Scendevo in motorino per via Calandra con quello sguardo doppio tipico di ogni romano, che sta attento alla strada, agli incroci, al Suv che sbuca a cento allora da una rampa, e intanto con la coda dellocchio raccoglie frammenti di paesaggio, bellezze transitorie. Così procedevo e insieme tenevo docchio i palazzi a destra e a sinistra, quellinternet point peruviano, i bar frequentati dai ministeriali della zona, le vetrine delle agenzie di viaggio. Di colpo lo stupore mi ha inchiodato, dovevo assolutamente controllare uno spettacolo inverosimile: al di là dei vetri di un negozio si distendevano dieci metri di mura Serviane, un frammento della Roma più antica esposto come un maglioncino! In realtà non si tratta di un negozio, ma dellufficio delle relazioni col pubblico del Corpo Forestale dello Stato, si può entrare e verificare da vicino quel brandello di storia del IV secolo a. C. Le mura Serviane, edificate da Tarquinio Prisco e poi ampliate da Servio Tullio, furono in gran parte ricostruite dopo il sacco di Roma del 390 a. C., quando i Galli devastarono la città. Sono composte da grandi blocchi di tufo giallo, erano alte 10 metri e profonde almeno 4, e come tutte le fortificazioni illusero a lungo i Romani dessere quasi invulnerabili. Questa parte di mura fu scoperta nel 1907, durante la creazione del quartiere Sallustiano, e in gran parte sventrata senza troppi scrupoli. Però si vollero conservare un paio di monconi, uno sta dallaltra parte della strada, sotto un portico, e questo rimane prigioniero dentro un ufficio, come un gigante chiuso in una bottiglia. Una targa in latino ricorda che "Qui vennero salvate quelle mura che hanno salvato lUrbe", e noi possiamo ancora ringraziarle, basta chiedere permesso a una segretaria gentile e sederci cinque minuti accanto a loro, mentre oltre il vetro Roma scorre distrattamente.