Sotto la Tiburtina dodici gallerie con 193 sepolture del IV secolo: sullintonaco un Cristogramma Il sistema ipogeo è di epoca imperiale Accanto ai loculi monete, dadi in osso, vetri e vasetti Sono state le indagini tomografiche tridimensionali - una vera e propria Tac del sottosuolo - a svelare delle anomalie: zone di vuoto che si aprivano con inaspettata frequenza nel terreno. Carotaggi e scavi preliminari sono stati il passo successivo. Ed è così che a poco meno di cinquanta centimetri di profondità dalla strada di piazzale del Verano, lungo la via Tiburtina, è emersa unintera catacomba, un sistema di dodici gallerie ipogee intatte depoca imperiale, usate fino al IV secolo d.C. sopravvissute incredibilmente tra fognature e molteplici servizi impiantati alla fine dell800. E qui che la soprintendenza per i beni archeologici di Roma, nel corso delle indagini sul percorso predisposto dalla società Terna per la realizzazione della nuova linea elettrica che sta interessando lintero III Municipio, ha scoperto un vasto cimitero sotterraneo con 193 sepolture in larga parte intatte. «Si tratta di gallerie catacombali di altezza variabile, scavate nel tufo - racconta la direttrice dello scavo Paola Filippini - E emersa una galleria principale, alta oltre sei metri, in asse con la via Tiburtina, e undici gallerie minori su quote diverse, che si diramano come denti di un pettine. Le sepolture appaiono ordinate in pile di loculi scavati lungo le pareti e chiusi da tegole sigillate con calce». E la galleria maggiore che ha restituito un rinvenimento cruciale: un loculo dove, sullintonaco bianco, si conserva il simbolo del "Cristogramma", formato dalla sovrapposizione delle lettere greche "Chi" e "Rho", le iniziali del nome di Cristo, e che testimonia la natura cristiana della catacomba. Ma ad aver colpito gli studiosi è lalta presenza di sepolture infantili. Una caratteristica insolita della catacomba è che tutti gli spazi residuali delle pareti e delle scale - cioè gli stessi scalini - sono stati usati per realizzare piccoli loculi. «Il 20 delle inumazioni è stato trovato aperto, e questo ci ha consentito, caso raro nelle catacombe, di effettuare analisi antropologiche sui resti umani, e di verificare che gli infanti erano soprattutto maschi», avverte la direttrice Filippini. Tanti gli oggetti rinvenuti accanto ai loculi, dai dadi in osso, a monete, campanellini, lucerne, aghi crinali, vasetti in ceramica, vetri, conchiglie che in origine erano allettati nella malta di chiusura del loculo: tutti rituali funebri che i parenti usavano per riconoscere la tomba del loro caro. «Con la magnetometria si è riusciti a leggere le ombre delle gallerie che proseguono oltre i giardini del piazzale, fin davanti alla Basilica, ma non abbiamo potuto vedere se sono collegate con la catacomba di San Lorenzo o con quella di Novaziano che si estende sotto luniversità», dice Paola Filippini. La catacomba è stata restaurata e protetta, mentre il cavo elettrico è stato posato al di sotto dellarea archeologica, ad una profondità di oltre 7,5 metri, così da non interferire con limportante rinvenimento. Ma è il capitolo più avvincente di una storia del "ventre" del quartiere di San Lorenzo che il cantiere Terna tra Mura Aureliane e via Tiburtina sta riscrivendo a puntate. I lavori, in stretta collaborazione con la Soprintendenza, stanno riportando alla luce testimonianze antiche di varie epoche, non solo archeologiche. Come lultima, a via dei Latini, dove alle pavimentazioni depoca imperiale si sono aggiunte ora le fondamenta di un grande edificio settecentesco.