Chiese, torri e palazzi: danni da Ferrara a Mantova. Ora è corsa per salvare le opere FINALE EMILIA - Anche lorologio della torre dei Modenesi, tagliato in due dalla prima scossa e rimasto a simboleggiare sinistramente il tempo spezzato, si è poi sbriciolato sotto i colpi dello sciame sismico. «Mille anni di storia se ne vanno così», mormora il sindaco Fernando Fereoli. In questa fetta di pianura padana tra Ferrara e Modena il terremoto ha rubato la memoria e lidentità spazzando via campanili, chiese, palazzi. «Nella zona dellepicentro non cè monumento che si sia salvato», commenta la direttrice regionale dei Beni culturali Carla Di Francesco reduce da ore di sopralluoghi. «Ci vorrà tempo per ricostruire e intanto dobbiamo mettere in salvo le opere darte custodite in chiese rimaste senza tetto». A Ferrara le scosse hanno provocato danni alla torre dei Leoni del Castello, al museo Boldini, alla storica chiesa di San Carlo dove una statua è caduta sul sagrato, e alla basilica di Santa Maria in Vado, eretta intorno al Mille. Transennata anche unaltra storica chiesa ferrarese, San Domenico, mentre palazzo dei Diamanti, tradizionale sede di mostre darte, è stato chiuso in via precauzionale. Il sindaco Tiziano Tagliani ha passato dieci ore a esaminare fessure: «I danni sono disseminati, non siamo ancora riusciti a fare lelenco di tutti i palazzi lesionati». Salvo qualche calcinaccio, il Duomo del XII secolo, non ha subito ferite, ma in corso Ercole dEste è caduto un pezzo del tetto dellex Borsa di commercio. Nei paesi della Bassa verso il Po è stato quasi azzerato il patrimonio artistico. A Poggio Renatico è crollata la torre dellorologio dello storico castello Lambertini, a Mirabello non ci sono più labside e la facciata della chiesa di San Paolo, a Casumaro di Cento è lesionata la chiesa di San Lorenzo, mentre a SantAgostino il Municipio è squarciato, inclinato verso il colonnato. Non è differente la situazione nel modenese. In città sono stati chiusi il Tempio monumentale e le chiese di San Carlo e SantAgostino, ma in provincia i danni sono maggiori. A San Felice sul Panaro sono parzialmente crollate tutte le chiese, le torri e persino il teatro non ha retto. «Abbiamo perso tutto il nostro patrimonio artistico», dice il sindaco Alberto Silvestri. Finale Emilia paga un prezzo anche più alto: oltre alla torre dei Modenesi, rasi al suolo il mastio della rocca e il campanile del cimitero monumentale e crollato in parte lo storico palazzo dei Veneziani. Nella frazione di Buonacompra, la facciata della chiesa si è ribaltata sul sagrato. A Rovereto sul Secchia è crollata la navata centrale, a San Possidonio si è sbriciolato il campanile e a Mirandola ci sono stati crolli nellantichissima chiesa di San Francesco. Ma danni si registrano anche in Veneto e Lombardia. Nel rovigotto lesionata la facciata (1609) della chiesa di Fiesso Umbertiano, a Calto inagibile la chiesa cinquecentesca e a Ficarolo crollato il tetto della parrocchia di SantAntonino del Settecento. A Mantova ci sono crepe nel Palazzo Ducale, ma salvi i dipinti della Camera degli sposi del Mantegna. E poi, nella bassa reggiana, tre chiese chiuse e lesioni al palazzo Sartoretti di Reggiolo. Danni a Brugneto di Luzzara, a Gualtieri e San Martino in Rio. Le chiese di Santa Maria a Correggio e San Giorgio a Luzzara, già precedentemente lesionate, hanno visto allargarsi le crepe.