La Procura batte anche la pista associativa: un gruppo di faccendieri dietro i furti in biblioteca Indagato per peculato De Caro fu coinvolto nella vendita di un testo di Borges Al momento l'accusa non è messa nero su bianco - non è formalizzata -, anche se è facile capire che è il punto maggiormente battuto dell'inchiesta: parliamo dell'ipotesi associativa nel corso dell'inchiesta sui libri trafugati nella biblioteca seicentesca dei Girolamini. Accertamenti in corso, blitz mirato, c'è un'idea che resta sullo sfondo: dietro le ripetute incursioni in via Duomo, una organizzazione strutturata, una cricca composta da figure, ruoli e mansioni differenti. Al momento, nelle carte trasmesse da Roma a Napoli, l'ipotesi associazione per delinquere non c'è ancora, ma è chiaro che il ragionamento dei pm punta a battere soprattutto su questo tasto: c'è un organismo che ha agito per anni e che si è avvalso di potenti intermediari del settore. C'è un gruppo di affaristi che ha utilizzato il complesso di via Duomo come luogo da saccheggiare, sulla falsariga di quanto avvenuto più meno di recente in Spagna e in altre biblioteche europee. Altro che caos e anomalia fisiologiche a Napoli, qui la storia culminata nel sequestro della biblioteca dei Girolamini è complessa: ci sono gli esperti che sanno cosa stanno maneggiando, imprenditori o speculatori che hanno soldi da impegnare nell'acquisto di testi privilegiati (anche sotto traccia, lontano cioé dalle aste più rinomate), poi ci sono loro - i mediatori - gente che ne sa poco di arte e di filologia, ma si limita a mettere insieme esigenze e opportunità, insomma a far combaciare i lembi tra chi chiede e chi è in grado di offrire. Al centro di tutto, almeno a voler rileggere i primi atti notificati di questa storia napoletana, c'è lui: Massimo Marino De Caro, l'ex direttore della biblioteca di via Duomo, un personaggio poliedrico, ottimi contatti politici di destra e sinistra, lambito di striscio qualche anno fa in un'altra storia di libri pregiati, a proposito della compravendita di un testo di Borges bloccata sul nascere dalla polizia spagnola. Difeso dal penalista Grazia Volo, De Caro è pronto a difendersi. Non ci sta a passare per il grande manovratore del sacco di 150mila libri napoletani. Anzi. E' pronto a sbandierare un vanto, quello di aver denunciato per primo la scomparsa di testi pregiati, tanto da essere volato a Londra per recuperare libri pronti ad essere battuti da Christie's. Versione tutta da verificare, ovviamente, che entra di diritto nella storia del saccheggio della biblioteca napoletana. Già, perché è su questo che la Procura di Napoli sta indagando: un gruppo di specialisti addetti al ramo, una biblioteca tutt'altro che inviolabile e lui, quel De Caro posto a dirigere i Girolamini dall'ex ministro Galan (di cui era consigliere), quel De Caro capace di intrecciare contatti con notabili di mezzo mondo, tanto da vantare anche rapporti con un oligarca russo. Si rileggono storie personali, almeno a voler ripercorrere la strategia investigativa. Nemmeno dieci anni fa, il nome di De Caro compare in una vicenda legata al salvataggio compiuto dalla polizia spagnola della prima edizione de «La luna de enfrente» di Borges, un testo la cui vendita all'asta era dato come fatto compiuto. Personaggio eclettico, che resta al centro dell'ultimo giallo napoletano, anche a partire dal ritrovamento di un bigliettino nella disponibilità di un imprenditore veronese. È il tagliando di fitto di un magazzino, dal quale sono spuntati mille libri ovviamente finiti sotto sequestro. Tra questi, ben 240 esemplari risultati trafugati dal patrimonio a disposizione del complesso seicentesco di via Duomo. Un mediatore veronese, nato nella stessa terra di De Caro (al momento è niente più che una coincidenza), poi una rete di contatti che spinge a tenere sullo sfondo l'ipotesi associativa, con decine di target al centro di rogatorie internazionali partite dalla Procura di Napoli.