Spariti 1.500 volumi dalla storica Biblioteca, direttore accusato di peculato e sale sotto sequestro NAPOLI. È indagato dalla Procura di Napoli Marino Massimo De Caro, direttore dell'antica, celebre biblioteca statale dei Girolamini, da settimane al centro di una vicenda assai poco trasparente. Per lui l'accusa è pesante: peculato. I magistrati vogliono sapere dove sono i 1.500 volumi spariti dagli scaffali e quali le responsabilità di De Caro. Intanto la biblioteca è chiusa e sotto sequestro, custode giudiziario è stato nominato Mauro Giancaspro che dirige la Biblioteca nazionale di Napoli. Era stato don Sandro Marsano ad ammettere che 1300 antichi, preziosi volumi sono stati rubati in passato dalla famosa biblioteca senza che nessuno ne avesse informato la Magistratura. Il giovane don Marsano è da soli tre anni il Preposto della Congregazione dell'Oratorio di San Filippo Neri che comprende chiesa, convento, una quadreria e la biblioteca, pubblica dal '600, con 150mila volumi tra i quali migliaia di rari incunaboli e testi del Cinque e Seicento. Una raccolta tra le più importanti d'Italia, un magnifico «santuario della cultura» dove ha studiato Giambattista Vico e dopo di lui, per secoli, generazioni di intellettuali. Il complesso dell'Oratorio, proprio di fronte al Duomo, è Monumento nazionale. Il caso Girolamini esplode il 30 marzo cori un articolo nel quotidiano «Il Fatto» di Tomaso Montanari, quarantenne docente di Storia dell'Arte moderna alla Federico II di Napoli, che riferisce le segnalazioni dei padri filippini sui misteri e furti nella biblioteca continuati per decenni, pare fino al 2007, passati sotto silenzio e impuniti. L'oratorio dei Filippini aveva già subito un vero saccheggio cinquant'anni fa. Nel 1962 due padri filippini (condannati allora a 4 anni di carcere) avevano rubato dalla chiesa, dal convento e dalla biblioteca libri ma soprattutto paramenti, oreficerie e altri oggetti preziosi per un miliardo di lire. Ci fu una breve rinascita dell'istituzione alla fine degli anni Settanta, quando Gerardo Marotta, fondatore e tuttora presidente dell'Istituto Italiano di Studi Filosofici, eminente intellettuale, portò le attività dell'Istituto nel convento dei Girolamini. Si arriva a oggi: il nuovo direttore della biblioteca Marino Massimo De Caro, 39 anni, nominato nel giugno del 2011 dalla Congregazione dei Filippini (che aveva annunciato il recupero, per merito dello speciale nucleo dei Carabinieri, di 28 rari volumi, trafugati chissà quando, alcuni in vendita all'asta in Inghilterra), rivela anche di aver scoperto in un cassetto la lista dei 1300 volumi scomparsi negli anni. Passano 15 giorni dalla denuncia di "Il Fatto» e De Caro si rivolge «finalmente» alla Magistratura e parla dei furti. Il caso Girolamini-De Caro era già deflagrato pochi giorni prima, il 12 aprile, con una lettera al ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi, redatta da Francesco Caglioti, ordinario di Storia dell'Arte moderna a Napoli,e firmata in pochi giorni da oltre 2mila intellettuali, tra i quali Geranio Marotta, Salvatore Settis, Giuliano Amato, Mirella Barracco, Gustavo Zagrebelsky, Adriano La Regina, Stefano Rodotà, Rosario Villari, Remo Bodei, Tullio Gregory ma anche Dario Fo, Dacia Maraini, Oliviero Toscani, e una quantità di docenti universitari, filosofi, giornalisti, artisti ecc. La lettera a Ornaghi denuncia la situazione drammatica della biblioteca ed è durissima contro la nomina di De Caro. I firmatari scrivono tra l'altro: «Le chiediamo come sia possibile che la direzione dei Girolamini sia stata affidata dai padri filippini con l'avallo del Ministero che ne è ultimo responsabile, a un uomo (Marino Massimo De Caro) che non ha i benché minimi titoli scientifici e la benché minima competenza professionale per onorare quel ruolo». Va ricordato che la nomina di De Caro è avvenuta quando ministro era Giancarlo Galan che lo aveva scelto come suo consigliere anche per la cultura e l'editoria (ruolo confermato da Ornaghi). La lettera continua con altre accuse: «Le chiediamo inoltre come mai una figura dai trascorsi così poco chiari e poco chiariti sia stata messa a capo di un istituto che oggi come non mai ha bisogno, non solo di una guida ferrea e irreprensibile ma di un rappresentante che respinga ad anni luce da sé i sospetti di ogni collegamento con quelle gravissime perdite più o meno recenti del patrimonio librario che i padri filippini per primi denunciano in questi mesi». I firmatari chiedono infine che il ministro «riconsideri» la nomina di De Caro e venga creata «una commissione pubblica d'inchiesta sull'amministrazione passata e recente» della biblioteca. «I sospetti» dei quali parla la lettera si riferiscono anche al fatto, riportato da Tomaso Montanari, che De Caro era stato tra l'altro «titolare di una libreria antiquaria a Verona, ma soprattutto attivo nel commercio internazionale» e già indagato e poi scagionato nel 2009 per la ricettazione di un prezioso incunabolo. Il «professor» De Caro, inoltre, avrebbe millantato un titolo che non possiede, avendo affermato di essersi laureato in giurisprudenza a Siena (ma l'Università toscana lo smentisce). L'unica laurea risulta essere quella «honoris causa» concessagli nel 2004 in Argentina dalla Universidad Abierta Interamericana per aver ricevuto in dono da De Caro quattro edizioni antiche di opere di Galilei e un pezzo di meteorite del Sahara. Da parte sua De Caro ha annunciato querele. Ma con la sua inchiesta e le accuse di peculato la Procura di Napoli apre un nuovo capitolo della vicenda. Le abitazioni di De Caro e dello stesso preposto Sandro Marsano sono state perquisite, e alcuni libri antichi sequestrati. Secondo la Procura di Napoli, la chiusura della biblioteca aveva carattere di urgenza «al fine di preservare l'integrità del materiale letterario di enorme valore nella stessa custodito». Il 19 aprile il ministro Ornaghi ha annunciato in Parlamento che il direttore De Caro si è autosospeso dall'incarico.