Il Comune di Firenze con l'Accademia della Crusca: "Cambiamo i documenti" L'iniziativa. «D'ora in poi il linguaggio dovrà distinguere in modo chiaro uomini e donne in ogni scritto ufficiale» L'obiettivo: «Nessun fanatismo: ciò che vogliamo promuovere è invece una mutazione di tipo culturale» Come suona architetta? E avvocata o assessora? Non bene, a essere sinceri, ma è colpa della parola o nostra? L'Accademia della Crusca sostiene però che si debba dire proprio così: architetta, ma anche sindaca, prefetta e ministra. Se suonano strane, il problema è nostro che non le usiamo, non delle parole assolutamente perfette. Dopo due anni di lavoro in collaborazione con il comune di Firenze dalla prossima settimana anche i 5 mila dipendenti di Palazzo Vecchio dovranno uniformarsi alla grammatica e verranno invitati ad usare il più possibile un linguaggio che prenda in considerazione uomini e donne in ogni pratica o documento. Sono pronte, infatti, le linee guida preparate dal Comitato pari opportunità del Comune con la collaborazione dell'Accademia della Crusca e la direzione di Cecilia Robustelli, docente universitaria di linguistica a Modena ed esperta del tema. Si tratta di 38 pagine lucide, ma anche determinate. «Chiedere a quasi 5 mila dipendenti di impegnarsi a realizzare l'obiettivo del progetto rasenta forse l'utopia, ma vale la pena provare, se si pensa che vogliamo produrre un cambiamento culturale che andrà a vantaggio di tutte le persone», si legge nel documento. Per questo il Comitato di Palazzo Vecchio chiede «impegno» e «condivisione» a ogni dipendente del Comune che potrà decidere «quanto e come dedicarsi», ma sapendo che non si torna indietro: «L'amministrazione comunale intende realizzare questo progetto in cui ha investito risorse ed energie». Infatti ha previsto un costo di 34.480 euro e finora ne sono stati spesi 29mila. Il comitato consiglia ai dipendenti del Comune innanzitutto di leggere le linee guida e di mettere in pratica le indicazioni, «cominciando da quelle che ci sono più congeniali o che ci è più facile inizialmente condividere». I principi da seguire sono semplici. «La lingua italiana non ha il genere neutro». E quindi se si intende riferirsi a donne, o a donne e uomini insieme, dal testo si deve capire. E poi «non è sufficiente inserire automaticamente forme femminili accanto alle corrispondenti maschili. E anche e soprattutto necessario conoscere quando, come e dove intervenire», sottolinea Cecilia Robustelli. «Il nostro vuole essere un approccio pragmatico - conferma l'assessora alle Pari Opportunità Cristina Giachi -. Nessun fanatismo. Puntiamo a qualità e ragionevolezza. In genere è la realtà a incidere sul linguaggio e a cambiarlo, ora stiamo facendo l'operazione opposta. E' più difficile, richiederà tempo, ma è necessario». Ci saranno ulteriori corsi di formazione, ma (mora già due o tre persone per ogni direzione di Palazzo Vecchio li hanno frequentati. In totale una quarantina di persone dovrebbe avere gli strumenti per operare e svolgere «nella direzione di appartenenza il compito di sostegno e sollecitazione al cambiamento» E quindi si va. Le linee guida verranno annunciate in consiglio comunale lunedì, e saranno distribuite a tutti i dipendenti dopo un convegno su «Genere e Linguaggio» che si terrà del 24 a Firenze, ma è possibile che se ne inizi a parlare già oggi a Roma, dove è in programma alla Casa delle Donne un convegno che vuole fare il punto sul sessismo nella lingua italiana. E un tema di cui si discute da tempo, infatti, e alcuni Comuni hanno già provato a adottare iniziative simili. «Nel nostro caso si tratta di qualcosa di diverso: è un'operazione culturale - spiega Cristina Giachi - Vogliamo incidere e spingere ad una riflessione. Usare delle linee guida vuol dire che non si dovrà ogni volta ricominciare da capo. E' tutto scritto, codificato».