Intiglietta della Ge.Fi: ma per il Duomo serve anche l'aiuto delle banche «Noi ci siamo». L'ennesimo appello lanciato dalla Veneranda Fabbrica del Duomo, per salvare le guglie, non cade nel vuoto. Antonio Intiglietta, presidente di Ge.Fi. annuncia che «al nostro prossimo cda decideremo di adottare una guglia» (la spesa è di 100 mila euro, i pezzi da restaurare sono 135) e avanza una proposta: «Le banche devono favorire le imprese proponendo la possibilità di fare mutui a cinque o sei anni, praticamente a tasso zero». «Noi ci siamo». L'ennesimo appello lanciato dalla Veneranda Fabbrica del Duomo, per salvare le guglie minate dalle lesioni del tempo e dal taglio del contributo statale annuale, non cade nel vuoto. Antonio Intiglietta, presidente di Ge.Fi. annuncia che «al nostro prossimo cda decideremo di adottare una guglia» (la spesa è di 100 mila euro, i pezzi da restaurare sono 135) e avanza una proposta: «Le banche devono favorire le imprese proponendo la possibilità di fare mutui a cinque o sei anni, praticamente a tasso zero. Le banche non ci guadagnano, ma neppure perdono. Gli imprenditori, invece, sono incentivati a fare la loro parte». Il 19 giugno prossimo verrà lanciata la campagna di raccolta fondi straordinaria perché, come ha spiegato instancabile e appassionato l'ingegnere Benigno Mörlin Visconti, direttore dei lavori, «sei sono seriamente compromesse, se non agiamo subito rischiano il crollo. Per le altre abbiamo un margine di tempo più ampio, ma si tratta ugualmente di lavori urgenti». Il marmo di Candoglia invecchia e si riempie di crepe, mentre i soldi, accidenti, sono sempre meno: colpa, soprattutto, del taglio ai 5 milioni di finanziamento statale che fino al 2008 arrivavano senza problemi. Poi sparirono, l'ex premier Berlusconi promise che sarebbero stati reintegrati, non si vide nulla fino a un recentissimo emendamento salva Cattedrale che porterà 4 milioni di euro. Ma i milioni che mancano sono almeno una quindicina: di qui la nuova campagna rivolta a imprenditori e grandi famiglie milanesi. Intiglietta parte da un dato culturale: «Il Duomo rappresenta un punto fondamentale di identità dei milanesi e di chi vive nella nostra regione. E il segno di dove sta il cuore della laboriosità ambrosiana e nessuno può restare indifferente al grido di allarme perché sarebbe come restare staccati dalla nostra radice». Certo: poi però uno potrebbe far notare che, intanto, la crisi sta mettendo a dura prova i bilanci familiari, che il numero dei disoccupati aumenta, che molte aziende faticano a resistere. Ha senso spendere soldi per ristrutturare le guglie? Intiglietta non ha dubbi: «Di fronte alla crisi, ogni imprenditore è chiamato a un surplus di impegno per rispondere al bisogno di chi sta male». Secondo punto: «Questa campagna rientra in questa logica perché l'investimento totale sarà di oltre 13 milioni di euro, che significa mettere in moto l'economia, creare e dare lavoro». Infine, l'appello alle istituzioni: «La cattedrale è patrimonio di Milano e del Paese, rappresenta la nostra storia e la nostra bellezza. Spero che le istituzioni si rendano conto che il supporto permanente è doveroso: altrimenti, non avremmo capito chi siamo». La scheda L'appello ai milanesi La Veneranda Fabbrica del Duomo lancerà il 19 giugno prossimo una campagna di raccolta fondi straordinaria per finanziare il restauro delle guglie della cattedrale. Così l'ingegnere Benigno Mörlin Visconti, direttore dei lavori: «Sei sculture sono seriamente compromesse, se non agiamo subito rischiano il crollo» L'impegno di Ge.Fi. Antonio Intiglietta, presidente di Ge.Fi. annuncia che nel prossimo cda sarà adottata una guglia»: la spesa è di 100 mila euro, i pezzi da restaurare sono 135 Il bilancio del Duomo. La Veneranda Fabbrica vive di lasciti, donazioni e aiuti pubblici: non beneficia dell'8 per mille e non riceve, ormai da tre anni, nessun contributo statale stabile. «Servono almeno venti milioni di euro per completare i cantieri di restauro entro l'Expo».