La scossa notturna squarcia il simbolo di Finale Emilia. Nel pomeriggio il crollo. «DOV'È la torre? Sempre dritto, non può sbagliare. Se guarda in alto dovrebbe vederla. Quello che resta, almeno». A volte il destino sa essere davvero crudele. Ieri uno dei monumenti simbolo di Finale Emilia, uno dei Comuni del modenese più colpiti dallo sciame sismico, è scomparso. A dire il vero, dopo la maxi scossa nella notte fra sabato e domenica, lo scheletro della torre una bella costruzione del Trecento, a cui i finalesi erano molto affezionati c'era ancora: l'orologio a metà, le lancette sparite, calcinacci ovunque ma ancora una parvenza di torre. Un rimasuglio dell'antico bastione. Il terremoto, però, le ha dato il colpo di grazia peggio di un esercito di barbari all'attacco, con una scossa che inaspettata ha stupito tutti alle 15.18. A quel punto il «quel che resta» della signora a cui avevano chiesto un'indicazione si è trasformato in un triste ricordo confuso dalla polvere. La doppia agonia di uno dei luoghi simbolo di Finale, la piazza con la torre dell'orologio e il monumento ai caduti, dice tante cose di questo terremoto. Racconta lo strazio prolungato, la fragilità, l'incertezza di una popolazione che ha reagito senza tentennare ma che non si sarebbe mai aspettata di ritrovarsi a ballare sulla sua placida pianura. LA SCOSSA che ieri pomeriggio ha fatto urlare, ancora una volta, il paese, ha messo tanta paura. Come l'incubo che non finisce mai, o quel detto che dice che al peggio non c'è mai fine. Il sisma magnitudo 5.1 scala Richter, se non è un record lo si deve solo al mostro' della notte precedente è stato avvertito anche dalle persone che erano fuori di casa. Al centro sportivo, dov'è stato allestito il principale luogo di accoglienza e coordinamento del paese, si era appena concluso il vertice con le autorità cittadine e il capo della protezione civile Franco Gabrielli. I partecipanti si sono fondati fuori, qualcuno ha provato a sdrammatizzare ma la tensione era palpabile. Poco lontano, un boato. Peggio dei vetri rotti, peggio delle grida: erano centinaia di anni di storia collassati uno sull'altro. «E la torre ha esclamato una voce E crollata». POCHI PASSI in direzione del botto, e il cielo si fa ancora più cupo. In via Nazario Sauro, centro storico, un vigile del fuoco è steso a terra, i suoi compagni lo stanno soccorrendo. Stava facendo dei controlli su un edificio, la scossa gli ha fatto perdere l'equilibrio e un calcinaccio l'ha colpito in pieno volto. L'uomo, carpigiano, è stato portato all'ospedale, ma si è ripreso in fretta. La zona, però, è stata transennata e tutte le persone nei dintorni sono state allontanate. Passare, a quel punto, è diventato impossibile. Lontano, l'eco malinconico della torre abbattuta dalla furia della terra. LA STORIA Il campanile La torre del Popolo Modenese, poi Torre dell'Orologio in via Baccarini, fu costruita nel XII secolo ad opera dei Ghibellini modenesi assieme al primo impianto della Rocca Il castello La Rocca estense, di impianto del XIV secolo, vide la luce nel XV secolo quando Nicolò III d'Este edificò le nuove mura e incaricò Bartolino da Novara di trasformarla in una residenza signorile