Iannello: per ora solo idee. Rabitti: "Cattivi odori" Edoardo Bennato se lo sarà sentito domandare cento volte. Ma con la calma di sempre risponde, fermandosi a spiegare la storia di Bagnoli, del progetto di Lamont Young di un Rione Venezia con tanto di laguna e barche, e invece dellinsediamento industriale dove suo padre entrò come fattorino a 13 anni restandoci finché, alla pensione, lo hanno nominato Cavaliere della Repubblica. Delle terme sacrificate. E della forza degli operai dellItalsider che sarebbe bastata da sola a riconvertire in turismo la siderurgia. «Operai della Romagna avrebbero impiegato tre ore per far cose che invece non stanno nel nostro dna. Arrivarono partiti e tra le fazioni, una che si beava della contrapposizione degli operai». E ora limpianto per i rifiuti. «Facciamo una cosa, metteteci solo il testo della mia canzone "Vendo Bagnoli"». E la canticchia. «Ma che occasione ma che affare. Vendo Bagnoli chi la vuol comprare colline verdi mare blu avanti chi offre di più». E aggiunge: «La comunità purtroppo non ha voce in capitolo». "Digestore" difficile per il Comune. Dopo la notizia dellimpianto per il trattamento dei rifiuti nellex area Italsider il dibattito è aperto e insieme ai sì e ai no, si riparla anche del destino di unarea tormentata. Lo storico dellarchitettura Renato De Fusco pensa che razionalmente possa essere uno solo: «Quello di essere il prolungamento dellurbanizzazione di Posillipo. Questa città ha bisogno di case, e Bagnoli ha tutte le caratteristiche per essere una Posillipo a una quota più bassa, col mare, la spiaggia, i circoli nautici e il lato a monte con unedilizia medioalta, sullesempio del parco Manzoni. E non mi si accusi di lottizzazione, io nella mia carriera non ne ho mai fatte». E ora un parere tecnico, quello di Paolo Rabitti, consulente della magistratura nei processi sui rifiuti, autore di "Ecoballe" e "Diossina. La verità nascosta" appena uscito da Feltrinelli con la prefazione di Salvatore Settis. «Limpianto ipotizzato potrebbe essere di due tipi - spiega lingegnere e urbanista mantovano - per organico da raccolta differenziata, dal quale ricavare compos verde, o per organico da separazione della frazione organica nei rifiuti urbani. Il primo non produce ulteriori rifiuti, il secondo sì e vengono posti in una cupola per produrre gas formato per la metà circa da metano, quindi combustibile da cui produrre energia elettrica. Non credo si possa escludere cattivo odore e grande viavai di camion di rifiuti. Dalle mie parti questi impianti sorgono vicino agli allevamenti di maiali e galline, usando il letame per produrre il gas». Contraria Marta Herling, nipote di Benedetto Croce ed erede anche di un forte impegno ambientalista portato avanti negli anni da Elena e Alda Croce: «Su Bagnoli ci vorrebbe coerenza di linea su cose già avviate o pensate. La zona era stata destinata a un futuro di respiro e non a un impianto di questo tipo. Esiste un piano al quale si è lavorato per anni, a cominciare da Antonio Iannello e a quello vogliamo rimanere fedeli». Ancora un passaggio di testimone ideale: Carlo Iannello presiede la commissione urbanistica del Comune, lorgano che dovrebbe varare la variante al Prg in caso di "digestore". «La localizzazione di un impianto industriale - ricorda Iannello - è un argomento che affronta il consiglio comunale in dialogo con la città. Lesigenza di dotarsi di impianti per il trattamento dellumido è sacrosanta, come sacrosanto è il rispetto delle procedure urbanistiche che determinano la localizzazione di questi impianti. Tutto ciò che viene detto al di fuori delle sedi istituzionali competenti rappresenta semplicemente unidea personale eventualmente utile alla discussione».