Ripuliti, ma pur sempre «negati». Non solo ai fruitori, ma anche a chi vorrebbe gestirli e valorizzarli. Non è quindi un caso se, per consentire ai propri dipendenti di eliminare le erbacce dai resti della Villa romana, l'assessorato comunale all'Ecologia e all'Ambiente ha dovuto richiedere l'autorizzazione alla Soprintendenza circa un mese fa. A poche settimane di distanza dalla ripulitura del Dolmen Ciancio, ieri è stata la volta del sito archeologico del Lungomare Tremoli. Interventi, entrambi, voluti dall'assessore alla Cultura e ai Beni culturali, Michele Favaccio. Ed effettuata su disposizione dell'assessore all'Ecologia e all'Ambiente, Salvatore Iacono. «Oltre alla eliminazione delle sterpaglie che coprivano totalmente i resti della Villa romana - spiega Favaccio - sono stati anche gettati dei diserbanti che rallentino la fase di crescita della vegetazione incolta». Nessuna soluzione, invece, per gestire autonomamente questo sito archeologico. Una richiesta più volte avanzata sia dal Comune sia dal presidente della Pro Loco, Peppino Corsico. In più occasioni, quest'ultimo ha avanzato alla Soprintendenza la proposta di consegnare le chiavi del sito e alla Provincia regionale di Siracusa di mettere a disposizione il personale. Il tutto al fine di inserire, questo come altri siti archeologici della zona, in un circuito turistico più ampio. Sebbene venga, sporadicamente, ripulita dalle sterpaglie, com'è accaduto ieri, la recinzione che delimita i resti di quella Villa Romana risalente al II secolo avanti Cristo resta, infatti, sempre chiusa. Chi volesse semplicemente osservare gli scavi non può che farlo dalle fessure dell'inferriata. Se poi si volesse conoscere la ricostruzione storica dello scavo, allora si può solo dare libero sfogo all'immaginazione: nessuna guida, nessun cartello. Solo un'insegna. Quella che denomina il posto. Poggiata, tra l'altro, alla meno peggio sulla recinzione che circoscrive i resti. Ma c'è chi vorrebbe fare qualcosa per valorizzare e rendere fruibile questo posto. Ed è il presidente della Pro Loco, Peppino Corsico. Disponendo, infatti, delle chiavi e del personale si potrebbero inserire i resti della Villa Romana in un circuito turistico che li affiancherebbe alla loro «sorella maggiore», la Villa del Tellaro di Noto. Peppino Corsico non disdegna, inoltre, l'idea di dotare l'area di bacheche in cui vengano illustrati i cenni storici del sito. Soltanto disponendo delle chiavi del cancello, del personale della Provincia e di bacheche che illustrano la storia di questo sito archeologico, l'associazione turistico-culturale potrà organizzare visite guidate ai tanti turisti che visitano la città dell'Esagono. Emanuela Tralongo 16052012