caro direttore, desidero chiarire ai lettori, iniziando dal suo Primo Cittadino, nella maniera più semplice e sintetica possibile, gli aspetti della "vicenda Romeo", che è stata oggetto di articoli recenti su questo giornale: ciò cercando di semplificare al massimo i riferimenti alle normative sulla tutela, spesso complicate anche per gli addetti alla materia. Anni fa venne chiesto alla Soprintendenza se esistesse un "vincolo diretto" per larea di via Marina ove limprenditore Romeo desiderava trasformare il preesistente edificio (di un qualche interesse architettonico) in un albergo di lusso (avvalendosi, peraltro, di un architetto, Paul Tange, totalmente estraneo alla realtà napoletana, di cui non ha compreso il senso del contesto, solo perché figlio di Kenzo Tange, cui si deve il dissesto urbanistico del Centro Direzionale). La Soprintendenza rispose che non esisteva un vincolo monumentale diretto; tuttavia larea è soggetta a una tutela paesaggistica ope legis, cioè intrinseca, grazie a una norma risalente al 1985, concepita dal benemerito professore Giuseppe Galasso, insigne storico e allepoca sottosegretario del ministero per i Beni culturali. Secondo tale dispositivo legislativo, sono sottoposte di per sé al vincolo paesaggistico le aree comprese «in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia». In effetti, da tale norma sono esclusi i centri storici: ma il piano urbanistico di Napoli non fa rientrare via Marina nel centro storico, ma in un altro settore, e la fa quindi ricadere a pieno titolo allinterno della "legge Galasso", cioè nellambito della tutela paesaggistica. Dunque il progetto di ristrutturazione dellalbergo doveva essere inviato alla Soprintendenza per gli esami dovuti: ma ciò non è mai avvenuto, né da parte del Comune (che pure era ben consapevole di tale obbligo) né da parte dellimprenditore Romeo. Perciò non ha senso laffermazione di Romeo che il progetto possiede tutte le autorizzazioni. Solo un anno fa, nel marzo del 2011, il Comune di Napoli ha inviato finalmente il progetto alla Soprintendenza, ma secondo una procedura errata (volutamente?) chiedendo di verificarlo ai sensi del Testo Unico in materia edilizia del 2001, che però si riferisce a immobili compresi nella zona "A" del centro storico, quindi secondo un iter del tutto improcedibile. Quindi la Soprintendenza rispondeva che la questione doveva essere a lei sottoposta dal Comune ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio. Ma a questo punto nessuna pratica è arrivata da parte del Comune, il quale sapeva della sua incondonabilità sotto laspetto della tutela ambientale. Da quanto si evince dal confronto tra i grafici, le relazioni e la realtà, gli abusi di Romeo sono di ben quattro tipologie. Unaltezza considerevolmente superiore rispetto a quanto espresso nella Dichiarazione di Inizio Attività presentata, ben maggiore dei limiti consentiti paesaggisticamente; un notevole aumento di volume, nella trasformazione di una cubatura relativa a una scala di sicurezza in ambienti abusivi di cucine e di sala-ristorante al piano superiore; la realizzazione di volumi non previsti sul retro a piano terra; loccupazione mai autorizzata di suolo pubblico sul marciapiede. Di tutto ciò si sta occupando, lodevolmente, il procuratore Bisceglie, con grande probità e saggezza. Quanto detto ha a che vedere con il "Progetto Insula" (contrariamente a quanto sostenuto dallimprenditore Romeo) almeno per due motivi: non si può fingere che si parta da una condizione di legalità, e Romeo, se vuol fare un dono alla sua città, dovrebbe dare lesempio iniziando a demolire le parti abusive dellalbergo; non è possibile che il previsto parcheggio, dichiarato come a servizio dellintera operazione progettuale, sia in realtà a favore del suo stesso albergo. Spero di aver chiarito i vari aspetti della questione.
NAPOLI - La lettera. Romeo non uno ma quattro abusi
Un imprenditore napoletano, Romeo, ha chiesto di chiarire ai lettori la situazione della "vicenda Romeo" che è stata oggetto di articoli recenti. La Soprintendenza ha risposto che larea dove si trova lalbergo non è soggetta a un vincolo monumentale diretto, ma è tutelata dalla legge Galasso del 1985, che stabilisce la tutela paesaggistica per le aree comprese in una fascia di 300 metri dalla linea di battigia. Il progetto di ristrutturazione dellalbergo doveva essere inviato alla Soprintendenza, ma non è mai stato fatto. Il Comune di Napoli ha inviato il progetto solo un anno fa, ma secondo una procedura errata.
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