Il collettivo ha abbandonato la torre Galfa. Il mistero della chiave usata per entrare Macao volta pagina e occupa palazzo Citterio, in via Brera, al centro del progetto di riqualificazione della Grande Brera. Tutto ha inizio alle due del pomeriggio. Nell'aria, c'è l'addio al presidio di via Galvani e al grattacielo simbolo della «lotta» dei lavoratori dell'arte. Ventilano le ipotesi; i «depistaggi» si sprecano: rotonda della Besana, teatro Lirico, ognuno dice la sua. All'ombra del relitto sgomberato di Ligresti regna l'incertezza. Un portavoce, occhi a terra, voce calma, aria provata, annuncia: «Andiamo alla nostra nuova casa, seguiteci». In metrò verso Brera. Nessuno scasso e per evitare ulteriori guai giudiziari l'azione viene ripresa con le telecamere Il collettivo smobilita da via Galvani e occupa la settecentesca residenza Citterio La «sponda». Ad aiutare gli occupanti, forse, i dipendenti di Brera contrari al progetto di riqualificazione Macao volta pagina. Basta spazi privati e «verticali» come la torre Galfa, rotta su palazzo Citterio. Di proprietà del ministero dei Beni culturali, al centro del progetto di riqualificazione della Grande Brera. E «orizzontale». Tutto ha inizio alle due del pomeriggio. Nell'aria, c'è l'addio al presidio di via Galvani e al grattacielo simbolo della «lotta» dei lavoratori dell'arte di Macao. Ventilano le ipotesi; i «depistaggi» si sprecano: rotonda della Besana, teatro Lirico, ognuno dice la sua. All'ombra del relitto sgomberato di Salvatore Ligresti regna l'incertezza. Uno dei portavoce del movimento, occhi a terra, voce calma, aria provata, annuncia: «Andiamo verso la nostra nuova casa». Dove? «Seguiteci!». Rewind, un passo indietro. È venerdì notte. Zona Brera, due ragazzi, un uomo e una donna, nelle tenebre entrano nell'Accademia da via Borgonuovo. Attraversano il giardino botanico sotto la torre dell'Osservatorio, scavalcano un muretto, saltano giù nel giardino. Passate due arcate di portici e un chiostro con il selciato, puntano il portone. Sul lucchetto le chiavi, lasciate lì da un complice. A far da sponda agli occupanti, probabilmente, una frangia di dipendenti di Brera contrari al progetto di ampliamento del polo museale. Gli stessi che protesteranno, lunedì, contro il ministro Lorenzo Ornaghi, «proprietario» del palazzo, in visita al Bramantino. Niente effrazioni né scassi, dunque, solo «violazione di domicilio». Per testimoniarlo e alleggerire così le accuse di occupazione abusiva i due riprendono tutto con una telecamera. Un sopralluogo qui, a palazzo Citterio, l'avevano già fatto due mesi fa, come uno degli obiettivi papabili già per la versione uno punto zero di Macao, dicono la prediletta. Da ieri è diventata la seconda casa. Il blitz della notte ha permesso l'ingresso di 3-400 persone nel settecentesco palazzo Citterio pochi secondi prima delle 15 di ieri. Da via Galvani, i ragazzi si erano divisi in due tronconi. «Un gruppo salga sulla metrò di Gioia, l'altro vada in Centrale». I rimanenti, organizzatori e ciclofili, tutti dietro al camper. Ritrovo davanti al Piccolo, uscita Lanza della verde. Tra lo stupore dei passanti, il torpedone penetra in Brera da via Fiori Chiari. Poi, la sorpresa. Niente spazi periferici da riqualificare, nessun tentativo d'integrazione del tessuto urbano. La scelta premeditata è per il centro storico. Il civico è il 12, la via quella di Brera. Urla, grida, applausi, «benvenuti a Macao». Basta immobili privati in disuso, meglio uno spazio pubblico abbandonato a se stesso da 30 anni. «Vogliamo creare un luogo aperto, dove l'arte venga vissuta come bisogno primario dell'essere umano». Per «liberare e restituire alla cittadinanza un edificio dove la ristrutturazione non è mai iniziata», vigilando «sull'impiego dei fondi pubblici». Macao, infine, manda un pensiero a Brindisi: «Sdegno e dolore per un gesto bestiale e insensato». Dai piani superiori affrescati, pericolanti e presi d'assalto, però, scende un rumore violento. Attimi di silenzio, si teme il peggio. Ma non è nulla. E quando arriva la soprintendente Sandrina Bandera («Sono preoccupata, l'edificio è un cantiere pericoloso»), subito la rassicurano: chiuse le porte dei piani superiori e il sotterraneo, verranno utilizzati solo le stanze al piano terra, l'interrato ristrutturato, il chiostro e parte del giardino. Ai muri, spuntano i cartelli: «Non vandalizzare, «Non sporcare, è anche casa tua». Organizzata pure la raccolta differenziata. Dei ragazzi prendono un tavolo di antiquariato, lo portano in cortile. «Che fate?». Dietrofront. Tra tante facce felici, però, anche qualche cruccio, con annesse accuse di radicalismo chic: «Non era questa la sede che immaginavo, in pieno centro, sono deluso» dice Gianmarco, 29 anni. Poi il tam tam e le reazioni dei politici. L'assessore Stefano Boeri chiede a Macao di «ricredersi»: «Così si mette a rischio il progetto Grande Brera». «Un'occupazione senza senso» per il vicesindaco Maria Grazia Guida. La giunta è unita, l'opposizione incalza: «Proporrò lo sgombero» afferma Riccardo De Corato, mentre Carlo Masseroli accusa il sindaco Giuliano Pisapia: «La situazione gli è sfuggita di mano».
Milano. Occupato palazzo Citterio. Liberata via Galvani, Macao si trasferisce a Brera
Il collettivo ha abbandonato la torre Galfa e ha occupato la residenza Citterio in via Brera, al centro del progetto di riqualificazione della Grande Brera. L'occupazione è stata organizzata con la presenza di telecamere per documentare l'evento. Il palazzo Citterio, di proprietà del ministero dei Beni culturali, era destinato a essere ristrutturato e riqualificato, ma il collettivo ha deciso di occuparlo e di utilizzarlo come spazio per l'arte e la cultura. L'occupazione ha suscitato reazioni diverse, tra cui critiche da parte dei politici e delle organizzazioni, che hanno accusato il sindaco di aver perso il controllo della situazione.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo