Svegliati, Giuseppe. Prendi con te il piccolo e sua madre, poi fuggì in Egitto e restaci fino a quando non ti dirò di tornare. Fa' presto, perché Erode sta cercando il bambino. Per ucciderlo. Betlemme, gennaio del primo anno, secondo l'evangelista Matteo. Oro, incenso e mirra sono nella stanza, è notte fonda, i Magi se ne sono andati da pochi giorni. Un angelo scuote nel sonno Giuseppe, figlio di Giacobbe e marito di Maria. L'aiuta, gli indica cosa fare: era già successo in passato, per scelte ancora più centrali, e accadrà di nuovo. Giuseppe, «che è giusto», asseconda le parole dell'angelo. Prende la sua famiglia e fugge. Il bambino salvato ha un nome che cambierà il mondo e la storia. Si chiama Gesù. La fuga in Egitto è stata scelta come soggetto per dipinti sacri da migliaia di pittori nel corso delle epoche; in particolare il momento della sosta, con la sacra famiglia immersa in un paesaggio che di volta in volta mutava aspetto e suggestione. Nel Seicento Orazio Lomi Gentileschi, toscano, si cimenta con questo tema e, come accade ad altri, in primis il suo amico Caravaggio, la sua fatica diventa capolavoro, il "Riposo durante la fuga in Egitto", oggi conservato al Paul Getty Museum di Los Angeles, è il quadro più atteso di una grande mostra, forse l'evento culturale toscano più importante dell'anno: "Luce e ombra - Caravaggismo e naturalismo nella pittura toscana del Seicento", a Pontedera dal 18 marzo al 16 giugno (centro Otello Cirri e Museo Piaggio). È la grande sfida di una città che per la prima volta si misura con l'arte antica. Il cosiddetto Riposo del Getty è attesissi-mo. E oggi, a meno di due mesi dal suo arrivo, affiora una rivelazione: il quadro, assicurato per 2 milioni e 520mila euro, nasconde due segreti. Di tele con questo soggetto, Gentileschi ne ha realizzate quattro. Le tre gemelle del dipinto custodito in California sono oggi a Vienna, Parigi e Birmingham. Il quadro americano non è mai stato esposto in Europa: solo a Los Angeles e a Tokio. Ma è in Italia che è nato (probabilmente a Pisa) e ha sostato a lungo, alcuni anni fa, a Milano, senza mostrarsi in pubblico. A questo punto della storia entra in scena il detective. Mario Lazzari, della Soprintendenza di Cremona, probabilmente il maggiore esperto di diagnostica d'arte, ha sottoposto la tela di Los Angeles a una serie di esami. Sono i raggi X, con i cosiddetti approcci non invasivi (o, come recitano gli approfondimenti delle schede ufficiali, "indagini non distruttive"), per produrre fluorescenza ultravioletta ed esiti da infrarossi. Ma non bisogna immaginarsi un'operazione semplice, tipo impostare un programma, digitare due tasti e attendere che il risultato approdi sul monitor: è invece un percorso lungo e tortuoso, durato quasi tredici anni. Un percorso intrapreso da Lazzari nel 1992, lungo quanto complesso, difficile quanto appassionante. Alla fine sugli schermi è emerso un mistero, anzi, due: il quadro cela un paio di opere precedenti, entrambe dello stesso Lomi Gentileschi. Che, almeno in un caso, lavorò usando non solo colori e pennello, ma anche lame. Per tagliare le sue opere. Pierluigi Carofano, curatore della mostra di Pontedera, racconta: «Lo strato più profondo propone il particolare di una tela molto più grande, tagliata, che raffigura una Pentecoste. Tra questo dipinto e quello finale ce n'è poi un altro, intermedio, ribaltato di 90 gradi (da orizzontale a verticale): è un Sacrificio di Isacco. Del tutto identico all'opera che, evidentemente, Gentileschi realizzò su un'altra tela, conservata oggi a Palazzo Spinola, a Genova». Quindi sotto il quadro da 5 miliardi di lire ce ne sono altri due, coperti e in qualche modo rinnegati dal loro autore, che a Pentecoste e Isacco preferisce alla fine il Riposo. Ne dipinge addirittura quattro, che oggi - ecco un altro spunto per riflettere - sono tutti lontani dall'Italia: la "città degli angeli" in California, la capitale dell'Austria, un grande centro industriale al centro dell'Inghilterra e il Louvre. Tanta notorietà forse non sarebbe gradita al pittore; vale anche per questo servizio del nostro giornale che dedica una pagina a un quadro e a chi lo realizzò. Più di quattro secoli fa Orazio Gentileschi, con i suoi amici-colleghi Onorio Longhi, Filippo Trisegni e soprattutto Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, fu citato in giudizio da Giovanni Baglione, anch'egli pittore. Baglione aveva scritto una delle primissime biografie del Caravaggio. La ricostruzione della vita di Merisi, evidentemente, non aveva suscitato consensi nel clan: i quattro si erano dilettati a rispondere di penna, producendo un "libello famoso", in cui attaccavano e dileggiavano il loro avversario, il biografo non gradito. Ecco come Gentileschi e Caravaggio potevano reagire a certe... attenzioni mediatiche. Era il 28 agosto del 1603. Un caso di diffamazione a mezzo stampa ante litteram. La mostra che si aprirà il 18 marzo prevede l'esposizione di 61 opere, 25 delle quali saranno viste per la prima volta. C'è una cifra, una cifra da capogiro, che rende l'idea circa la caratteristica di "evento" per Pontedera. La kermesse dei caravaggeschi e del naturalismo toscano porterà in città, complessivamente, arte seicentesca del valore di oltre 20 milioni di euro. Un tesoro che proverrà, indifferentemente, da concessioni di collezionisti privati e da forniture di strutture pubbliche. Il Riposo del Getty è il quadro di punta di quei sessantuno, ma non è detto che sia il più bello; esistono altre gemme e altre curiosità. Resta il fatto che, se questa mostra fosse una gran squadra di calcio, l'opera di Los Angeles sarebbe il centravanti straniero. Arriverà a Pontedera un paio di giorni prima del debutto, da autentica star, viaggiando in aereo verso la Svizzera e facendo tappa a Lugano e Milano. La scorta userà ogni premura: un van speciale, sempre rintracciabile via satellite, con dotazioni high tech e controlli computerizzati per misurare temperatura e umidità. In questi mezzi meccanici per-sino le sospensioni hanno una sensibilità particolare: portano pitture antiche e preziose, non possono permettersi sbalzi, urti, impatti gravi. La meccanica e l'industria del motore a servizio della grande arte: due mondi apparentemente distanti, che scoprono punti di contatto e percorsi condivisibili. Quando il "Riposo durante la fuga in Egitto" troverà posto su una parete del museo Piaggio, a pochi passi dalle Vespe, ne avremo un'altra dimostrazione.