Le 124 casse che contengono l'eredità del maestro donate al Comune giuliano. Le scenografìe in comodato a Udine Non ci ha messo molto, Milano, a «liberarsi» di Giorgio Strehler. È vero: quando venne inaugurato il nuovo Piccolo Teatro il regista disse con ragione che Milano inaugurava «il Teatro della vergogna», mettendo sotto accusa la città. Ma la notizia che a giorni darà il Comune di Trieste, ovvero quella di essere entrato in possesso (tramite donazione delle signore Andrea Jonasson e Mara Bugni) di 124 casse con l'eredità di Strehler, che andranno a formare un archivio presso il Museo civico di Trieste, lascia il solito sapore amaro. Milano inventa i «grandi» ma non riesce a custodirne le tracce: è stato così per Montanelli, Pontiggia, Zanuso... Quanto alle scenografie strehleriane, sono depositate presso l'Ente regionale teatrale del Friuli con un contratto di comodato con il Piccolo Teatro scaduto a fine 2004. La lunga vicenda delle carte Strehler, alla quale qui possiamo solo accennare, inizia poco tempo dopo la morte del regista (25 dicembre 1997), quando il direttore dell'Ente teatrale regionale di Udine, Mario Del Bello, convince le signore Jonasson e Bugni a donare le carte del regista (una biblioteca di 2.000 volumi, copioni, riviste, corrispondenze, foto di scena, 1.500 bozzetti e figurini) conservate nelle case di Milano e Lugano e nello studio del Piccolo Teatro. La Regione Friuli da all'Ente teatrale un contributo in vista della creazione di un Centro museale Strehler. Anche per questo motivo si sigla un accordo con il Piccolo Teatro per conservare le scenografie in comodato. Ma l'atto di donazione non si perfeziona; tutto si arresta (salvo regesto dei documenti) e il materiale gira per vari depositi. Nel 2004, il Comune di Trieste (centrodestra) riesce a perfezionare l'atto di donazione con le due eredi, spiazzando la Regione Friuli (centrosinistra). Le voleva per l'Expo, che ha perso. Ora, afferma Adriano Dugulin, direttore dei Civici musei di Trieste, formeranno il Fondo Strehler che sarà istituito a Palazzo Gocevic. In tutto questo Milano è rimasta alla finestra.