Continuano a infuriare le polemiche in attesa che il prefetto e commissario per l'emergenza rifiuti, Giuseppe Pecoraro, ufficializzi il sito che dovrà ospitare la discarica post Malagrotta: slitta intanto l'incontro tra il presidente del Consiglio, Mario Monti, e Pecoraro, ma il luogo che appare il più probabile, alla luce degli studi raccolti dal prefetto, è Corcolle. Proprio in questa zona sono scoppiate da mesi le vibranti proteste di residenti e associazioni, alle quali hanno dato manforte i pareri negativi espressi dai ministeri dell'Ambiente e dei Beni culturali, oltre che dal sindaco Gianni Alemanno. In molti infatti sottolineano che la zona di Corcolle sia troppo vicina a Villa Adriana e abbia importanti vincoli che ostacolerebbero la realizzazione del progetto. Intanto è stata scoperta alla periferia di Artena dai finanzieri del comando provinciale di Roma una discarica abusiva «a cielo aperto», in cui erano stoccati rifiuti altamente pericolosi per la salute pubblica e soprattutto materiali a base di amianto. Infatti nel sito erano state occultate circa 2.500 tonnellate di lastre ondulate in cemento-amianto - noto come «eternit» - le cui polveri avrebbero potuto contaminare le falde acquifere. A sostenere il lavoro di Pecoraro anche ieri è arrivata la governatrice del Lazio Renata Polverini: «Ci auguriamo che il prefetto Pecoraro possa avere il sostegno del Governo su quella che è la sua scelta». Pesanti critiche a Pecoraro arrivano dal presidente di Italia Nostra, Carlo Ripa di Meana, da Urbano Barberini, del comitato Salviamo Villa Adriana, e da Gianni Innocenti, del comitato Uniti contro le discariche. I tre in una nota congiunta sostengono: «Si è deciso di risolvere il problema dell'emergenza partendo dal sito con il maggior numero di vincoli, a colpi di deroghe, contro il parere formale di tutte le Autorità competenti, causando un conflitto istituzionale ed anche un grave danno all'immagine internazionale del nostro Paese. Il prefetto abbia il coraggio di ammettere al presidente del Consiglio Monti ed all'opinione pubblica che il risultato del suo lavoro ha portato alla scelta di un sito inidoneo con una volumetria disponibile di solo 800.000 metri cubi, contro i 3 milioni di fabbisogno della Capitale». «La scelta di Corcolle è l'ammissione della volontà di mantenere Roma in un perenne stato di emergenza - aggiungono -. Roma non deve diventare Napoli e Corcolle non deve diventare Chiaiano».