Venezia - La prima impressione non è certo quella di un ufficio pubblico alla canna del gas. Il restaurato Palazzo Soranzo Cappello, in rio Marin, ospita da agosto gli uffici della Soprintendenza dei beni architettonici e per il paesaggio del Veneto Orientale. Il lucentissimo salone al piano nobile, sui cui lati corti si aprono enormi finestroni, è inutilmente illuminato da faretti che restano accesi anche in pieno giorno, e gli otto termosifoni elettrici che riscaldano il salone soffiano aria calda a getto continuo, sebbene la porta che dà sullo scalone di accesso resti spesso e volentieri aperta. Arredi nuovi e stucchi restaurati raccontano di uffici accoglienti e funzionanti, dove non si bada a spese. Eppure la realtà è diversa. A partire dal 14 gennaio è vietato effettuare telefonate degli interni senza passare per il centralino, eccezion fatta per i numeri di emergenza (112, 113, 115 e 118). Di telefonate verso i cellulari, manco parlarne. E ieri mattina, ciliegina sulla torta, i telefoni sono andati in tilt, per problemi tecnici che durano da alcuni giorni. Ma non è tutto. Sempre dal 14 gennaio le spese per le missioni e le ispezioni nel territorio da parte degli architetti e del personale tecnico non sono autorizzate, a meno che non si tratti di missioni relative alla gestione dei cantieri finanziati dal ministero. Il direttore amministrativo della Soprintendenza, Anna Amoresano, aveva anche chiesto al personale interessato di presentare entro il 14 gennaio le tabelle delle missioni effettuate nel 2004, per consentire «di individuare forme alternative di liquidazione». Ed è successo che a un architetto sia stato negato il rimborso per un'ispezione, pagata quindi di tasca propria. Tutto ciò perché, dopo l'approvazione del decreto legge del 12 luglio 2004 (quello che introduceva interventi urgenti per il contenimento della spesa pubblica), i finanziamenti per il funzionamento degli uffici e in modo particolare per le missioni, sono stati dimezzati. A sintetizzare lo stato d'animo degli uffici diretti dall'architetto Guglielmo Monti, è una laconica lettera dello stesso Monti a tutto il personale, in cui il Soprintendente fissa il calendario delle sue presenze a Venezia, «perché - scrive Monti - devo evitare perdite di tempo che non posso più permettermi...». Architetto Monti, ma la vostra situazione finanziaria è proprio così grave? «Gravissima. Siamo nei guai. Non so che intenzioni abbia il ministero, l'unica certezza è che non ci sono... certezze per la copertura delle spese d'ufficio. A dire il vero siamo sempre stati abituati a lavorare in ristrettezze, ma adesso non sappiamo neanche se possiamo contrarre altri debiti per pagare i telefoni, le pulizie e il riscaldamento». Debiti? «Sì. Abbiamo un'esposizione debitoria che ora non sappiamo se possiamo ulteriormente perseguire. Ci è stato dimezzato quel poco che avevamo a disposizione per far funzionare gli uffici». Però, a ben vedere, l'obbligo di non effettuare telefonate "private" dagli interni o di farsi rimborsare solo le spese di pasto e viaggio nelle missioni dovrebbe essere scontato per i dipendenti, a maggior ragione se pubblici. Forse in passato c'è stata qualche spesa eccessiva o qualcuno ha esagerato? «Non lo so, può anche essere e se così fosse non ci sarebbe nulla da dire sulle raccomandazioni del governo. Tuttavia qui andiamo ben oltre. Il ministero sa quanto costa gestire un ufficio. Già il budget era stato ridotto prima, ora siamo nell'insicurezza più totale». Ma quali servizi sono a rischio? «Le pulizie, i telefoni, le spese vive, i rimborsi per le missioni e i sopralluoghi». E se le missioni non si fanno? «Si blocca l'attività, chiaramente. In particolare l'ufficio vincoli non può procedere alla classificazione dei beni ambientali e architettonici». Proprio l'ufficio vincoli si riunirà questa mattina alle 9.30 per discutere della situazione. In ballo c'è anche l'enorme mole di lavoro per aggiornare le schede sul patrimonio pubblico che gli enti possono mettere in vendita. La nuova legge prevede che gli enti vi forniscano un elenco di beni alienabili con relative schede e, se non ricevono risposta entro 120 giorni, per la norma del silenzio assenso il bene può essere venduto. Questo vi preoccupa? «Certo, perché se non possiamo rimborsare le missioni dei tecnici tutto il lavoro resta fermo, con il rischio che passi il periodo del "silenzio-assenso"». E la sua lettera in cui dice che non può permettersi perdite di tempo? Anche quella è dettata dalla necessità di contenere le spese? «Non tanto, in questo caso c'entra la nuova distribuzione delle funzioni. Dovendo rendere conto a un direttore regionale, devo occuparmi personalmente di tutte le pratiche e non posso più delegare ad altri. È un altro aspetto delle difficoltà in cui noi soprintendenti ci troviamo ad operare».
Venezia: Soprintendenza, neppure i soldi per le scope
La Soprintendenza dei beni architettonici e per il paesaggio del Veneto Orientale ha trasferito i suoi uffici nel Palazzo Soranzo Cappello a Venezia. Tuttavia, la situazione finanziaria è critica. A partire dal 14 gennaio, è stato vietato effettuare telefonate interne senza passare per il centralino e i telefoni sono andati in tilt. Le spese per le missioni e le ispezioni non sono autorizzate, a meno che non si tratti di missioni relative alla gestione dei cantieri finanziati dal ministero. Il direttore amministrativo ha richiesto al personale di presentare le tabelle delle missioni effettuate nel 2004.
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