La direttrice Rea "Scoperchieremo lintera pavimentazione dai grandi cerchi in marmo" A sei metri di profondità riportata alla luce larea di culto inaugurata da Vespasiano Uno spazio con portici su tre lati e canali dacqua decorati con rose provenienti dalla Gallia I marmi colorati che orchestrano i disegni geometrici del pavimento rimangono protetti dal telo speciale, mentre gli archeologi seguono le operazioni di scavo. Il cantiere del Foro della Pace, il capolavoro inaugurato da Vespasiano nel 75 d.C. per celebrare la pace dellimpero dopo la conquista di Gerusalemme, ha ripreso vita dopo anni di stallo. Ad una profondità di sei metri sotto via dei Fori Imperiali, tra la Basilica di Massenzio e la chiesa dei Santi Cosma e Damiano, il braccio metallico della gru dà il senso dellambizione del progetto: riportare alla luce lintera aula di culto dedicata alla "Pax", cuore di quello che viene considerato il più "interessante" dei Fori Imperiali, ma anche il meno conosciuto, visto che con lultima campagna di scavo (1998-2006) è stato svelato solo un quinto della sua estensione, mentre il resto giace sepolto sotto la strada. Grazie ad un finanziamento di 300mila euro, la soprintendenza ai beni archeologici riprende i lavori: «Lo scopo è di scoperchiare tutta la pavimentazione originaria, una delle più pregevoli dellantichità, caratterizzata dal motivo dei grandi cerchi di marmi bianchi e rosa, incorniciati da anelli di porfido», racconta la direttrice del cantiere Rossella Rea. E le aspettative sulloperazione sono alte, visto che nelle recenti indagini sono stati rinvenuti incredibilmente frammenti della "Forma Urbis" (solo il più piccolo è stimato 20mila euro). Scoperta non casuale perché la pianta marmorea di Roma spiccava proprio sulla parete della sala accanto allaula di culto usata come ufficio del catasto (oggi la facciata della chiesa dei Santi Cosma e Damiano). «Il Foro della Pace è un luogo di grande suggestione - commenta la Rea - Quasi nessuno sa che gli oggetti più preziosi del bottino di Gerusalemme, compresi gli arredi sacri del Tempio di re Salomone, erano esposti in questo foro. E chissà che non giacciano ancora qui sepolti». A differenza degli altri fori dove si amministrava la giustizia, il Foro della Pace (originariamente "Tempio della Pace") era un luogo di studio e cultura. Era museo pubblico, con la collezione di sculture di Policleto e Prassitele provenienti dalla Domus Aurea. «Appariva come una piazza porticata su tre lati che circondava unarea a giardino, dove scorrevano sei canali dacqua decorati da rose galliche di cui sono stati rinvenuti i semi», dice la Rea. Unarchitettura oggi vagamente leggibile attraverso la superficie scavata e sezionata sotto le competenze della soprintendenza statale e della sovrintendenza capitolina con la direzione di Roberto Meneghini. A margine della notizia sugli scavi arriva la conferma che con i cantieri della metro C sarà aperto un nuovo percorso pedonale che da via dei Fori Imperiali salirà alla basilica di Massenzio costeggiandone labside, per uscire sul Clivio Venere Felice.