Il piano urbanistico (1996) di Vezio De Lucia (esponente non a caso di Italia Nostra) recepiva le istanze ambientaliste per lassetto dellarea occidentale di Napoli, che egli così definisce: «lincantevole scenario tra lisoletta di Nisida e il litorale flegreo» (Repubblica 18-5-2012). Quindi, dopo la bonifica dei suoli inquinati, la realizzazione di un grande parco a verde pubblico (120 ettari) nellarea dellex Italsider; il ripristino della morfologia naturale della linea di costa; la conseguente riappropriazione del mare (disinquinato con la rimozione della colmata) da parte dei napoletani con il recupero dellunica spiaggia pubblica esistente a Coroglio, voluto anche dalle forze politiche progressiste. Ebbene che cosa dobbiamo constatare? Oltre i fin troppo noti ritardi delle operazioni di bonifica, ricordiamo che nel novembre 2011 è stata varata dal Dipartimento Ambientale del Comune unautorizzazione edilizia, ereditata dalle precedenti amministrazioni: la costruzione di un complesso di edifici tra cui una torre di oltre 60 metri, tra via Cocchia e via Diocleziano, in unarea già "liberata" da circa 250 pini, mentre ne andavano abbattuti altri 8 (la Forestale bloccò loperazione ed è in corso un contenzioso giudiziario). Anche tale iniziativa edilizia, su nostra denuncia su questo giornale, è ora al vaglio della Soprintendenza ai beni architettonici. Si registrano inoltre nuovi, inconsulti sussulti finora sopiti. Si scuote da un sano torpore Renato De Fusco (Repubblica 19-5-2012), storico dellarchitettura e teorico della demolizione del tessuto edilizio storico persino nei decumani di Neapolis greco-romana da sostituire con nuove costruzioni (!). Ora auspica: «Bagnoli può solo essere il prolungamento dellurbanizzazione di Posillipo». Traduzione: una colata di cemento al posto del grande parco urbano. Se siffatte proposte sono anacronistiche (ma riflettono le pulsioni rimosse degli architetti d"assalto"), si deve invece porre la dovuta attenzione sullultima novità in materia di insediamenti nellarea occidentale. La realizzazione di un "digestore anaerobico", un impianto per il trattamento della frazione umida dei rifiuti nel contesto del parco urbano di Bagnoli (questultimo ancora resta sulla carta). Esiste la realistica esigenza di creare tre mini impianti di smaltimento a Scampia, a Napoli Est e a Napoli Ovest, dal momento che lamministrazione è contraria al termovalorizzatore. E comunque viene assicurato che limpianto di compostaggio non produce miasmi (ma su ciò non tutti gli esperti sono daccordo). Inoltre lamministrazione sostiene che limpianto di lavorazione dei rifiuti produrrà energia realizzando un obiettivo occupazionale e di sviluppo. Tuttavia osserviamo che questo impianto impegnerebbe almeno due ettari sottraendoli al parco. Preciso al riguardo la posizione di Italia Nostra. Non si possono ignorare alcuni impedimenti sostanziali: lubicazione dellimpianto nellambito del parco pubblico di Coroglio e a breve distanza dal mare è in contrasto con la vocazione e la destinazione urbanistica dellarea prevista dal Piano, che è turistico-alberghiera, e altresì culturale-ambientale. Soprattutto sociale: la spiaggia pubblica per i napoletani meno abbienti. Inoltre è evidente che linevitabile traffico dei camion dei rifiuti rende incompatibile lappetibilità economica dellarea per gli auspicati investimenti di capitali privati. Infine abbiamo il dovere di sottolineare che senza un piano che localizzi siffatti impianti non è possibile a priori conoscere la conformità della loro localizzazione con le previsioni del Prg. A nostro avviso, se è necessaria la presenza nellarea occidentale dellimpianto, esso può essere invece realizzato in aree alternative esterne al parco, come la zona di Agnano, anche a debita distanza dallippodromo, dove esistono i concessionari di automobili. Al contrario, lipotesi di insediamento allinterno del parco urbano di Coroglio è incompatibile con la strategia di sviluppo complessiva dellex area industriale perseguita dal Prg, strategia che è - ribadiamo - finalizzata allo sviluppo turistico dellarea, il cui motore è identificabile nel grande parco urbano: unattrezzatura allaperto per il tempo libero, lo svago, lo sport, lapprendimento. Ma soprattutto è incompatibile con la normativa urbanistico-paesaggistica insistente sullarea, che è assoggettata a vincolo apposto nel 1999 dalla Soprintendenza ai beni architettonici e per il paesaggio di Napoli. Lesemplare relazione allegata a tale vincolo mi venne dettata (io ero lamanuense) in interminabili sedute notturne dallindimenticabile Antonio Iannello di Italia Nostra. Lautore è presidente di Italia Nostra sezione di Napoli