Tutti i segreti della contrastata acquisizione di Palazzo Grassi, a Venezia, da parte del Comune: li racconta il sindaco Paolo Costa. Che subito spiega: «E' un affare, cui sarebbe stato sciocco rinunciare; darà alla città quella Kunsthalle che le mancava: il luogo votato ad esposizioni temporanee che non aveva; e poi, io ho sentito molto forte l'impegno che m'ero assunto con i due fratelli Agnelli: il primo ad accennarmi che Fiat pensava di dismettere, è stato l'Avvocato; lo ricordo benissimo: un anno e mezzo prima di andarsene, a settembre 2001, durante l'inaugurazione della mostra di Balthus; poi, ne riparlammo; e con Umberto, ci fu anche uno scambio di lettere. Da un lato, con la crisi e le fabbriche in difficoltà, era sempre più complicato per loro giustificare la mancata vendita di un gioiello come Palazzo Grassi; e dall'altro, entrambi i fratelli volevano garanzie che quest'iniziativa non sarebbe morta, finita nel nulla». Così, adesso, il 51 per cento di Palazzo Grassi è del Casinò; l'ha pagato 28,9 milioni di euro, ed entro 18 mesi s'è impegnato ad acquistarne il restante 49 per cento. «Intanto, il valore patrimoniale dell'immobile è pari a una volta e mezzo quanto è stato valutato, quindi è già un affare. Poi, il Casinò non ridurrà d'un euro la quota che, ogni anno, deve versare al Comune. Infine, Palazzo Grassi non resterà pubblico: la sua maggioranza diverrà privata». Scusi, sindaco Costa, e in che modo? «Entreranno nuovi azionisti privati, e al Casinò rimarrà soltanto una piccola partecipazione. Stiamo vagliando le richieste di chi vorrebbe diventare azionista». Ma si sono fatti avanti in tanti? «Almeno tre o quattro, a livello nazionale. Magari, a qualcuno proporremo di divenire sponsor, regolarmente ogni anno, di una delle mostre che saranno organizzate». E chi mai le organizzerà: avete qualche nome? «Conto di chiudere assai presto un accordo con Jean-Jacques Aillagon, l'ex direttore del Beaubourg ed ex ministro della Cultura francese; l'ultima volta, ci siamo visti 20 giorni fa, e credo che stia già pensando alla prossima mostra da organizzare a Palazzo Grassi; spero che si apra a giugno, e da qui la mia fretta per chiudere l'accordo: se il Palazzo avesse saltato una stagione, l'incertezza avrebbe generato sfiducia». Quindi, una mostra d'arte contemporanea; e poi? «Un'altra sarà organizzata con la Biennale, che compie 110 anni: per far capire che cosa era allora, quando dipendeva dal Comune; una carrellata sull'arte di quel periodo, tra quanto esiste ancora a Venezia e quanto si può ritrovare in giro per il mondo. Ma, soprattutto, Palazzo Grassi non dovrà più essere aperto solo in occasione delle mostre: ma sempre; la sede espositiva della città, in cui potranno trovare posto le mostre dell'Accademia, o del museo Correr: ora, per ospitarle, occorre magari smontarne delle sale». Le malelingue dicono che presidente di Palazzo Grassi sarà lei; oppure l'assessore Armando Peres: è vero? «Falsissimo. Io, non lo farei nemmeno se me lo offrissero in ginocchio: non è il mio mestiere; il presidente sarà una figura di grandissimo livello, in grado, in questa delicata fase di passaggio, di garantire tutte le parti in causa». Di cui una si dice dovrebbe essere l'ex "re del nichel", Guido Angelo Terruzzi, imprenditore milanese in passato anche alquanto discusso, con una collezione eterogenea, ma ricca: Canaletto, Mattia Preti, alcuni Magnasco, Bellotto e tanti contemporanei; e una non indifferente possibilità finanziaria: si parla di dieci milioni di euro all'anno soltanto per gli acquisti. «Con Terruzzi, si sta discutendo. La sua collezione, che il professor Giandomenico Romanelli dice eccezionale, la si potrebbe esporre nel teatrino del Palazzo, da restaurare; con lui, potrebbero entrare altri privati: non ritengo sia esclusa nemmeno la Fondazione di Venezia, presieduta da Giuliano Segre; e altri ancora potrebbero sponsorizzare le mostre: stiamo anche pensando, per esempio, ad una sulla civiltà nel Mediterraneo». Ma intanto, molti, anche l'ex sindaco Cacciari, pensano che l'acquisto sia un'inutile grandeur , in una città che ha bisogno di molto: per esempio, 66 chiese di 114 milioni per i restauri, e 35 cantieri sono bloccati. Come risponde? «Ha contestato quest'accordo chi non l'ha valutato nei termini reali; ed è stato anche sparso qualche veleno di troppo. Sotto il mio mandato, Venezia ha riaperto tante sedi culturali: Ca' Pesaro e Ca' Rezzonico, la casa di Goldoni, il museo di storia naturale con il dinosauro di Ligabue, l'unico integro in Italia; poi, ancora la Fenice, i teatri Malibran e Toniolo, quest'ultimo a Mestre; venerdì il ministro Urbani aprirà la seconda fase del cantiere che permetterà alle Gallerie dell'Accademia di raddoppiare gli spazi espositivi; tra il 20 febbraio e il 10 marzo, verrà collocato il ponte di Santiago Calatrava. In quest'accordo, io ho messo solo un po' di capacità imprenditoriale; non di capacità politica perché, contestato anche dai miei, non ne avevo troppa. Considero un onore che i due fratelli Agnelli abbiano chiesto a me di condurre in porto l'operazione, e ho sentito tutt'intera la responsabilità di riuscirci; per la città, ne sono convinto, sarà un vero affare: un guadagno sotto vari punti di vista, compreso quello patrimoniale».
Palazzo Grassi ritornerà ai privati
Il sindaco Paolo Costa racconta i segreti della contrastata acquisizione di Palazzo Grassi a Venezia da parte del Comune. L'acquisto è stato un affare complesso, con la partecipazione del Casinò, che ha pagato 28,9 milioni di euro per il 51% dell'immobile. Il Casinò si impegna ad acquistare il restante 49% entro 18 mesi. Il valore patrimoniale dell'immobile è pari a una volta e mezzo quanto è stato valutato, quindi è già un affare. Il Casinò non ridurrà la quota che deve versare al Comune ogni anno. Palazzo Grassi non resterà pubblico, ma diventerà una sede espositiva privata, con la possibilità di entrare nuovi azionisti privati.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo