Domani a Scissati il primo incontro su un tema di grande attualità La tutela del paesaggio sarà da domani al centro di un ciclo di incontri che si svolgeranno Sassari sotto l'egida del Fai il Fondo per l'Ambiente Italiano in collaborazione con il Banco di Sardegna e la «Nuova». «Il paesaggio mediterraneo e la Sardegna: vicende e responsabilità» è il titolo della serie di dibattiti che da domani si svolgeranno nella Sala Angioy della Provincia. Protagonisti, di volta in volta, esperti dell'argomento, ma anche intellettuali (registi, scrittori, documentaristi e sociologi) che con il paesaggio si confrontano o si sono confrontati per le ragioni più diverse. Il primo incontro, in programma domani alle 17,30, ha per argomento «Paesaggio mediterraneo: note introduttive». Ne parlerà Francesca Mazzino, della facoltà di Architettura dell'università di Genova. Quanto è radicata, se lo è, la cultura del paesaggio nel nostro Paese? «L'obiettivo di questo ciclo di incontri promosso dal Fai è proprio contribuire a diffondere a livello locale una coscienza e una cultura del paesaggio. Purtroppo questa presa di coscienza è ancora abbastanza limitata ad ambiti molti ristretti: solo alcune regioni, come l'Emilia Romagna o la Liguria, hanno effettivamente tentato, nelle normative e nella prassi operativa, di recepire le novità definite dalla Convenzione europea sul paesaggio del 2000. L'Italia nel suo complesso è ancora abbastanza indietro nella sua applicazione, ma c'è comunque la tendenza a muoversi in questa direzione». In campo nazionale la tutela del paesaggio può contare su normative efficaci? «In Italia la normativa di riferimento è il cosiddetto Codice Urbani, il provvedimento sui beni culturali e sul paesaggio approvato nel 2004 che di fatto sintetizza, raccoglie e in qualche modo rinnova tutte le disposizioni normative precedenti». C'è stato un cambio di rotta sul fronte della tutela del paesaggio con l'attuale governo? «Il codice Urbani presenta due aspetti. Da un lato uno estremamente positivo, perché per la prima volta un numero consistente di articoli del dettato legislativo riguarda il tema del paesaggio, con un'articolazione complessa anche in relazione alle fasi di analisi e alle procedure di pianificazione, o con l'istituzione di organismi preposti alla tutela e alla gestione del paesaggio. D'altra parte, però, c'è un aspetto negativo, e cioè il fatto che la definizione di paesaggio descritta nel Codice è ancora molto vecchia, sembra recepire in modo superficiale le linee della Convenzione europea, in particolare nell'individuare le modalità per una migliore programmazione delle azioni sul territorio». Che ruolo spetta alle regioni? «Sostanzialmente il Codice Urbani recepisce quanto è stato legiferato in precedenza, e sicuramente il ruolo delle regioni risulta prioritario. La Convenzione europea del paesaggio, che sarà fra breve ratificata, si spera, dal nostro governo, è uno strumento partito dal basso, proprio dalla consapevolezza di salvaguardare le identità locali come risorse: da un punto di vista non solo culturale, ma anche economico, e la convenzione lo dice esplicitamente. Le regioni dovrebbe capire che se si spreca il paesaggio secondo criteri di sviluppo non sostenibile, le ricadute non immediate, ma diciamo fra 15 o 20 anni, saranno negative. Al contrario, occorre assicurare l'uso delle risorse in modo che non vengano sprecate ed esaurite, ma che sia garantito alle generazioni future di poterne disporre. E dunque valutare le azioni di trasformazione del territorio in base a questo criterio. L'urbanizzazione sconsiderata delle coste, ad esempio, può portare un beneficio a breve, ma a lungo termine avrà un impatto negativo». Qual è lo stato della tutela del paesaggio in Italia? «La situazione è molto variegata. Ci sono luoghi in cui si opera bene, ma certo sono ridotti rispetto alla prassi generale. Ritengo che iniziative come gli incontri promossi dal Fai a Sassari siano importanti proprio per il coinvolgimento del pubblico, per stimolare la coscienza di tutti su questi temi. Aiutano a capire come la conservazione del paesaggio, intendo una conservazione attiva che non equivalga a museificare un territorio, ma ad operare delle trasformazioni razionali, in linea con la Convenzione europea, sia un passo avanti per tutti. Il nostro Paese può vantare una grande ricchezza e varietà di realtà locali, anche in ambiti ridotti, all'interno di una stessa regione. Occorre lavorare su questo principio di biodiversità, perché il paesaggio, che da noi è antropizzato da millenni, non è un bene a sé stante ma si lega alla cucina, al dialetto, alle tradizioni. È un luogo in cui si esprime l'identità locale. E al termine conservazione dobbiamo accostare il concetto di riqualificazione. La Convenzione europea in questo senso è molto chiara e, per così dire, ribalta la questione: dice che lo sforzo deve essere rivolto soprattutto a riqualificare paesaggi degradati».
Il paesaggio fra tutela e sviluppo. Il parere dell'urbanista Francesca Mazzino L'Italia in ritardo nell'applicazione delle norme europee
Domani a Scissati si svolgerà il primo incontro di un ciclo di dibattiti promosso dal Fai, il Fondo per l'Ambiente Italiano, in collaborazione con il Banco di Sardegna e la Nuova. Il tema è la tutela del paesaggio e la Sardegna: vicende e responsabilità. Il primo incontro, alle 17,30, sarà su "Paesaggio mediterraneo: note introduttive" e sarà moderato da Francesca Mazzino. Il ciclo di incontri mira a diffondere una coscienza e una cultura del paesaggio a livello locale. La tutela del paesaggio è ancora limitata ad ambiti ristretti e l'Italia è indietro nella sua applicazione delle normative.
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