Da domenica sta girando in Emilia nei territori danneggiati dal terremoto. E ieri ha deciso di attivare una «task force» con 22 architetti e 19 storici dell'arte che hanno il compito di verificare le condizioni di chiese, castelli, palazzi storici. Un'analisi dettagliata, edificio per edificio, che la direttrice regionale dei Beni culturali Carla Di Francesco sta supervisionando personalmente. Una delle prossime tappe sarà Crevalcore, che nel Bolognese è stata la cittadina che ha subìto più danni ai monumenti. Di Francesco, è stata personalmente nei luoghi colpiti dalle scosse. Qual è la situazione per il patrimonio dei beni culturali? «Il patrimonio delle zone che sono state più interessate dal fenomeno è senza dubbio in ginocchio: vedere i monumenti e gli edifici mezzi distrutti e, negli ultimi due giorni, le città praticamente deserte, è stato molto difficile, ma che quello storico fosse un patrimonio debole lo sapevamo già». Si sapeva e si potevano evitare certi crolli o si sapeva ma non c'è la possibilità di prevenire in casi come questi? «Diciamo che il patrimonio culturale ha una sua debolezza intrinseca data dall'età e dalle antiche modalità di costruzione. Poi è vero che in parte si tratta di strutture abbandonate da tempo, che soffrono un'incuria accumulata per anni. In generale, comunque, gran parte del patrimonio è inadeguato agli eventi sismici: siamo dei bravissimi restauratori in Italia e nel mondo, però solo di recente abbiamo capito che, oltre al recupero conservativo, servono interventi di consolidamento sismico delle strutture. Le linee-guida del ministero su questa tematica sono arrivate solo nel 2oo8, è storia molto recente: dopo il terremoto in Umbria abbiamo imparato ad associare il restauro con la cultura della sicurezza». Non è mai troppo tardi. Ma ormai i piccoli centri emiliani, dove tutto ruota attorno a una chiesa, a un castello, a un palazzo storico, hanno totalmente cambiato la loro fisionomia dopo il terremoto. Cosa si fa da qui in avanti? «Adesso bisogna subito guardare con le squadre tecniche cosa si può salvare di corsa, è prioritaria un'operazione di pronto intervento. Solo dopo si inizierà a parlare di parziale ricostruzione degli edifici, dove sarà possibile. Bisogna però entrare nell'ordine di idee che tutto tutto non si potrà mantenere: in alcuni casi non si potrà proprio evitare la demolizione». Anche se certi edifici e certi monumenti si riusciranno a salvare o ricostruire, l'Emilia riuscirà a tornare com'era o ormai è stata cambiata per sempre? «Fortunatamente la situazione in Emilia non è stata drammatica come quella de L'Aquila: qui il tessuto sociale, tranne alcuni casi isolati, è rimasto, la popolazione non ha dovuto abbandonare completamente i centri. E questo a garantire la ricostruzione: gli abitanti, se lo vorranno, poco alla volta ricostruiranno pezzo a pezzo le strutture attorno a cui vivono e grazie alle quali si sono creati la proprio identità». E nel centro storico di Bologna le scosse possono aver lasciato danni ancora non visibili, soprattutto ai palazzi medievali? «Se ci sono conseguenze, gli edifici lo mostrano sempre. Bisogna monitorare con attenzione che non ci siano lesioni o cadute di calcinacci, intonaco, polvere. In quel caso vuol dire che degli effetti ci sono eccome».
EMILIA - "Alcuni monumenti andranno demoliti". Intervista alla soprintendente Di Francesco
La regione Emilia sta lavorando per recuperare i danni causati dal terremoto. Una task force di 22 architetti e 19 storici dell'arte sta verificando le condizioni di chiese, castelli e palazzi storici. La direttrice regionale dei Beni culturali Carla Di Francesco sta supervisionando personalmente l'operazione. La situazione del patrimonio culturale è difficile, con molti edifici danneggiati o mezzi distrutti. Il patrimonio culturale ha una sua debolezza intrinseca data dall'età e dalle antiche modalità di costruzione. I restauratori devono adottare interventi di consolidamento sismico delle strutture. Le linee-guida del ministero su questa tematica sono arrivate solo nel 2008.
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