Allarme di esperti e sindacati: dissipata una risorsa unica Gli stanziamenti per la Galleria dArte moderna sono crollati fra il 2005 e il 2011 di otto volte, da 8 milioni a meno di uno: eppure le vendite dei biglietti sono in crescita La cultura romana vive un paradosso: da un lato i visitatori e gli introiti aumentano e dallaltro gli stanziamenti pubblici si assottigliano. E in tempi di "spending review", ma era così anche da prima con i "tagli orizzontali" del precedente governo, le risorse spariscono e non si valorizza più un patrimonio unico al mondo. Il pericolo, denunciano sia gli esperti che gli addetti ai lavori, mentre il sindacato lancia un vero e proprio allarme, è che risulti mortificato proprio il settore più prestigioso della storia e della cultura della capitale. Un esempio tipico è il Maxxi, dove il vertice commissariato e guidato dallex-presidente Pio Baldi ha denunciato il taglio dei fondi statali crollati a 2 milioni di euro. Baldi è stato esplicito: «Se ci avessero dato non dico i 7 milioni di fondo di dotazione che ci avevano garantito nel 2011, che tra laltro ci hanno permesso di condurre una gestione in utile, ma almeno una cifra non così esigua, avremmo potuto redigere un bilancio di previsione di tutto rispetto e chiudere lesercizio certamente in nero». Confrontando i dati con gli stanziamenti dei grandi musei stranieri di arte contemporanea, i numeri confermano la penuria di investimenti pubblici. Il Reina Sofia di Madrid, ad esempio, ha un budget annuale di 57 milioni di euro, di cui l80 pubblico; il Centre Pompidou di 10 milioni (il 90 pubblico); mentre il Maxxi di 9,6 milioni di cui fino allanno scorso il 41 pubblico (in parte statale e in parte della Regione Lazio). Ed è proprio questo il male che affligge i musei romani che da soli, stando ai dati appena confezionati dal Mibac, producono ogni anno 48,3 milioni di introiti lordi, quasi la metà del totale italiano (110 milioni). Un dato che, se si guarda al 2000 (quando gli introiti erano 22 milioni), è praticamente raddoppiato. Picasso lo diceva: «Datemi un museo e ve lo riempirò». Ma nonostante il boom della vendita dei biglietti, il finanziamento pubblico è finito sotto la scure del rigore. Leggendo il piano della performance 2012 del Mibac si scopre che se nel 2000 lo stanziamento generale in mano al ministero era pari a 2,1 miliardi, la stessa cifra è scesa nel 2012 a 1,6 miliardi. Per dare qualche esempio su Roma questo significa che uno dei musei statali più importanti come la Gnam (Galleria nazionale di arte moderna) dal 2005 al 2011 ha visto ridurre lo stanziamento pubblico dell800, da 8 milioni a poco più di 900mila euro (e del 400 solo tra il 2010 e il 2011). E non basta vendere biglietti perché il sistema dellassegnazione dei fondi non è premiante. A fine anno ogni museo è chiamato a versare il totale dei guadagni al Tesoro, che lo utilizza per le spese dello stato. Dopodiché il Mibac riassegna i fondi, in misura inferiore rispetto ai guadagni registrati dai musei stessi con la vendita dei biglietti. In definitiva, i soldi della cultura vengono utilizzati per finanziare altro o per finanziare le strutture museali che non si sostengono con le proprie forze, a scapito dei grandi musei romani. E la conseguenza è un ruolo sempre più determinante degli organizzatori privati, che prendono il 30 dai biglietti venduti e la quasi totalità dai servizi aggiuntivi (versano al Mibac royalties pari all8,1 sulla vendita di gadget, libri, visite guidare, ristorazione, ecc). Lo stesso sta accadendo sul fronte dei musei civici (quelli gestiti dal Comune di Roma attraverso Zetema, tra cui i Capitolini, i Fori Imperiali, lAra Pacis, ecc). Se nel 2010 il Campidoglio destinava il 4,48 della spesa comunale ai musei, nel bilancio 2012 in approvazione questa percentuale è scesa al 2,34. Anche la Regione Lazio nella manovra di bilancio 2012 ha tagliato le risorse per musei, archivi e biblioteche regionali che potranno contare solo su 500mila euro (erano 2 milioni nel 2009). «Stato, Comune e Regione attacca Lorenzo Mazzoli, segretario della Funzione Pubblica della Cgil devono aumentare linvestimento, e inserire il concorso dei privati in unottica di pubblico servizio e interesse. La gestione integrata della valorizzazione dei beni culturali di Roma deve essere usata come motore per creare occupazione e superare il dumping contrattuale che affligge il settore, determinato da anni di esternalizzazioni al ribasso sul costo del lavoro e oggi frammentato in miriadi di collaborazioni, progetti, false partite Iva e "volontariati" fittizi». Si tratta di una sfida di civiltà, oltre che di immagine e prestigio internazionale per Roma, perché, come scrisse André Malraux, «il museo è uno dei luoghi che danno lidea più elevata delluomo».
Roma non investe più in cultura la "spending review" colpisce i musei
Riassunto in 200 parole:
Gli stanziamenti per la Galleria d'Arte Moderna (Gnam) sono crollati fra il 2005 e il 2011 di otto volte, da 8 milioni a meno di uno. Nonostante ciò, le vendite dei biglietti sono in crescita. Il sindacato Cgil ha lanciato un allarme per il settore, che rischia di essere mortificato. Il Maxxi ha denunciato il taglio dei fondi statali crollati a 2 milioni di euro. Gli esperti e i sindacati hanno denunciato la penuria di investimenti pubblici. Il Reina Sofia di Madrid ha un budget annuale di 57 milioni di euro, mentre il Maxxi di 9,6 milioni di cui il 41 pubblico.
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