L'accusa. A Napoli hanno rubato di tutto Nessuno controlla le raccolte di chiese e congreghe Quando si ritrova un'opera è festa Il direttore della Nazionale: una task-force di bibliotecari al lavoro per la riapertura «Quando si ritrovano dei libri è sempre un bene, una festa»: è secco il commento di Mauro Giancaspro, direttore della Biblioteca Nazionale e da un mese, subito dopo lo scandalo, custode cautelare della biblioteca dei Girolamini. «In questo periodo» aggiunge «sto coordinando una task-force di sei persone per approntare il piano di lavoro che porterà alla riapertura dopo il sequestro». Duecentoquaranta antichi volumi con il timbro della storica raccolta napoletana sono stati ritrovati in Veneto. E sono solo un rivolo del grande fiume di carta che ha tracimato dalle sale di via Duomo, dove studiò Giambattista Vico e dove sono riuniti alcuni dei testi giuridici più importanti e preziosi dell'epoca moderna. Su quale sia la situazione trovata Giancaspro preferisce non fare commenti: «Chi ha letto i giornali può farsene un'idea». Ma che sia stata roba da mettersi le mani nei capelli è noto da anni. Da un mese tutto il mercato del libro da collezione è in subbuglio, in particolare a Napoli. C'è stata una caduta di immagine dannosissima e chi parla non vuole esporsi e preferisce non comparire. Però il giudizio sull'ex direttore dei Girolamini, Marino Massimo De Caro, costretto a dimettersi e accusato di peculato, è unanime. Ed è negativo. Andrà come andrà, il fango sulla categoria è stato buttato. L'Alai (che riunisce i librai antiquari) ha rafforzato il monitoraggio delle opere che passano per le mani dei loro iscritti, anche se è opinione condivisa che i libri rubati hanno giri diversi e arrivano in genere a essere battuti alle aste. Poi, le opere trafugate finiscono nelle case di chi può pagare profumatamente. I mercati storici sono quelli degli Stati Uniti, dell'Inghilterra, del Giappone, della Germania. Ma da qualche anno è esploso quello russo, che i soliti miliardari disposti a pagare cifre a più zeri per qualunque volume abbia polvere secolare tra le pagine. In una biblioteca come quella dei Girolamini, dove la catalogazione è irrisoria, c'è di tutto e può essere uscito di tutto. C'è il libro che vale dieci euro e quello che può farne intascare un milione. E davvero, dopo decenni di furti, si arriva a mettere le porte quando troppi buoi sono scappati. È un fenomeno vecchio e che non riguarda solo i Girolamini. Una ventina di anni fa ci fu un'inchiesta che coinvolse la Biblioteca Universitaria. E non è raro, per i librai specializzati, vedersi proporre volumi di dubbia provenienza. Non siamo in Svizzera e non c'è la sana abitudine di denunciare chi vuole smerciare un testo antico probabilmente rubato. Si preferisce dire che l'articolo non interessa e si evita di incappare, minimo minimo, nel reato di incauto acquisto, se non di ricettazione. Per una biblioteca che viene controllata, però, ce ne sono decine che perdono pezzi alla chetichella. Magari non sono pubbliche, magari è difficile capire chi e come deve tutelarle, se fanno parte di chiese, congreghe, o istituti religiosi e laici spesso abbandonati. Da quelle porte può uscire di tutto e di tutto è uscito a prezzi e pagine stracciati.
Girolamini. Giancaspro: Molte opere finiscono nelle case dei miliardari russi
A Napoli, un gruppo di bibliotecari sta lavorando per riaprire la Biblioteca Nazionale dei Girolamini dopo il sequestro di 242 antichi volumi. Il direttore della biblioteca, Mauro Giancaspro, non vuole fare commenti sulla situazione. Il mercato del libro da collezione è in subbuglio a Napoli, con una caduta di immagine dannosa per l'ex direttore dei Girolamini, Marino Massimo De Caro, accusato di peculato. I libri rubati finiscono nelle case di chi può pagare profumatamente, e i mercati storici sono quelli degli Stati Uniti, dell'Inghilterra, del Giappone, della Germania e del Russo.
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