Alla biblioteca provinciale De Gemmis di Bari, a Santa Teresa dei Maschi, lesposizione didattica "Diem ex Die" fa luce sulle più recenti scoperte archeologiche nel sito pugliese. A realizzarla gli studenti del Flacco con Altair Sulle tracce di una civiltà perduta. Solo che stavolta per scoprire i segreti di Egnazia non sarà necessario visitare le rovine ma sarà sufficiente varcare la soglia della biblioteca provinciale De Gemmis, nel complesso monumentale di Santa Teresa dei Maschi, a Bari vecchia. È qui che, inaugurata appena ieri e in corso fino a sabato, si potrà visitare lesposizione didattica Diem ex Die, in mostra, così come preannuncia il sottotitolo, la vita quotidiana a Egnazia fra lavoro, religione e alimentazione. Dietro le quinte la supervisione scientifica dellarcheologa Raffaella Cassano dellAteneo barese, la sorpresa è che, artefici in presa diretta dellesposizione, sono stati alcuni ragazzi del liceo classico Orazio Flacco. Sono gli studenti che hanno preso parte al percorso di Alternanza scuola-lavoro Comunicare lantico, voluto dallo stesso Flacco, e dal suo preside Antonio dItollo, insieme con la società Altair (Alta tecnologia in archeologia per linnovazione e la ricerca), nata grazie a uno spin off dellUniversità di Bari e presieduta proprio da Cassano, a coordinare uno staff di giovani archeologi formati allAteneo. Ma cosa cè da scoprire, allora, di Egnazia? «Intanto prima si diceva che - spiega larcheologa - fosse stata distrutta dai Goti nel VI secolo, quando invece la città sopravvive ancora nel VII secolo. Morirà e sarà piuttosto spopolata nel XIII secolo quando la sede della diocesi viene spostata a Monopoli. Durante le numerose campagne di scavo abbiamo scoperto le terme, trovando anche una serie di elementi come i gettoni per lingresso: avevano la forma di un bottone, il corrispettivo di una moneta per poter avere accesso negli impianti termali di proporzioni piuttosto ampie peraltro. La vita quotidiana è narrata naturalmente non solo attraverso la cultura materiale ma con le fonti letterarie, tradotte dagli stessi ragazzi. Quanto allarea delle terme sappiamo poi che fino al V secolo sarà viva ed è simile agli altri impianti termali che conosciamo degli altri insediamenti romani. Subito dopo cesserà di esistere per diventare unarea di produzione per la calce e altri materiali per ledilizia». A Egnazia, del resto, lattività di scavo dura da ormai undici anni ed è continua, rivelando un crescendo di sorprese. Anche sotto il profilo dellalimentazione. «Abbiamo trovato molluschi e residui di pesce, comè prevedibile in un sito che saffaccia sul mare, ma pure molti cereali attraverso gli esami del terreno. Non solo. Intensa era pure lattività di macellazione così come la consuetudine di cibarsi con animali da cortile, fra galline e conigli. Le ossa degli animali poi venivano anche usate per la realizzazione di una serie di oggetti di ornamento». Un altro capitolo di tutto interesse è quello dei mestieri. «Abbiamo trovato residui di fabbricazione di metalli, moltissimi elementi per ledilizia, fornaci per cuocere i piatti e il pentolame. Trattandosi poi di un approdo molto vivo accanto allattività locale si accompagnavano le importazioni. Qui arrivavano oggetti dallAfrica e dallOriente che, ad Egnazia, venivano riprodotti. Va da sé, infine, un settore significativo resta quello della pesca, testimoniato anche dagli aghi per risarcire le reti che sono stati ritrovati». I culti religiosi, infine. «Prima pagani e dunque il passaggio al Cristianesimo, attestato molto bene direi. E qui la scoperta più importante è il ritrovamento una basilica del IV secolo, forse la più antica di Puglia. Il vescovo Rufenzio si firmava, in effetti Egnatinus, e agli inizi del VI secolo firma gli atti dei Sinodi a Roma. Ed è interessante che questa città venga colpita da una calamità naturale intorno alla metà del IV secolo e che la Egnazia degli imperatori cede il passo a quella dei vescovi: la religione cristiana ha un ruolo determinante nella rifondazione di Egnazia». E il ruolo dei ragazzi? «Prima hanno fatto gli archeologi, non giocando tuttavia a Indiana Jones, ma partecipando a uno stage full immersion sul campo, durante gli scavi, per poi passare allo studio e dunque a comunicare lantico».