La polemica Taglialatela «Troppi vincoli sono dannosi». De Falco ribatte «No a deroghe necessario pianificare» Il Comune Palazzo San Giacomo interviene sull'edilizia sociale Spazio ai progetti dei privati. Deregolamentare perché i troppi vincoli del passato sono stati dannosi. No, meglio seguire le vie ordinarie della pianificazione, seppur con tempi certi. La polemica va in scena nel corso di un incontro su mercato immobiliare locale e riqualificazione urbana, organizzato dai costruttori napoletani dell'Acen: protagonisti gli assessori all'Urbanistica della Regione e del Comune di Napoli, Marcello Taglialatela e Luigi De Falco. A scontrarsi sono due filosofie contrapposte. Il primo, nel ricordare che la legge sui Piani paesistici è in dirittura d'arrivo («Il Consiglio regionale dovrebbe approvarla entro giugno», annuncia) sottolinea che la Regione «non introdurrà nuovi vincoli per l'edilizia, perché i troppi vincoli generici del passato hanno spesso favorito sia l'abusivismo che un grande disordine». Il secondo, invece, contesta la tendenza alle deroghe che si sta affermando, sull'onda dell'emergenza, sia nelle normative regionali che nazionali. «Mi riferisco in particolare al Piano casa - afferma - che, fortunatamente, Napoli città subisce limitatamente perché sono state poche decine gli interventi diretti richiesti. Anche gli imprenditori hanno capito che è meglio operare all'interno del Piano regolatore, che già permette, anche nel Centro storico, la sostituzione o trasformazione radicale dei ruderi o dell'edilizia post 1943». De Falco (che del Piano casa salva solo «la possibilità di intervenire anche sul patrimonio pubblico») ritiene, quindi, indispensabile che tutte le iniziative si inseriscano «in un percorso di pianificazione» e per questo annuncia che l'amministrazione, invece di procedere in maniera emergenziale, preferisce adottare una variante del Piano regolatore per consentire la costruzione di 20mila nuovi vani di edilizia sociale (pari a circa 5-6mila nuovi alloggi), fissando in maniera precisa qual è la quota delle opere che resta nella disponibilità del Comune e quale quella destinata all'impresa che le realizza. Una restrizione, quest'ultima, che non è vista di buon occhio dai costruttori che preferirebbero, così com'è oggi, contrattare di volta in volta in base alla maggiore o minore redditività degli immobili da realizzare. Per quanto riguarda il Piano casa, Taglialatela replica che «la sua importanza è stata riconosciuta anche dal governo Monti nel decreto Salva-Italia» e annuncia l'intenzione della Regione di prorogarlo, per 18 mesi, per il recupero delle aree e degli immobili degradati, permettendo, per l'edilizia residenziale pubblica, l'abbattimento e ricostruzione con il 50 di volumetrie in più. Per il futuro, però, aggiunge, «la strada da seguire è quella di pianificare a volumentrie zero, cosa che - spiega - rende fondamentale il discorso sulla riqualificazione e rigenerazione urbana». Su una cosa i due assessori sono d'accordo: il 22 maggio firmeranno tre protocolli d'intesa per la riqualificazione del Centro antico di Napoli (100 milioni di euro), per progetti già definitivi o in fase esecutiva relativi alla Mostra d'Oltremare (oltre 60 milioni di euro) e per la metropolitana. Taglialatela stamane interviene al Forum della Pubblica amministrazione a un convegno con il ministro per i Beni culturali Lorenzo Ornaghi. Nel corso dell'incontro, sono emersi dati allarmanti, pubblicati nel bollettino I.Co.Na. dell'Acen ed elaborati da Cresme ricerche. Per il settore è il sesto anno di recessione in Campania e Napoli è ultima per numero di transazioni immobiliari ogni mille abitanti sia nel confronto con le grandi aree metropolitane del Cenro-Nord che con le principali città del Sud. Il presidente dell'Acen, Rudy Girardi, parla di «un patrimonio immobiliare per larga parte vetusto, in pessime condizioni sia di decoro che di sicurezza. Questo ha inciso molto sulle transazioni che nella provincia hanno subito, dal 2005 al 2011, un calo del 35».