Per il docente di Scienza delle costruzioni è fondamentale non perdere tempo prezioso e intervenire subito t.f.) «Ritengo che bisogna salvaguardare la cattedrale: aspettare e vedere come la chiesa continua a danneggiarsi mi pare sacrilego. Intervenire è opportuno». A dichiararlo è l'ingegnere Teotista Panzeca, docente ordinario di Scienza delle Costruzioni all'Università di Palermo. L'occasione, ieri, la quarta giornata di studi sul miglioramento strutturale e restauro delle costruzioni murarie, organizzata dalla Soprintendenza ai Beni culturali di Agrigento. Panzeca ha relazionato sulla messa in sicurezza degli edifici, prendendo in considerazione anche molte delle sue esperienze professionali, finalizzate proprio al recupero di antiche strutture. Alla fine l'attenzione, ovviamente, si è concentrata sulla cattedrale, sui rischi della struttura e dell'intera zona circostante. Panzeca qualche settimana fa ha visitato il duomo e ieri ha presentato le sue osservazioni. A partire da quella che definisce «la causa per eccellenza», cioè l'acqua: «Ho saputo - ha detto il docente - che lo scorso mese hanno fatto, per fortuna, un importante intervento. Accadeva che l'acqua che cadeva sui tetti della cattedrale convogliava tutta in un pozzetto: ma questo non serviva a nulla perché non era ben collegato alla fognatura urbana, per cui l'acqua prendeva una strada diversa. Questo significava avere nel sottosuolo grandi quantità di acqua che facilitano lo scivolamento del costone». Il movimento franoso che interessa la zona del duomo, infatti, si concretizza nello scivolamento della massa di calcarenite (sopra la quale si erge la cattedrale) sulla base di argilla. Un lento ma costante movimento verso valle. Ma l'ingegnere Panzeca va oltre: «Visto che molte delle altre costruzioni vicine alla cattedrale sono danneggiate (è il caso del Seminario), mi chiedo: è stato fatto un controllo delle fognature del quartiere? Perché - ha aggiunto - se l'acqua invece che andare nei collettori esce fuori da questi, attraversa la calcarenite e va sull'argilla, tutto questo masso su cui si erge il duomo scende sempre più giù». Da anni la zona è posta sotto osservazione: tanti tecnici hanno analizzato l'area e la cattedrale e non sono mancati gli interventi. Ma nonostante siano trascorsi tanti mesi, le crepe continuano a essere presenti e il momento sembra irrefrenabile. Il docente entra nel merito anche degli interventi di ancoramento avvenuti negli anni passati. Interventi che lo stesso definisce «dannosi». «C'è un grosso cordolo di fondazione - ha affermato - con i pali messi dentro; scivolando il terreno si trascina i pali, la cordonatura in cemento armato e con questi anche la parete». E allora cosa fare? «Il problema - sottolinea Panzeca - è eliminare prima di tutto la causa, cioè l'acqua che non deve raggiungere l'argilla, poi l'intervento di protezione dalla frana va fatto subito. Più il tempo passa, più il fenomeno si manifesta». 20052012