«Rifarli, e subito». Gli esperti non hanno dubbi: alle popolazioni colpite dal terremoto vanno riconsegnati, senza tentennamenti, i monumenti danneggiati o distrutti, va restituito insomma il proprio patrimonio culturale, i propri simboli. Una posizione netta, in forte contrapposizione a chi ritiene invece che ricostruendo ciò che è crollato non si fa che restituire alla gente una grande Disneyland piena di pezzi falsi, e allora, dicono (pochi), meglio immaginarsi un percorso migliore e innovativo, creando nuovi spazi fino a ieri inesistenti. «Non esiste», rispondono (quasi in coro) Eugenio Riccomini, Philippe Daverio, Mario Cucinella, Roberto Scannavini. «La questione non si pone: quando un monumento viene colpito per motivi umani o naturali, l'unico compito degli abitanti è di rimettere le cose a posto, restituire cioè a quel luogo il volto preesistente», spiega lo storico dell'arte Eugenio Riccomini. «Se crollasse la Torre di Pisa o la Torre Asinelli sarebbe giusto lasciarla lì a bocconi o magari costruire un'opera nuova, a firma di un archistar, certo, o invece rimetterla in pie-di?». Domanda retorica quella del professore. «Fra l'altro abbiamo le tecniche e i tecnici migliori del mondo: artigiani muratori stuccatori marmisti restauratori di dipinti e affreschi, e le sovrintendenze». «Rifarli, subito», incalza il critico d'arte Philippe Rivedo. «Non ci sono altre strade. Il ruderismo è intollerabile. Fortunatamente poi in Emilia il più è recuperabile. Si può poi in certi casi pensare a interventi strutturali più solidi, ma ora vanno recuperate le pietre, i mattoni e avviare il percorso di ripristino. Quando si può fare, si fa». «Ricostruire, anche perché il modello vigente è questo: non c'è discussione. Ci sono stati danni ingenti ma recuperabili. Non è pensabile cancellare i simboli della memoria di un paese», afferma l'architetto Roberto Scannavini. «Bisogna partire subito con la messa in sicurezza con il contributo delle facoltà di Architettura della regione e poi il progetto di ripristino e restauro. Le cose che non vanno assolutamente imitate sono le new town de L'Aquila». «Cosa che non è accaduta neppure in Polonia, quando i tedeschi rasero al suolo la bellissima Varsavia», racconta Riccomini, «ebbene i polacchi la ricostruirono così com'era prima, studiando carte, cartoline, foto, filmati. E in gran parte la stesa cosa è successa a Dresda». E anche a Bologna, dopo il secondo conflitto mondiale. «Io vidi venir giù il Palazzo della Mercanzia che poi venne ricostruito perfettamente. E così la tomba di Rolandino de' Passeggeri di piazza San Domenico, distrutta da una bomba e ricostruita in toto (grazie all'ingegner Barbacci, sovrintendente): qualcuno se n'è accorto, lo sa?». «Gli edifici viaggiano nella mente e nella memoria», dice l'architetto Mario Cucinella, «i nostri monumenti storici vanno assolutamente ricostruiti. Possiamo invece fare una riflessione più ampia su quell'edilizia povera, brutta e ora danneggiata e chiedersi se non è meglio abbatterla e ricostruire con nuovi metodi».