i funerali, i riflettori appesi al soffitto si stanno spegnendo e la chiesa è ormai al buio. «Qui nessuno viene a vedere in che condizioni siamo - annota ancora il parroco - seppur abbiamo informato il Comune e il nuovo patriarca. D'inverno siamo al freddo perché non abbiamo più il riscaldamento e celebriamo i funerali quasi al buio, se non fosse che io ho aggiunto delle luci vicino all'altare. Siamo 11 per fare un servizio e cerchiamo di farlo il più dignitosamente possibile, ma dobbiamo essere almeno messi nelle condizioni di sicurezza». Sempre ieri è stato chiuso il ponte delle Farine, vicino al pontile Actv di calle Vallaresso, dopo che erano state accertate due crepe. Le due lesioni orizzontali hanno fatto scattare l'intervento di Insula e il ponte tornerà transitabile, sopra e sotto, solo da domani, tempo permettendo. La chiusura del ponte ha permesso anche di riparare la pavimentazione che si era staccata e di avviare l'intervento anche sul parapetto lato laguna che da tempo è in pessime condizioni. Limitati a due giorni i disagi al transito pedonale e acqueo. Sono stati fatti degli appositi "fessuramenti" per tenere sotto controllo il ponte. Intanto il Comune invita tutti coloro che ritengono di aver accertato eventuali danni dovuti alle scosse di terremoto a segnalare quanto prima ogni caso alla segreteria dell'assessorato ai Lavori pubblici. «Sappiamo benissimo - spiega l'assessore Maggioni - che Venezia non rientra specificatamente in un'area sismica, ma nonostante questo da tempo è stato dato mandato alla Protezione Civile di organizzare per ogni evenienza delle squadre di volontari pronte ad intervenire. Si tratta di persone impegnate non solo nell'aiuto alla popolazione, ma anche ad intervenire per salvare all'occorrenza le opere d'arte». Maggioni comunque rilancia in questi primi giorni del dopo-terremoto in Emilia. «Come Comune - ribadisce - lanciamo la proposta di un coinvolgimento del Governo e della Protezione civile nazionale per ipotizzare un vero e proprio "progetto anti-sisma" su Venezia. Del resto, come Ca' Farsetti siamo impegnati in un altro settore importante come quello della rete anti-incendio in centro storico che va potenziata e allargata». Infine l'ultima riflessione. «Crediamo che non solo a Mestre ci si debba interrogare e agire sulle questioni dell'edilizia anti-sismica, ma anche a Venezia, con metodi e procedure nuove e originali, si possa lavorare in questa direzione».