FIRENZE Ventiquattro anni agli Uffizi, gli ultimi diciassette nel ruolo di" direttore del museo, uno dei più prestigiosi del mondo. Annamaria Petrioli Tofani ora se ne va, in pensione. Con il grande dispiacere di non essere riuscita a portare a termine il progetto dei Nuovi Uffizi. E un po' di amarezza. «Qui in Italia - dice - si lavora soprattutto per impedire agli altri di fare». «O le cose cambiano radicalmente a livello di legge - aggiunge con rassegnato pragmatismo la studiosa - oppure se si vuole andare avanti con l'assetto dei poli museali, che mette insieme musei grandi e piccoli con problemi completamente diversi senza dare autonomia alle strutture più importanti, per il patrimonio italiano, e non solo per gli Uffizi, sarà una un bel guaio». La professoressa Petrioli Tofani sarebbe rimasta, prorogando l'andata in pensione (scatterà il primo febbraio prossimo). Ma il ministero ha deciso che no, delle sue competenze farà a meno. Così continuerà ad occuparsi del Gabinetto disegni e stampe degli Uffizi - di cui è stata direttrice dal 1981 al 1987 - «come volontaria», sottolinea con un velo di ironia. In America le hanno offerto diversi incarichi, tra questi ha scelto di lavorare in un museo, alla National Gallery di Washington, dove, a partire dal prossimo settembre, avrà il ruolo di Kress professor. L'Italia le sembra disattenta, incurante del suo immenso patrimonio «sarebbe stato necessario che almeno alle grandi istituzioni museali venisse data autonomia gestionale, fatti salvi i criteri di salvaguardia e tutela stabiliti dalla Costituzione. Le biblioteche e gli archivi questa autonomia l'hanno avuta, anche i più piccoli, e la tutela non è venuta meno. Gli Uffizi, invece, non dispongono nemmeno di una pianta organica che consenta di programmare il lavoro con efficienza e senza sprechi». C'è anche un problema di scarsità di finanziamenti? «No, non è questo. O, almeno, non è il problema principale. La burocrazia, che richiede dieci autorizzazioni e blocca tutto se ne manca una, le leggi che si sono susseguite nei decenni senza mai centrare l'obiettivo, la demagogia: queste sono le ragioni per cui l'Italia è rimasta indietro rispetto ai paesi europei - per non dire dell'America - che si sono mossi da tempo». Che cosa suggerirebbe al suo successore? «Gli farei gli auguri. Io avevo sperato di traghettare gli Uffizi all'autonomia. Spero che lui ci riesca, perché? senza una vera autonomia gestionale non è possibile tenere l'istituzione al passo con i tempi mettendone pienamente a frutto le grandi potenzialità sia sul piano della cultura che su quello dei ritorni economico e di immagine».
Il je accuse di Petrioli. La burocrazia paralizza i musei
Annamaria Petrioli Tofani, direttrice degli Uffizi per 24 anni, si è ritirata in pensione. Il suo successore sarà scelto dal ministero, che ha deciso di non richiedere la sua consulenza. Petrioli Tofani ha espresso amarezza per la mancanza di autonomia gestionale degli Uffizi, che non dispongono di una pianta organica e di finanziamenti sufficienti. Ha anche criticato la burocrazia e le leggi che hanno bloccato il progresso del museo. Il suo successore sarà responsabile della gestione degli Uffizi, ma Petrioli Tofani spera che egli riesca a dare autonomia al museo.
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