Più l'inchiesta va avanti, più la vicenda Girolamini appare grave. Spuntano ora alcune sale «segrete» della biblioteca: erano state chiuse a chiave e cedute arbitrariamente, secondo la Procura alla congregazione di San Filippo Neri, proprietaria del complesso monumentale. Da qualche giorno anche queste sale sono sotto sequestro, come il resto della biblioteca. Contengono migliaia di libri antichi, ma i carabinieri della tutela beni ambientali hanno anche trovato documenti che potrebbero essere molto importanti ai fini delle indagini. Delle sale, i pm titolari del fascicolo sul furto dei libri (Michele Fini ed Antonella Serio, della sezione coordinata dal procuratore aggiunto Giovanni Melillo) ignoravano l'esistenza fino a pochi giorni fa. Pare che don Sandro Marsano, il conservatore della struttura, abbia deciso, non si capisce bene il perché, di togliere questi spazi alla biblioteca e di assegnarli alla congregazione. Di fatto, le stanze erano chiuse a chiave e i carabinieri, che quasi tutti i giorni compiono sopralluoghi nel complesso monumentale, le hanno trovate grazie alle indicazioni di un custode. Come mai di queste sale nessuno aveva mai parlato agli investigatori? E perché la loro destinazione era cambiata? I pm intendono verificare La ricerca Intanto, magistrati e carabinieri continuano a cercare le centinaia di libri trafugati se sottrarre quegli spazi alla biblioteca, con tutti i volumi che vi sono custoditi, fosse un modo per «staccare» i volumi dal resto del patrimonio librario, in attesa di portarli altrove. Ma anche se questa ipotesi «estrema» non fosse quella giusta, il fatto resterebbe preoccupante: proprio nel momento in cui da un lato i pm, dall'altro un pool di esperti designati dal ministro Ornaghi stanno cercando di fare chiarezza su quali volumi contenga la biblioteca e quali siano invece stati trafugati, viene taciuta a chi indaga una circostanza così importante. La decisione di chiudere a chiave le sale sarebbe stata presa da don Sandro Marsano, il conservatore della biblioteca che è indagato per concorso in peculato; la stessa accusa viene contestata a Marino Massimo De Caro, criticatissimo direttore della biblioteca, e a quattro dipendenti della struttura. Pm e carabinieri, intanto, continuano a cercare i libri trafugati. Nei giorni scorsi, da un deposito in provincia di Verona, ne erano saltati fuori 240; sugli altri, la cui provenienza non è chiara, sono in corso accertamenti. L'inchiesta è resa particolarmente complessa dal fatto che i testi custoditi nella biblioteca, moltissimi dei quali sono testi di teologia e filologia, non sono mai stati inventariati. Sia De Caro sia don Marsano hanno sempre respinto con fermezza le accuse e auspicato che la magistratura faccia rapidamente chiarezza su quanto è accaduto nella biblioteca. Pochi giorni prima del sequestro, il conservatore aveva scritto una lettera aperta: «In questi giorni il monumento nazionale dei Girolamini di Napoli, e in particolare il direttore della annessa biblioteca, il prof Marino Massimo De Caro, sono bersaglio di violentissimi attacchi mediatici e aspre polemiche circa il loro operato. La nostra biblioteca è sempre consultabile e piano piano si va riaprendo anche alla visita delle sale storiche che finora non erano perfettamente adeguate alle norme di sicurezza vigenti». Un punto di vista assolutamente non condiviso da migliaia di intellettuali e docenti universitari, che hanno firmato la petizione lanciata dal professor Tomaso Montanari. Nonostante le numerose e autorevoli adesioni all'appello, De Caro resta direttore della biblioteca: secondo Montanari, il ministro Ornaghi potrebbe rimuoverlo, ma per farlo dovrebbe compiere un gesto «politico». De Caro, infatti, nominato dall'ex ministro Galan, ha ottimi agganci politici, soprattutto nel centro destra.