Quel tesoro mutilato dall'incuria di Stato più che dalle scosse Il viaggio del critico ferrarese nelle zone colpite: «Ora vigiliamo perché ogni pietra sia rimessa al suo posto». La ragione dei crolli. La manutenzione per un patrimonio considerato minore è mancata a Vittorio Sgarbi "II terremoto a Ferrara! Io l'ho sentito a Gorizia, appena entrato nella stanza di un albergo per essere pronto, la mattina dopo, al convegno di «è Storia» sui profeti. Profeticamente sul manifesto si vede un San Giovanni a Patmos, in lettura, di un grande artista ferrarese, Cosmè Tura. Dopo pochi minuti dalle scosse che avevano animato il mio letto, sento in televisione la notizia del terremoto a Ferrara, nella direzione verso Modena, tra Bondeno e Finale Emilia, Sant'Agostino, San Felice sul Panaro, Crevalcore, e poi anche a Mirandola. Chiamo i miei genitori. Si sono svegliati e hanno avvertito delle scosse. Nessun danno evidente. Ma a Ferrara, avrei saputo più tardi, il terremoto ha colpito la casa di famiglia, quella di Ludovico Ariosto, amorevolmente ripristinata con la denominazione «Casa Cavallini Sgarbi». Questa notte penso se non sia opportuno che i miei dormano altrove, per il rischio che altre scosse colpiscano quell'area, anche se la zona orientale del Ferrarese, verso Rovigo e il mare, non è stata colpita, ma ha la reazione. L'Emilia non farà come L'Aquila: non starà ferma ad aspettare sentito l'onda lunga delle scosse (che sono arrivate fino a Gorizia). Conosco tutti i luoghi feriti, percome me ne arriva informazione da quelli che sono arrivati per prendere atto della situazione o per dovere di cronaca. Sono luoghi pieni di poesia. E di castelli, torri, palazzi e chiese edificate tra il Trecento e l'Ottocento, di interesse monumentale spesso notevole, senza emergenze celebrate, come nel castello di Ferrara. Architetture rurali, palazzi porticati, come quelli di Cento. Dipinti di maestri come Guercino e Ubaldo Gandolfi.'Ira il dolore per i morti e i lamenti per gli edifici colpiti, non mi viene in mente nessun'opera capitale che sia stata perduta, ma sento che sono state gravemente lesionate alcune chiese a Sant'Agostimo, colpiti palazzi comunali di San Felice sul Panaro e di Finale Emilia, dove, se sono pieni di castelli, palazzi e chiese di notevole interesse non è cambiato in queste settimane, credo che il sindaco abbia il mio stesso nome. In questo momento sono a Casumaro, poco lontano da Finale, e vedo transenne e sbarramenti. Molti mi hanno telefonato per chiedermi notizie, ponendomi nella strana condizione, per me che non mi fermo mai, di essere un terremotato. Parlo con Enzo Boschi, sismologo. E apprendo che le ragioni dei crolli sono nella totale assenza di manutenzione per un patrimonio architettonico considerato minore, colpito e indebolito nel corso degli anni fino a crollare, come ho visto adesso un fienile, per stanchezza, per debilitazione. Dopo le speculazioni degli anni '60, '70, '80, rischiamo di perdere ciò che resta di questo tessuto di edifici storici e rurali, per impotenza, per assenza di cure, per non avere provveduto a consolidamenti. Ha il sapore di una beffa la norma sul decreto sulla Protezione civile che stabiliva che in caso di terremoto, alluvione o altra causa naturale lo Stato non pagherà più i danni ai cittadini. Non appena emanato il decreto, la laboriosa Emilia è colpita e non potrà essere abbandonata dallo Stato, ma non c'è dubbio che dopo la tragedia abruzzese, lo spirito degli emiliani non sarà indebolito dalla rinuncia o dall'attesa. Non accadrà come a L'Aquila, dove i cittadini, sfollati, non sono più tornati nelle loro case. Il minor danno, nelle piccole e belle città, tra Ferrara e Modena, sarà presto riparato, e le strade e le case rianimate dalla vita della gente, che oltre a solidarietà e affetto, come è stato anche in Abruzzo, non sarà ferma ad aspettare il soccorso dello Stato che non arriva. Vedo, ormai arrivato a San Felice sul Panaro, danni fortunatamente circoscritti, crolli di edifici isolati, abbandonati, talora fatiscenti, ma non di interi quartieri. E vedo persone che hanno già pensato di ripararsi per la notte sulle automobili, ma senza abbandonare il presidio alle loro case. Ma la reazione è già iniziata. Intanto mi arrivano telefonate sorprendenti. Come quella di un giovane imprenditore umbro, che ha studiato e lavorato a Ferrara, più conoscente che amico, che mi chiede di poter donare 100mila euro perla ricostruzione di un edificio, o comunque per un utile intervento, stabilendo fuori di qualunque burocrazia quale edificio, quale monumento debba essere ripristinato, restaurato. Altri inviano messaggi come per condoglianze. Ma io ho ancor la percezione che il male sia giustamente lamentato, ma sia stato limitato. E che, se il cielo ci aiuta, senza che la terra si muova ancora, questo ennesimo terremoto, con i suoi morti di crolli e di paure, possa essere rapidamente ammortizzato. E che abbia fatto più spavento che danni, nonostante i monumenti feriti, le case abbattute, che in questo momento vedo a San Felice sul Panaro, già preoccupato che i fragili edifici che vedo feriti o gravemente feriti, e le torri, non siano semplicemente abbattuti per costruire nuova e infernale edilizia, 3 I musei statali subito chiusi a Ferrara: la Pinacoteca nazionale,il Museo archeologico e la Casa Romei ma siano pazientemente recuperati, ricostruiti. A San Felice il terremoto ha colpito quasi scegliendo gli edifici di maggiore interesse monumentale, quelli di cui Enzo Boschi mi diceva che per troppo tempo sono stati trascurati, non assistiti, e che nella loro fragilità, con le scosse dell'altra notte hanno ceduto per stanchezza. Le vedo, e mi producono un'infinita malinconia, queste belle a antiche architetture che hanno ceduto, con uno schianto, ehannoi loro antichi corpi mutilati, che rivelano la loro sfregiata e umiliata bellezza. Che Dio ci salvi anche dai ricostruttori, dagli architetti e dagli urbanisti delle new town. Ma il mio articolo, ottimistico scritto lungo il viaggio, attraversando questi sventurati paesi, finisce ora a San Felice sul Panaro con una nota di tristezza perché vedo di più di quello che avrei voluto vedere, e peggiori condizioni di quelle che avrei sperato e mi avevano comunicato. San Felice è gravemente ferita, ma San Felice risorgerà e dovremo vigilare perché ogni pietra sia rimessa al suo posto. E le forme abbattute non siano perdute ma ritrovino la loro armonia. 83 I milioni di euro necessari per il recupero del patrimonio artistico dell'Aquila, colpito nel sisma del 2009.