Scovati in un deposito 240 volumi. Un veneto nel mirino Duecentoquaranta libri antichi illecitamente sottratti dalla Biblioteca Statale dei Girolamini di Napoli sono stati individuati e sequestrati nel Veronese dalla Procura della Repubblica di Napoli. Insieme a altre centinaia di volumi sono stati posti sotto sequestro per essere sottoposti ad accertamenti. Già lo scorso 18 aprile era stato sequestrato materiale letterario di valore dalla Biblioteca. La svolta riaccende i riflettori su Verona, la città di provenienza del direttore Marino Massimo De Caro, a sua volta indagato per un'ipotesi di peculato. Col tempo il puzzle si sta ricomponendo. Perquisizioni, sequestri, accertamenti e una scoperta: un deposito nel veronese - un «self storage», per dirla in inglese -, all'interno del quale spunta una montagna di libri. Materiale sospetto, messi in pila uno sull'altro almeno mille esemplari, tra questi sono venuti fuori 240 libri antichi illecitamente sottratti dalla biblioteca statale dei Girolamini. Avevano un timbro inconfondibile, non hanno fatto in tempo a cancellare la traccia del retaggio napoletano di quei testi. Un mese dopo il primo blitz dei carabinieri nel cuore di Napoli, il puzzle sta prendendo forma, una parte del patrimonio trafugato a Napoli viene assicurato alla giustizia. E ci sono nuovi nomi al vaglio, triangolazioni sospette. Si parte da lui, un imprenditore nel veronese, figura anonima, talento da vendere nelle pubbliche relazioni. E' un personaggio chiave, almeno a giudicare da quanto sta venendo fuori da questa prima fase investigativa, uno che potrebbe aiutare gli inquirenti a mettere a posto una serie di tessere del caso Girolamini, sulla scomparsa di oltre 1500 testi dal complesso seicentesco di via Duomo. Decisivo un pezzo di carta, dunque. Era stato trovato a casa dell'imprenditore veronese, che aveva formalmente preso in fitto il deposito ieri visitato dai carabinieri. Una svolta destinata a tenere i riflettori puntati su Verona, che è poi la città di provenienza del direttore Marino Massimo De Caro, a sua volta indagato per un'ipotesi di peculato dopo la scoperta che lì - in via Duomo - mancavano pezzi di un patrimonio inestimabile. Inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Gianni Melillo, dai pm Michele Fini e Antonella Serio (esponenti del pool tutela dei beni culturali, forte-mente voluto dallo stesso procuratore aggiunto), ora si indaga sulla rete di contatti che ruota attorno all'ex direttore (che si è dimesso dopo aver conosciuto il suo coinvolgimento per peculato), su dati e informazioni fino a questo momento acquisiti dai militari del nucleo tutela patrimonio artistico di Roma. Inchiesta delicata, al setaccio le banche dati di biblioteche antiquarie di mezza Europa, che potrebbero contenere testi trafugati a Napoli, che potrebbero far emergere i canali del traffico di libri di valore. Un mercato con molte sacche di illegalità. Non è un caso che la Procura di Napoli ha avviato in questi mesi rogatorie internazionali per verificare lo svolgimento di alcune aste tenute in un recente passato. Londra, Monaco, Mosca: quei libri battuti per svariate decine di migliaia di euro da dove provengono? Da dove arrivano e dove finiscono? Missione complessa quella della Procura di Napoli, che mai come in questo caso si trova costretta a usare il bisturi, a separare reati da disservizi, con il compito di dare forma al caos. Si parte dalle condizioni interne all'edificio, dallo stato di conservazione di testi, ma anche dalle scelte adottate in questi mesi dall'ex dirigente. Centosettantamila i volumi custoditi in via Duomo, si lavora sulla scomparsa di almeno 1500 esemplari. Non sono mancate sorprese, almeno fino a questo momento, alcuni testi trafugati dalla biblioteca napoletana sono stati venduti all'estero, in particolare negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Giappone. Documenti pregiati, di valore, in questa storia non ci sono solo collezionisti o amanti del genere. No, sullo sfondo di una possibile (anche se non ancora dimostrata) trama associativa, non si può escludere l'ipotesi di riciclaggio del denaro sporco, ultima frontiera del malaffare applicato al mondo della cultura. Comprare libri per ripulire denaro o saccheggiare monumenti della cultura partenopea per arricchire canali tenuti in piedi da strane combinazioni, da strane mediazioni: come quella dell'imprenditore veronese che aveva preso in fitto un deposito per conto di gente importante e addottrinata, capace di staccare assegni per stringere tra le mani ciò che a Napoli nessuno è stato in grado di custodire.