Mancati i piani di riconversione industriale e fagocitati milioni di danaro pubblico per politiche di rigenerazione fallite, le grandi città della cosiddetta Rustbelt (la cintura della ruggine, una volta cintura dellacciaio), con popolazioni in vorticoso calo e una crisi locale già presente prima dellingresso di quella globale, stanno radicalmente mutando i loro percorsi di reinvenzione economica e sociale, dopo decenni di autoinganni legati a interventi miracolosi. A tutto ciò le comunità e le amministrazioni locali hanno improvvisamente smesso di credere, proponendo modelli di sviluppo autonomi e autoctoni, fondati sulla definitiva dimensione della decrescita e dellequilibrio "felice" con quello che la risacca industriale ha lasciato. Alessandro Coppola, il ricercatore del Politecnico di Milano autore del libro, racconta, così, di territori e popolazioni di unAmerica non conosciuta, fatta di storie di persone che inventano nuovi modi di vita, perché da quelle parti sono in molti «a credere che il trovarsi ai margini dei grandi flussi delleconomia globale non sia più il problema da risolvere, ma la grande occasione da non sprecare». Bagnoli è una piccola "rust" area del Sud. In mano a una dirigenza farlocca e a una classe politica senza intuizioni (entrambe completamente deresponsabilizzate e che incredibilmente non daranno mai conto dei loro errori) da risorsa si è ridotta a problema, ingoiando milioni di euro per una bonifica mai fatta veramente. Il tutto per raggiungere una nuova dimensione residenzal-produttivo-ambientale-turistico, pensata venti anni fa, a cui nessuno più crede e di cui nessuno più può garantire lattuazione, condito dalle chiacchiere sul valore dei suoli e sulle continue inaugurazioni delle poche cose fatte, come la Porta del Parco (la prossima inaugurazione, si legge sul sito del Comune, a giugno). Uno scenario di inerzie o di direzioni sbagliate, nel quale probabilmente lultima previsione, quella di un digestore anaerobico, sarebbe la più congrua, se non fosse per il sottodimensionamento del sistema della mobilità locale che tenderebbe a collassare. La rimozione della colmata, il grande parco di 120 ettari, il prolungamento della Linea 8 della metropolitana, un grande museo da piazzare nellunica acciaieria rimasta in piedi, tutte questioni necessarie e fondanti di una possibile riqualificazione e delle quali semplicemente non si parla più. Tutto narra, al contrario, di una transizione interrotta e dalla quale non si uscirà più se non si cambiano i paradigmi dello sviluppo, non solo i piani e le previsioni urbanistiche. Bagnoli è oramai lontana dalla troppo spesso citata Ruhr: sono le città americane della decostruzione e del riciclo a proporsi come nuovo, inevitabile, modello di riferimento. Nelle attuali condizioni lidea del digestore è venuta in automatico, è una prima breccia in un muro fatto in parte di ideologia, in parte di poca competenza, in parte di una comunità disillusa che interviene con forza solo quando viene paventata la puzza del rifiuto, ma mai scandalizzata a sufficienza rispetto al disastro lasciatole davanti da decenni. E così, più che il titolo del libro di Coppola, a Bagnoli ben si attaglia il sottotitolo: cronache dalla fine della civiltà urbana. In molte aree delle città americane (Detroit, ma anche più piccole come Youngstown, Buffalo, Baltimora) sono ritornati addirittura i cervi e la natura sta pian piano riappropriandosi delle aree abbandonate. Forse un destino di questo tipo, dove è il "terzo paesaggio" che si occupa della rigenerazione urbana, è lo scenario più probabile per Bagnoli. E, per ora, il migliore.