«I danni alle opere d'arte vanno molto al di là dei territori maggiormente colpiti e le opere danneggiate sono molto di più di quelle che si pensa». Vittorio Sgarbi non è solo un famoso critico d'arte. È anche un cittadino di Ferrara che conosce da vicino i luoghi colpiti dal sisma dello scorso 20 maggio. Così da vicino da aver saputo in anteprima che proprio a Ferrara, anche la casa di Ludovico Ariosto, è stata danneggiata dal terremoto. «Proprio questa mattina - dice Sgarbi - ho sentito mia sorella che mi ha confermato che la casa di Ariosto è lesionata, anche se si trova in una zona dove il terremoto non ha fatto danni alle abitazioni civili». Qual è la vera situazione nelle aree colpite, per quanto riguarda i beni monumentali e artistici? La cosa che mi sembra essere più rilevante è che, sotto il profilo dei beni storici, l'area colpita dal terremoto è molto più vasta di quella che è invece stata interessata sotto il profilo del danneggiamento agli edifici civili. Del resto le strutture storiche, le Torri, i castelli, le chiese hanno una fragilità maggiore rispetto alle abitazioni e hanno risentito del terremoto a distanze anche maggiori dall'epicentro. A quali zone si riferisce con precisione? «Intanto sono segnalati danni anche nella stessa città di Ferrara, che sotto il profilo artistico e monumentale è un vero e proprio gioiello. Ma anche verso Mantova, e quindi al di sopra del Po si segnalano danni a torri e castelli. Per esempio a Moglia, a Sermide. Insomma mi sembra che sia del tutto evidente che la mappatura dei danni prodotti da questo terremoto debba ancora essere completata del tutto». Ci sono dei beni particolarmente importanti in quell'area? «Quella è la zona che vede particolarmente attiva la presenza del Guerci-no, ma dalle informazioni che ho, non sembra che ci siano particolari problemi in questo senso. Le opere sembrano essere tutte al sicuro. Il problema è piuttosto legato al patrimonio culturale diffuso che, anche se non ha una grande rilevanza da un punto di vista artistico, è pur sempre un motivo d'orgoglio civico per le popolazioni che in esso si riconoscono. Si tratta di un patrimonio fatto di piccole chiese, di torri medievali e di castelli rinascimentali che anche se non sono sui manuali di storia dell'arte rappresentano pur sempre un patrimonio consistente. Purtroppo, dobbiamo rilevare che si tratta anche di un patrimonio piuttosto trascurato. In che senso? «Il terremoto ha colpito edifici stanchi, sui quali nel corso degli anni non sono stati effettuati sufficienti interventi di consolidamento. Non è stata verificata la consistenza delle malte e neppure si è pensato di impiantare delle catene per migliorare la tenuta statica. Insomma sono tutti edifici in un certo senso trascurati che con i loro secoli di storia sulle spalle, non hanno potuto reggere al terremoto». Cosa si dovrebbe fare ora? «Spero che si cominci a ricostruire in fretta e per bene, abbandonando però il modello che è stato seguito a L'Aquila. I centri storici devono essere recuperati non solo dal punto di vista della ricostruzione, ma anche da quello del loro ruolo sociale. Non dobbiamo permetterci di fare anche in questa zona l'errore di chiudere tutto un centro storico. Dobbiamo intervenire in maniera organica, magari isolando gli interventi da fare sui monumenti, ma conservando al massimo lefunzionalità di quei luoghi».
EMILIA - Patrimonio artistico a rischio, no al modello abruzzese
Vittorio Sgarbi, critico d'arte e cittadino di Ferrara, ha affermato che i danni alle opere d'arte vanno oltre i territori maggiormente colpiti dal sisma del 20 maggio. Ha confermato che la casa di Ludovico Ariosto, situata a Ferrara, è stata danneggiata dal terremoto. Sgarbi ha sottolineato che le strutture storiche, come le torri, i castelli e le chiese, hanno una fragilità maggiore rispetto alle abitazioni e hanno risentito del terremoto a distanze maggiori dall'epicentro. Ha segnalato danni anche a Mantova e a Moglia, e ha affermato che la mappatura dei danni prodotti dal terremoto debba ancora essere completata.
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