Bene osservare la tradizione, ma auspico una Chiesa più coraggiosa Squilla il telefono, bussano alla porta, l'agenda straripa d'impegni. Antonio Natali, direttore degli Uffizi, non ha un attimo di tregua. Dirige uno dei musei più importanti al mondo e sente una grande responsabilità sulle spalle. Lavora dodici ore al giorno. Sono le 10.30 di mattina e la sua camicia svela già segni della fatica. «Purtroppo confida amaramente nel suo studio stracolmo di volumi sull'arte vivo molto male il fatto di non riuscire a fermarmi neppure per un istante a riflettere dentro di me, lo vivo con sofferenza perché vorrei che ci fosse un impegno maggiore di riflessione interiore... Vivo con disagio soprattutto il fatto di non vedere attorno a me la fede, per me redentrice. Oggi questa fede non c'è quasi più, vorrei trovare il tempo per aggregarmi con altri fratelli, ma ormai l'idea del cattolicesimo è tramontata e sempre meno persone la pensano come me». Natali, una moglie e tre figlie, si definisce «praticante non credente». Spiega cosa significa: «Ho una fede tiepida, come dico sempre ai miei amici francescani, pratico con assiduità il precetto domenicale, ma sono convinto che non basti, sono convinto che per essere veramente credenti bisognerebbe coltivare un impegno molto maggiore, rivolto soprattutto verso gli altri». Eppure il suo è un lavoro rivolto agli altri, a quelle migliaia di turisti provenienti da ogni angolo del mondo. «E' vero, ma spesso il lavoro è vissuto con troppo nervosismo nei confronti di chi lavora con te, e magari non c'è quella sintonia auspicata, talvolta le reazioni non sono quiete e prevale l'insofferenza». Ogni mattina appena sveglio e ogni sera prima di dormire, il direttore degli Uffizi prega: «La mattina rivolgo auspici, la sera ringraziamenti». È una tradizione ereditata dai genitori, che recitavano il rosario ogni sera dalle 19.30 alle 20, «e in quella mezz'ora non potevi disturbarli minimamente». Natali, però, non risparmia critiche al modo in cui viene vissuta oggi la fede: «Purtroppo è ridotta ai minimi termini, i princìpi cristiani sono assolutamente svalutati, probabilmente dai cristiani stessi. L'ideale cristiano è tramontato, si è spezzato quel collante tra fede e popolo italiano e gli scontri tra laici e credenti sono tutti scontri di bassissimo livello etico e sociale, non c'è niente di intellettualmente elaborato». Critiche anche alla Chiesa: «Auspico una Chiesa più coraggiosa, pur nell'osservanza della tradizione, una Chiesa che non abbia paura di attenersi al Vangelo... Come posso credere che ci sia attinenza al Vangelo in alcune chiese del nord dove gli immigrati vengono trattati in un modo così poco accogliente?» Una delle inevitabili conseguenze è che «le nostre chiese si sono svuotate, soprattutto di giovani».
Antonio Natali: Vado a messa, ma non mi basta. Servirebbe tempo per gli altri
Antonio Natali, direttore degli Uffizi, lavora 12 ore al giorno e sente una grande responsabilità per la sua posizione. Confida di non riuscire a fermarsi per riflettere e vive con disagio il fatto che la fede non sia più presente nella società. Si definisce praticante non credente e crede che per essere veramente credenti bisognerebbe coltivare un impegno maggiore. Il suo lavoro è rivolto agli altri, ma spesso il nervosismo e l'insofferenza prevale. Ogni mattina e sera prega, ma critica la riduzione della fede ai minimi termini e l'ideale cristiano tramontato. Auspica una Chiesa più coraggiosa che attenga al Vangelo e non tratti gli immigrati con disprezzo.
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