L'archeologo: «Realizzato 30 anni fa e mai attuato». Per polemica il direttore dell'Istituto del restauro si è dimesso. Invece di prevenire continuiamo a cementificare: così il territorio è più fragile e aumentano gli effetti dei terremoti Esiste un meraviglioso piano per la protezione del patrimonio monumentale dal rischio sismico. Però ha un difetto, non è mai stato attuato». Parola di Salvatore Settis, ex rettore della Normale di Pisa. Che racconta e spiega: «È stato realizzato all'inizio degli anni Otttanta dall'allora direttore dell'Istituto centrale per il restauro, Giovanni Urbani, ma sfortunatamente non è mai diventato operativo». Settis, archeologo, ex presidente del Consiglio superiore dei Beni Culturali, dimissionario nel 2009, in polemica con il ministro Bondi, è da sempre in prima linea nella denuncia del degrado dell'ambiente italiano e non vuole sentire parlare di fatalità. «Nella storia italiana di terremoti ce ne sono stati tanti, ma nessuna di queste tragedie - spiega - ha indotto gli italiani, fino a questo momento a ricordarsi che il nostro è un Paese sismico. Invece di prevenire continuiamo a cementificare, rendendo il territorio sempre più fragile ed aumentando così gli effetti devastanti dei terremoti». Non soltanto ma, secondo Settis, la situazione negli ultimi anni è ancora peggiorata. «Certamente - aggiunge - perché nei casi del Friuli, dell'Umbria e delle Marche i centri storici sono stati ricostruiti, nel caso dell'Aquila si è preferito lasciare il centro storico come un campo di rovine; ci sono stato un mese fa e, a tre annidi distanza dal sisma, nulla o quasi nulla è stato costruito, mentre tutta la popolazione è stata, sostanzialmente deportata nelle cosiddette new town. Vediamo adesso quale strada si sceglierà in Emilia». Se si andrà nella direzione delle nuove costruzioni al posto delle antiche, il rischio è che la devastazione territoriale aumenti anziché diminuire. «Se via via tutte le città colpite da un terremoto verranno svuotate e lasciate come cimiteri di macerie, fra un po' l'Italia sarà tutta una rovina, se si pensa che dal 1861 a oggi i terremoti gravi sono stati più di cento e hanno colpito oltre 1.500 comuni. Se si farà come all'Aquila, l'Italia si riempirà di squallidissime new town, con i costruttori che sghignazzano di notte perché sanno che possono far quattrini». Uno scenario drammatico che Settis si augura non si avveri. «Spero - continua lo studioso - che questo terremoto rappresenti l'occasione per invertire la rotta per ragionare in termini di prevenzione; nella direzione che ha indicato il presidente Napolitano durante la sua visita a Vernazza, dopo l'alluvione, quando ha detto che dobbiamo smetterla di lamentarci e cominciare a prevenire il futuro, mettendo in sicurezza il territorio, senza continuare a costruire strade, autostrade, Tav eccetera. Lo ripeterò all'infinito: bisogna mettere in sicurezza il territorio. Ogni terremoto ci conferma la necessità vitale di raggiungere tale obiettivo». «Nelle ore successive al terremoto di Assisi molti studiosi sostennero che, se ci fosse stata la prevenzione suggerita da Urbani, i danni sarebbero stati minori - spiega lo storico dell'arte Tomaso Montanari - ma nessuna sua proposta si era mai concretizzata in una convinta azione di governo e nel 1983 Urbani, morto poi nel 1994, si era dimesso per protesta». Una vicenda che la dice lunga sulla lungimiranza dei diversi governi che si succeduti in Italia. «Oltre al cordoglio per le vittime - prosegue Montanari - è molto triste vedere quei campanili distrutti e le pale d'altare portate fuori con le gru, sotto la pioggia. In passato abbiamo fatto miracoli nel restaurare opere d'arte gravemente danneggiate, ma non riusciamo mai a fare qualcosa prima». «Il terremoto ha provocato gravi danni a un patrimonio artistico non da manuale, ma certamente significativo, di una terra in cui l'arte è stata vocata a una dimensione surreale», ha commentato il ferrarese Vittorio Sgarbi, che ha aggiunto: «Da quell'area provengono artisti come Francesco del Cossa, Antonio da Crevalcore e Cosmè Tura, tra i più grandi profeti e visionari della storia dell'arte». «Il patrimonio di certe zone della provincia italiana spesso vengono spesso considerato minore - conclude Montanari - e salgono alla ribalta solo in queste tragiche occasioni. E è un altro vizio tutto italiano quello di occuparsi solo delle star dell'arte».
FERRARA - Settis: Ignorato il piano per salvare i monumenti.
L'archeologo Salvatore Settis ha denunciato il degrado dell'ambiente italiano e la mancanza di prevenzione nei confronti dei terremoti. Ha ricordato che un piano per la protezione del patrimonio monumentale dal rischio sismico, realizzato 30 anni fa, non è mai stato attuato. Settis ha sottolineato che l'Italia è un Paese sismico e che non si deve continuare a cementificare, rendendo il territorio più fragile. Ha anche criticato la politica di ricostruzione delle città colpite dai terremoti, che spesso prevede la demolizione dei centri storici e la costruzione di nuove città.
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