Strane notizie dal Parlamento: a quel che pare è diventato «urgente e indifferibile» costruire stadi sportivi su aree a verde agricolo, e farlo in barba alle regole e alla Costituzione. Il governo ha appena rilanciato, peggiorandolo, un disegno di legge sugli stadi (AC 2800), presentato a inizio legislatura dal governo Berlusconi per «favorire la costruzione di impianti sportivi a sostegno della candidatura dellItalia a manifestazioni sportive internazionali». Ma lo sport ha il ruolo di un cavallo di Troia: gli articoli della legge (già approvata al Senato e in discussione alla Camera) incoraggiano infatti la costruzione, intorno agli stadi, di zone residenziali e di servizi alberghieri e del terziario. Vere e proprie new towns, se vogliamo usare letichetta inventata per mascherare il delittuoso abbandono del centro storico dellAquila in favore di insediamenti "nuovi" che ne hanno disgregato il tessuto sociale. Il governo Monti non si è finora distinto per attenzione ai problemi dellambiente, del paesaggio, dei beni culturali. Prosegue anzi, su questo fronte, la deriva inerziale che ha marcato il resto della legislatura in corso. Nulla, ad esempio, è stato fatto per correggere il dimezzamento dei fondi dei Beni Culturali (2008), perpetrato sotto gli occhi arrendevoli di Bondi. Nulla per frenare lemorragia di personale: letà media dei superstiti veleggia verso i 60 anni, e più di metà delle Soprintendenze italiane sono coperte "a scavalco", da funzionari che saltano da una città allaltra (nulla di simile accade per prefetti e questori). Eppure alcuni provvedimenti di questi mesi, pur innescati da motivazioni solo economiche, avranno effetti positivi. Tale è ad esempio la riduzione del sostegno alle imprese che producono impianti eolici e solari: fingendosi ecologista, lItalia è in cima alle classifiche per incentivi alle imprese, ma non spende quasi nulla in ricerca nel settore. Si vede così che quel che importa non è produrre energia pulita, ma foraggiare gli amici degli amici. E intanto le pale eoliche, che in molti luoghi devastano il paesaggio, producono mediamente meno del 10 della potenza nominale installata (e sbandierata). Bloccando la candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2020 (che i soliti noti aspettavano con lacquolina in bocca, pronti a devastare quel che resta dellagro romano), Monti ha detto saggiamente che «sarebbe irresponsabile in questa fase impegnare lItalia mettendo a rischio i denari dei contribuenti»; insomma, ha previsto e fermato lenorme spreco di denaro e di risorse che ci si apprestava a fare in nome dello sport. Dopo questa scelta ammirevole, sbalordisce che il disegno di legge sugli stadi vada in senso diametralmente opposto, sposando in pieno la prevedibile alleanza fra i club sportivi di Roma e Lazio e i costruttori non contenti di aver già allagato di orridi sobborghi quella campagna romana che incantò Claude Lorrain e Goethe, Coleridge e Corot. Per imbavagliare eventuali interventi delle Soprintendenze a difesa del paesaggio, il testo del 2008 prevedeva, con la scusa della "semplificazione" alla Calderoli, il meccanismo del silenzio-assenso. Ma sin dalla legge 241 del 1990 questo principio non può applicarsi «agli atti e procedimenti riguardanti il patrimonio culturale e paesaggistico», come poi ribadito più volte, dalla legge 537 del 1993 alla legge 80 del 2005 (governo Berlusconi). Nato per tutelare il cittadino contro linerzia della pubblica amministrazione, il silenzio-assenso non deve valere in materia di paesaggio, dove il silenzio o linerzia non possono sostituire lattivo esercizio della tutela, che lart. 9 della Costituzione pone fra i principi fondamentali dello Stato. Lo ha detto la Corte Costituzionale in almeno cinque sentenze: in questa materia «il silenzio dellAmministrazione preposta non può avere valore di assenso» (sentenza nr. 404 del 1997). In un soprassalto di dignità Galan, appena approdato al Ministero dei Beni Culturali, riuscì infatti a imporre nel testo di legge il rispetto dei vincoli e del parere delle Soprintendenze. Rispetto a Galan, il nuovo governo ha fatto un passo indietro: nel testo presentato dal ministro Gnudi (che ha la delega allo sport), il silenzio-assenso torna a galla mediante il miserevole artificio di una conferenza dei servizi, destinata a favorire il trionfo dei palazzinari in agguato mettendo a tacere la voce del Soprintendente. Al suo parere vincolante si sostituisce infatti «il provvedimento conclusivo della conferenza di servizi, ad ogni effetto titolo unico per la realizzazione dellintervento». Defenestrando senza scrupoli il pubblico interesse che (secondo la Costituzione) governa la tutela del paesaggio, la procedura viene svilita e ridotta al teatrino della contrattazione fra Comuni e costruttori. Perfino le «valutazioni di ordine sociale, ambientale e strutturale, degli impatti paesaggistici e delle esigenze di riqualificazione paesaggistica» vengono demandate (meglio: svendute) a uno studio di fattibilità, affidato non al Ministero, ma alla stessa impresa proponente. E, tanto per chiarire, il tutto dovrebbe svolgersi velocizzando al massimo «le necessarie varianti urbanistiche e commerciali» allinsegna di una «dichiarazione di pubblica utilità e di indifferibilità ed urgenza delle opere». Si scopre così che, mentre è in atto una gravissima crisi economica, con la macelleria sociale che ne consegue, è indifferibile costruire nuovi stadi in giro per lItalia, anzi circondarli di supermercati e condomini nonostante i due milioni di appartamenti invenduti (centomila nella sola Roma). Né si pensa, almeno, di costruire impianti sportivi recuperando le periferie più degradate: secondo le peggiori abitudini dei palazzinari romani, si punta invece sulle aree a verde agricolo, meglio se con vincolo paesaggistico e archeologico, come quelle su cui hanno messo locchio la Roma e la Lazio, con progetti già bocciati dalla Soprintendenza, ma che la nuova legge farà fiorire facendoli diventare "indifferibili". Si stenta a credere che il presidente Monti possa mai sottoscrivere una tale enormità. Che il suo governo voglia, mentre il Paese reclama equità e legalità, puntare le proprie carte su questi indecorosi circenses.