Sono oltre un centinaio le pratiche "arenatesi" nell'ultimo scontro tra Comune e Soprintendenza sulla necessità (o meno) del passaggio in commissione di salvaguardia. Un nuovo impasse per l'edilizia privata del Comune, dopo i ritardi legati allo scandalo Bertoncello dell'anno scorso. «Ci stavamo avviando verso una faticosa normalizzazione - si premura di dire l'assessore Ezio Micelli - e ora ci è arrivata questa nuova tegola. E una vertenza difficile, ma lavoriamo a una soluzione di ripresa dei rapporti di normalità nei procedimenti amministrativi». Il sindaco Giorgio Orsoni, come noto, ha scelto la linea dura: una diffida extragiudiziale, con tanto di minaccia di denuncia se entro 30 giorni la Soprintendenza non riprenderà ad esaminare le pratiche e il direttore regionale per i Beni culturali del Veneto, Ugo Soragni, non la smetterà di «interferire». Dalla direzione regionale, al centro dell'attacco del Comune, per il momento nessun commento. E in attesa di capire se la diffida sortirà l'effetto sperato, restano le difficoltà di chi si trova con le pratiche bloccate: cittadini, imprese, professionisti. Tutti arrabbiatissimi. Lo stallo è cominciato all'inizio di aprile, quando Soragni ha acquisito un parere dell'Avvocatura dello Stato che ribadisce la necessità del passaggio in commissione di salvaguardia anche per le pratiche del Comune di Venezia. A quel punto il direttore generale ha dato indicazione alla Soprintendenza di Venezia di restituire le pratiche a Ca' Farsetti. In tutto 15. Ma da allora un altro centinaio di fascicoli, già istruiti dall'edilizia, è fermo nell'impossibilità di completare l'iter. «Sono pratiche le più varie - spiega Micelli -. Tutte autorizzazioni paesaggistiche che alternano il bene nella sua parte interna e che per questo, dopo la nostra istruzione, andavano in Soprintendenza per un parere vincolante, prima di tornare nella commissione edilizia integrata che ne prendeva atto e concludeva la procedura». L'assessore, a questo punto, immagina una soluzione per superare questa emergenza, ma che potrebbe diventare una prassi per snellire le procedure. «La soprintendenza potrebbe esaminare a blocchi le nostre pratiche, non più una ad una. Oggi perdiamo settimane anche solo nei tempi di trasmissione. Questa deve diventare una sfida verso una maggiore efficienza». Intanto tornano all'attacco le consigliere del Pdl, Marta Locatelli e Lorenza Lavini. «Orsoni deve fare il sindaco, non l'avvocato - commenta la prima - La questione, qui, non è chi ha torto o chi ha ragione, ma come risolvere l'impasse senza conflitti tra istituzioni». «La diffida non sarà di alcuna utilità - incalza Lavi-ni - anzi: ritarderà ulteriormente una macchina comunale già fallata da tutte le parti». E sul caso firma un'interpellanza anche il consigliere comunale di Pd, Jacopo Molina, che difende, invece, le ragioni del Comune nel contrasto sulla salvaguardia. Suggerisce addirittura di concludere l'iter della pratiche senza il parere della Soprintendenza o di sollecitare una sentenza del Tar. Ma chiede, anche lui, soluzioni rapide.