Venezia Palazzo Grassi è stato negli ultimi 18 anni uno dei centri di cultura più importanti al mondo, promotore e contenitore di mostre che hanno attirato a Venezia milioni di visitatori. Ad innamorarsi di questo palazzo monumentale e marmoreo in riva al Canai Grande, fatto erigere nel 1722 dalla famiglia bolognese dei Grassi (ascritta nel 1718 al patriziato veneziano) era stato l'avvocato Gianni Agnelli, quando nel 1984 la Fiat acquisì la Snia, proprietaria dell'immobile che già ospitava importanti esposizioni. Dopo un profondo restauro (che fu anche oggetto di polemiche) da parte degli architetti Foscari e Aulenti, nel 1986 s'inizio la serie delle grandi mostre gestite dalla società Palazzo Grassi Spa, della quale Fiat fu azionista poco dopo l'acquisto l'unica azionista. L'inaugurazione, alla presenza del Presidente della Repubblica Cossiga, avvenne con la mostra «Futurismo Futurismi». Fu subito un grandissimo successo di pubblico e si registrarono le prime lunghe code di visitatori, una delle caratteristiche di quasi tutte le esposizione di Palazzo Grassi. Dell'anno successivo la mostra dedicata ad Arcimboldo, che aveva toccato le 50 mila presenze, poi le grandi stagioni dei Fenici, dei Celti, dei Greci, dei Maya, esposizioni che rivoluzionarono il modo di mostrare l'archeologia, diventando un punto di riferimento per tutti gli allestitori. Hanno superato tutte i 700mila visitatori. Anche grazie a questi successi, Palazzo Grassi è diventato in questi anni il simbolo della presenza della casa torinese in laguna. Al punto da attirare talvolta l'attenzione per contestazioni clamorose. Come quella dei Disobbedienti dei centri sociali del Nordest, che il 22 novembre 2002 lo occuparono in segno di solidarietà con i lavoratori dello stabilimento Fiat di Termini Imerese. Nel 1986, Palazzo Grassi era già stato nel mirino della protesta sindacale, quando gli operai 'Sirma' di Marghera - di cui Fiat controllava il 40 per cento del pacchetto azionario - innalzarono mongolfiere colorate in Piazza San Marco per protestare contro la decisione della Sirma di chiudere uno dei due stabilimenti della zona industriale. «Senza la convenzione non si va avanti» II Casinò ha acquistato Palazzo Grassi, ma non pira tenerlo se il Comune non approva l'accordo per la divisione degli incassi La storia infinita di Palazzo Grassi è andata in porto. Ieri sera i rappresentanti della Casinò di Venezia Spa e della Fiat hanno firmato il preliminare per la compravendita del 100 della prestigiosa sede espositiva in Canai Grande. La Fiat non terrà per sé nemmeno il 10, come si diceva fino aE'al-tro ieri. Lo ha confermato in conferenza stampa il direttore delle relaziom istituzionali della Fiat, Ernesto Auci, sceso in laguna per concludere la trattativa. Il Casinò di Venezia si è impegnato a pagare 28,9 milioni d'euro: acquisterà, entro 65 giorni, il 51 delle quote, e il resto entro 18 mesi. Ha ottenuto uno sconto di 600 mila euro rispetto al prezzo originario, perché così sarà garantita l'occupazione dei 14 dipendenti della sede espositìva, almeno per il primo periodo. Quanto alle altre garanzie che il consiglio d'amministrazione del Casinò aveva dato mandato di pretendere da Fiat, tutto è stato appianato: il presidente della casa da gioco, Giorgio Piantini, e il direttore generale Armando Favaretto hanno ottenuto che il 49 delle azioni, che per 18 mesi ancora rimarranno in mano a Fiat, saranno "congelate", ossia Fiat non avrà più alcun ruolo operativo in consiglio d'amministrazione di Palazzo Grassi. In secondo luogo anche la questione delle garanzie economiche è stata risolta. Rimane un'altro scoglio da superare: la convenzione con il Comune. «È assolutamente indispensabile che il Comune approvi subito la nuova convenzione, perché da quella dipende la nostra capacità di affrontare quel che ci è stato chiesto e che è nei nostri piani: l'acquisto di Palazzo Grassi, la costruzione del nuovo stadio e quella della nostra nuova sede unica di terra-ferma». La convenzione è all'esame della II. e dell'VIII. commissione, e alcuni consiglieri che ne fanno parte hanno già detto che la durata di 20 anni per questo accordo è esagerata e insostenibile Favaretto manda a dire che sarà questione di spiegare bene come stanno le cose e «perché ci serve che sia così, Sarà un vantaggio per ìe casse del Comune, e non sarà una penalizzazione per noi, come invece accade con la vecchia convenzione. Del resto, se non l'approveranno come minimo non riusciremo a mantenere il 51 delle quote di Palazzo Grassi». Quanto alla partecipazione dei privati, ieri presidente e direttore del Casinò hanno confermato che la società di trasporti d'arte Arteria si è già impegnata ad entrare con una quota che andrà dal 3 al 10, e si sta concretizzando anche la partecipazione della casa edi-trice Skirà (con quote che andranno dal 5 al 10). Per 0 resto - com'è stato ancora spiegato ieri - ci sono stati primi contatti con il magnate genovese Guido Angelo Terrazzi, ma non è ancora stata avviata una vera e propria trattativa. E il sindaco Paolo Costa da tempo sostiene che vi sono altri grossi imprenditori pronti ad entrare, in modo che le quote del Casinò scenderanno via via di peso, e non è escluso che possa anche lasciare la maggioranza conservando comunque il controllo pubblico dell'istituzione. In proposito ieri è intervenuta la presidente del consiglio comunale Mara Rumiz. A nome dei Ds ha espresso soddisfazione per l'operazione, ha ricordato che il suo partito ha preteso e pretende che sia condotta senza distogliere risorse pubbliche da altre priorità presenti a Venezia, e in tal senso da per scontata la partecipazione cospicua del genovese Terruzzi, cosa che invece - com'è stato appunto spiegato ieri - è ancora tutta da trattare.
Palazzo Grassi: Diciotto anni di mostre, un successo mondiale
Palazzo Grassi, un palazzo monumentale e marmoreo in riva al Canai Grande a Venezia, è stato uno dei centri di cultura più importanti al mondo negli ultimi 18 anni. La Fiat ha acquistato la Snia, proprietaria dell'immobile, nel 1984 e ha iniziato a gestire le mostre con la società Palazzo Grassi Spa. La mostra Futurismo Futurismi è stata un grande successo di pubblico e ha registrato le prime lunghe code di visitatori. Le mostre successive, come quelle dedicate ad Arcimboldo, ai Fenici, ai Celti, ai Greci, ai Maya, hanno superato le 700mila visitatori.
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