Quel parco dimenticato la desolazione di Gravina Il grano è quasi maturo. Il vento lo spazzola, lo piega, si infila fra le spighe, stride, le rialza. La raccolta è vicina, e nelle campagne intorno a Gravina di Puglia, ultimo baluardo della Terra di Bari prima della Basilicata, le luci e le ombre sono quelle del prossimo raccolto, dei vigneti che si allungano a vista docchio, delle pietre che, accatastate come sassi, se ne restano sulla collina di Botromagno. Ma questi non sono sassi, sono antichissimi reperti. Qui nel 1985, con un primo finanziamento regionale di 855 milioni, è infatti nato lomonimo Parco archeologico che, con i suoi 430 ettari, negli anni è stato vittima di una violenza continuata e silenziosa. Abbandonato, nonostante quasi ventanni fa il Fondo per il Mezzogiorno avesse erogato 15 miliardi di lire. Linsediamento alle porte di Gravina è stato abitato dalluomo sin dallEtà del Ferro. Oggi è nel totale degrado Un polo culturale e turistico preda di furti e sperperi eppure carico di struggente bellezza Il Comune si difende: con i nostri fondi impensabile la ristrutturazione Fondi dei quali soltanto sei furono realmente utilizzati, mentre i restanti nove si volatilizzarono. Poi il sequestro nel 2004 quando, seguendo una pista di reperti del parco venduti a nero, si scoprì che i lavori erano stati puntualmente pagati, pur non essendo mai stati portati a termine dal consorzio Sidin, in mano per il 51 al Comune di Gravina e per il 49 al Consorzio di bonifica e ad alcune imprese private. In ultimo, in parte dissequestrato nel 2009. Adesso è dimenticato, soltanto dimenticato, come dimostra lo stato in cui versa. Uno dei cancelli in ferro per delimitare larea è stato rubato, e così restano soltanto due pilastri in cemento a incorniciare una strada sterrata e in salita che guida nel cuore degli scavi e degli antichi insediamenti capaci di raccontare quando luomo scelse di vivere qui fin dallEtà del Ferro. Lerba è alta, cresce tempestata di fiori gialli e lilla da ogni parte. È dentro le tombe, intorno, si arrampica sui cartelli informativi, messi quando il parco venne aperto. Adesso sono a tratti illeggibili, rovinati dalla pioggia, bruciati dal sole. Ovunque cè una struggente bellezza, resa forse più dolce e malinconica dallimpotenza che si prova guardando un polo culturale e turistico di importanza nazionale lasciato così, a morire. Una bellezza che si fa dramma nellArea del Capitolo della cattedrale, il sesto sito del parco, dove sono stati scoperti importanti resti di strutture murarie in pietre a secco e undici sepolture di tipo differente. I primi lavori in questarea risalgono al 1975, dopo la segnalazione di uno scavo abusivo, ma tutto da allora sembra fermo: ancora erbacce, teli sporchi e danneggiati, un soffitto che appare prossimo al crollo. Come se non bastasse, perfino gli scalini dacciaio che avrebbero dovuto portare allingresso della tomba sono stati rubati. Ecco cosa sembra il Parco di Botromagno: una vittima delle istituzioni che lhanno dimenticato, e dei ladri che continuano a depredarne le tombe, i reperti, perfino i ponteggi. «Con il Comune, negli anni abbiamo provato a partecipare a bandi e a richieste fondi, ma a oggi niente è successo - spiega Nicola Labianca, capo del gabinetto del sindaco - con i nostri fondi è impensabile immaginare di iniziare dei lavori». Impossibile non credergli, perché gli interventi ammontano a decine di migliaia di euro, ma la storia è sempre la solita: i soldi nelle casse sono pochi, i bisogni troppi. E così Botromagno resta seppellita, per venire riscoperta una sola volta lanno, quando, destate, arrivano dalla Gran Bretagna archeologi e studenti per lannuale campagna di scavi. Poco lontano cè Gravina di Puglia, distesa sul suo promontorio, illuminata dal sole come fosse estate, con le sue strade fatte di discese e salite, con le sue chiese e le sue facce. Qui la vita scorre come se niente fosse. Da lontano, si intravede il profilo della cattedrale, che svetta maestosa nel susseguirsi di tetti, nel succedersi di affilate punte di cipressi. Si scorge una casa crollata, le pietre sono arrivate fino in fondo al burrone. Il proprietario, spiega larchitetto del Comune, Michele Mastrodonato, latita. E così lo scheletro di questo palazzo, con i suoi archi e senza pavimenti, senza il tetto, resta a interrompere la bella vista dinsieme e ad anticipare una decadenza che si intravede qua e là per il centro storico, come nelle splendide tombe a fossa della seconda metà del VII secolo a. C. abbandonate in prossimità del burrone. Dentro cresce lerba, e in alcuni casi lacqua piovana ha creato pozze melmose. Eppure Gravina riesce ugualmente a splendere nella chiesa di san Michele delle grotte, lantica cattedrale, con le sue cinque navate scavate nella roccia e il pavimento che è una lastra bianca che guida al bellissimo altare affrescato. Splende nelle grotte come le Sette camere, che sembrano buchi nel costone e invece furono case e riparo per gli abitanti durante le invasioni barbariche. Splende nella Fondazione Ettore Pomarici Santomasi, dove sono custoditi i meravigliosi affreschi della cripta rupestre di san Vito Vecchio che fino al 1958 erano in unaltra sede, nella vicina via Fornaci. Splende perché Gravina è così: una terra baciata dal sole e dalla storia. La terra del grano e del vino. La terra dei sassi. Una terra che aspetta soltanto di essere aiutata, e che non può più essere dimenticata.
PUGLIA - Il sito di Botromagno racchiude tesori inesplorati e abbandonati
Il Parco archeologico di Botromagno, situato a Gravina di Puglia, è stato abbandonato e dimenticato. Il parco, creato nel 1985 con un finanziamento regionale di 855 milioni, è stato vittima di una violenza continuata e silenziosa. Il Comune di Gravina si difende, affermando che i fondi utilizzati sono stati impiegati per la ristrutturazione, ma i restanti fondi si sono volatilizzati. Nel 2004, il parco è stato sequestrato per il furto di reperti. Nel 2009, in parte è stato dissequestrato. Oggi, il parco è in stato di degrado, con cancelli rubati, strade sterrate e reperti danneggiati.
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