Il recente decreto del governo sulla protezione civile prevede lo stop della copertura dei danni dei terremoti da parte dello Stato. Se chi ha avuto la casa o un bene danneggiato da una calamità naturale è assicurato con una compagnia privata sarà risarcito, chi non è coperto dall'assicurazione deve arrangiarsi. Gli architetti parlano di scelta discriminante. Ecco perché MANTOVA. Sono circa tremila le persone che non possono rientrare nelle loro case, rese inagibili dal terremoto e dalla continue scosse di «assestamento» che rendono impossibile verificare l'accertamento definitivo dei danni. Protezione civile dta facendo i conti. Contestualmente alle verifiche strutturali è partita la richiesta per la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale. Sarà formalizzato domani al consiglio dei ministri cui parteciperà anche Mario Monti. Da molte Regioni stanno arrivando aiuti. Ma c'è un allarme: un decreto legge sulla protezione civile che comporterebbe in pratica la non copertura dei danni causati dal terremoto da parte dello Stato. In sostanza i cittadini devono assicurare la propria abitazione contro i rischi di calamità naturali. Il decreto presenta aspetti molto preoccupanti puntualmente registrati da esperti e urbanisti. SCELTA DISCRIMINANTE. «Larga parte degli italiani vive in zone a rischio sismico ma pochissimi sanno se la loro casa è davvero sicura o no: perché dovrebbero mettere mano al portafogli e sottoscrivere una costosa polizza assicurativa?». Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio nazionale degli architetti, non ha dubbi: prevedere, come fa il nuovo decreto sulla protezione civile, che non sarà più lo Stato a pagare i danni causati agli edifici privati da calamità naturali è una scelta in linea di principio «non illogica», ma nei fatti «pericolosa». E «discriminante». Perchè - in assenza di un quadro certo e analitico delle condizioni del patrimonio edilizio italiano - si rischia di creare un'ulteriore «odiosa disparità» economica tra cittadini. Senza risolvere il problema. I numeri sono impressionanti: entro i prossimi dieci anni l'85 dell'edificato urbano avrà più di 40 anni: oltre 6 milioni gli stabili esposti a gravi rischi sismici e un milione e 300mila quelli esposti a rischi idrogeologici. «I danni maggiori - spiega Freyrie - in Abruzzo come in Emilia Romagna li hanno patiti gli edifici 'modernì, quelli costruiti nel dopoguerra, con una vita media di 70 anni e quindi bisognosi di interventi più meno urgenti di manutenzione e restauro. Senza dimenticare che tutte le principali norme antisismiche sono di venti e dieci anni fa». Il presidente del Consiglio nazionale degli architetti cita un recente sondaggio, condotto su un campione significativo di italiani: il 36 si dice consapevole di vivere in una zona a rischio, ma il 50 crede che la sua casa sia sicura, quando la percentuale reale è drammaticamente inferiore. «Sono venti anni che chiediamo che, come accade per la nostra auto, anche la casa, che è 'pericolosà e fa tanti morti l'anno, abbia obbligatoriamente un libretto che certifichi se è sicura o no. Se ne torna a parlare a ogni disgrazia, ma non se ne fa mai niente». È un problema «troppo serio per procedere a colpi di decreto», lamenta Freyrie, ricordando come i danni provocati dai terremoti alle case dal 1949 a oggi siano stimabili tra i 160 e i 220 miliardi. «L'assicurazione, se la casa è costruita con criteri antisismici chiederà relativamente poco, sui 130 euro l'anno; se la casa è in zona a rischio ma non è costruita con criteri antisismici, pretenderà il massimo del premio. Quanti saranno in condizioni di pagarlo? Prima di decidere una rivoluzione simile, occorrerebbe procedere a un censimento degli edifici, stimare il costo delle polizze e capire come spalmare questi costi da punto di vista sociale». «La politica dell'emergenza - conclude Freyrie - quella sin qui sistematicamente adottata dai vari governi che si sono succeduti, non paga: bisogna puntare su prevenzione e manutenzione».
Mantova. Risarcimenti solo se assicurati. Gli architetti: Cittadini discriminati
Il governo ha emesso un decreto sulla protezione civile che prevede lo stop della copertura dei danni dei terremoti da parte dello Stato. Chi ha un'assicurazione privata sarà risarcito, mentre chi non è coperto sarà costretto a pagare da sé. Gli architetti hanno espresso preoccupazioni sulla scelta discriminante, poiché molti italiani vivono in zone a rischio sismico ma non sanno se la loro casa è sicura. Il presidente del Consiglio nazionale degli architetti, Leopoldo Freyrie, ha criticato la scelta, affermando che non è logica e pericolosa.
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